#KungFuPanda3 / il ritorno del paPanda

Fabrizio Mancini

 

Giacomo Bevilacqua è alla sua terza esperienza con A Panda piace il Kung Fu..no scusate ho sbagliato.

Poe ritorna con il suo Kung Fu divertente a ben 7 anni dalla primo capitolo e 5 dal secondo.

La trama è pressoché la solita, un nuovo cattivo ancora più temibile e potente si affaccia nel mondo e mettendolo a soqquadro, solo il nostro Poe può fermarlo. Ma nonostante questo non ci risparmia un paio di colpi di scena belli, purtroppo sono giusto un paio e molto vicini.
Il film è valido come terzo episodio, i rimandi al primo sono importanti e funzionali tanto che riappare persino il maestro Oogway (la tartaruga). È la scrittura interna che in parte mi ha deluso, molto semplice, a volte poco approfondita. Sono uno difficile da soddisfare, ma direi che è un film più per i bambini di adesso che per i primi fan ormai cresciuti, forse cresciuti troppo.
Insieme a Jennifer Yuh (già regista del secondo capitolo) la regia è condivisa con il bolognese Alessandro Carloni, Story Artist dei precedenti due film, nonché sceneggiatore dei tre capitoli di Dragon Trainer, non proprio il primo che passa.

Nel film il messaggio dei due padri è decisamente potente, ovviamente non si parla per niente di omosessualità, ma essendo ricomparso il vero padre di Poe è ovvio che si crei questa situazione. Da parte del guerriero dragone non c’è la solita distinzione che ci si potrebbe aspettare su quale sia il vero padre, se colui che lo ha cresciuto o chi lo ha messo al mondo. Entrambi sono suoi padri, un messaggio che sui bambini a mio avviso avrà effetto. Poe piuttosto si trova a che fare con la sua identità, scavando dentro di sè per trovare la risposta che sconfiggerà il temibile Kai. Purtroppo ho avertito questa ricerca, questa fatica del protagonista molto blanda, la risposta sembra cadere giù dal cielo in maniera troppo semplice per un rompiscatole come me.

Nel complesso il film è buono, il confronto con gli altri forse è impietoso, ma è probabile che bisognerebbe rivederli per poter decontestualizzare bene e capire se sono o meno film per bambini/adolescenti. Peccato che certi film non crescano con noi.


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