#LeConsiderazioniDelDarthLord / Il pressappochismo dei non addetti al settore

Non addetti al settore
Daniel Spanò

Principalmente non sono un tipo diplomatico, me lo dicono tutti.

Da tre anni a questa parte però ho dovuto un po’ rivedere questo mio atteggiamento, cercando di trovare una giustificazione valida alle varie dinamiche del “Giornalismo di Settore” in Italia.

Il Mondofumetto, paragonato agli altri ambienti dell’entertainment può essere tranquillamente considerato una nicchia, un piccolo stagno in cui poche centinaia di persone bazzicano, scambiandosi opinioni e prendendo parte a Flame.

Tutto molto bello, ma dopo questa doverosa premessa è giunto il momento di affrontare il vero tema di questo mio delirio.

Per molte realtà di settore, compresa Geek Area, il Lucca Comics & Games sancisce la chiusura dell’anno editoriale, un anno in cui tutti ci siamo fatti il cosiddetto “Mazzo tanto” per arrivare alle soglie della manifestazione preparati, cercando di produrre del materiale di qualità e stringendo contatti con le varie case editrici.

kirkman a Lucca

Il titolo di un quotidiano dedicato alla presenza di Robert Kirkman al Lucca Comics

Succede quasi sempre che al Lucca Comics (che abbrevieremo in segno di affetto) prendano parte anche “Testate nazionali non di settore” e Televisioni, che si avvicinano alla manifestazione attirati dalla mole di pubblico che ogni anno smuove. Il risultato di questo sciacallaggio è ovviamente scontato: Articoli di presentazione approssimativi, errori grossolani, ecc.

Questo ovviamente porta ad una conseguenza naturale: Lo spazio, per noi che tutto l’anno dedichiamo il nostro tempo e le nostre forze per promuovere questo “Piccolo Stagno“, è sempre meno.

Non sono qui a criticare la scelta delle case editrici, sia ben chiaro, per quanto assurdo, la scelta di indirizzare un autore verso un quotidiano cartaceo (o la sua versione online) è più che comprensibile, la cosa che però davvero non riesco a concepire è il pressappochismo con il quale questi colossi dell’editoria affrontano il mondofumetto.

Esempio banale: Lo scorso anno Frank Miller, leggenda dei comics mondiale è stato ospite durante il Lucca Comics. Una delle interviste rilasciate da Miller è stata per “Repubblica“, ve ne riporto un passaggio:

Prima di tutto, è la sua prima volta in Italia?
“No, ci sono venuto diverse volte. A Lucca è la seconda. Trovo la gente fantastica e il cibo delizioso, potrei vivere qui da voi il resto della mia vita e io sono un famoso rompicoglioni, quindi è il paradiso…”.

Cominciamo dall’inizio: a che età ha iniziato a disegnare? In famiglia c’era qualcun altro con questo talento?
“A cinque anni. Mio fratello maggiore Steve era il vero artista ma tutti noi venivamo incoraggiati nelle discipline artistiche”.

Quando ha incominciato a leggere i primi libri e fumetti?
“Ho iniziato ancora prima di andare all’asilo. A casa mia c’erano libri per bambini ovunque. I miei preferiti erano Dick e Jane, l’intera opera del Dr Seuss e le strip di Dick Tracy”.

Cosa facevano i suoi genitori e com’era la vita in Vermont? Ha avuto un’educazione cattolica?
“Mia padre era un falegname e mia madre un’infermiera. La vita in Vermont era davvero idillica: giocavo nei boschi e facevo i miei disegni, non pensavo ad altro, ne ero ossessionato. Andavo alla scuola domenicale e in chiesa ma sono stato educato nel sistema pubblico”.

Lei è un raro caso di autore completo, quando ha scritto la sua prima storia e qual era il soggetto?
“Come amatore, quando avevo all’incirca sette anni ho fatto un fumetto che si chiamava Dough Boys (un gioco di parole tra “ragazzi pasta” e “soldati di fanteria”) su un ragazzo che aveva i poteri della pasta e che si poteva allungare come la pasta”.

Quando ha deciso che avrebbe lavorato nel mondo del fumetto?
“Da giovanissimo: credo all’incirca a cinque anni ho detto a mia madre che avrei scritto e disegnato fumetti”.

Quali sono state le sue influenze?
“Nessun pittore o artista classico ma gente come Stan Lee, il fondatore della Marvel, Steve Ditko, il più visionario tra gli artisti di comics e Jack Kirby, il segno più “classico”, energia allo stato puro. Questa stessa, sfrenata fantasia era qualcosa che volevo esprimere con il mio disegno. Però è stato Will Eisner che m ha fatto invece capire l’importanza delle sfumature: non riesco a immaginare di fare quello che faccio se non avessi avuto lui come maestro. E poi, naturalmente, c’erano i fumetti underground di gente come Robert Crumb”.

Frank Miller: “A parte Batman, sono le donne i veri supereroi” – Repubblica.it

Ora, ditemi, che senso ha fare delle domande del genere ad un autore della portata di Frank Miller? Ok, mettiamo il caso che questa intervista sia stata fatta per un pubblico che non conosce Miller, tu casa editrice, oltre ad un ovvio ritorno di immagine, cosa hai guadagnato in termine di pubblico e di vendite ad aver concesso a Repubblica.it un’intervista esclusiva? Credo ben poco.

Potrei citarne tanti altri di casi, ad esempio quando la repubblica assegnò a ZeroCalcare il titolo di capostipite dei fumettisti romani:

“Supereroi, colori e graphic novel la carica dei 200 fumettisti romani

In principio fu Zerocalcare. poi la scuola della Capitale è diventata sempre più vivace. E ora da Milano si viene qui, sullo sfondo Ostiense e il Tevere”

La Repubblica

Ovvio che sia la risonanza che la professionalità di chi vi scrive è nettamente inferiore a testate come la sopracitata. Si è parlato molto nell’ultimo anno di “critica del fumetto“, se n’è detto di tutto e di più, dai lettori agli autori. Opinioni certo, ma oggettivamente la situazione è semplice, spesso e volentieri chi parla di fumetto sono lettori, tendenzialmente esperti, che si cimentano in recensioni e approfondimenti che vengono letti da chi ne è veramente interessato. Sono pochi i casi rispetto alla media, in cui a parlare è sia un fan che un giornalista effettivo.

Hunter S. Thompson (scrittore e giornalista) disse “quando le cose si fanno strane, gli strani diventano professionisti“. Chi sono i professionisti nella critica a fumetti? Chi ne sa tanto da poter creare un opinione che conta oppure chi ha un’opinione che conta ma non conosce profondamente il tema? Le domande poste a Miller sono si di un un fan, ma quanti nel Mondofumetto hanno sentito e risentito queste domande?

Purtroppo queste considerazioni non sono abbastanza per poter ottenere più considerazione, ma magari spingere ad un maggior rispetto dell’autore e del fan, che scriva o meno recensioni, da parte di chi dovrebbe fare questo di lavoro.


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