#LaCorrispondenza / Tornatore ci racconta un amore sospeso tra le stelle

Mirko Tommasino

Perché un sito come Geek Area parla del nuovo film di Giuseppe Tornatore? Perché questo film, oltre a raccontare un dramma strettamente personale, racconta come la tecnologia sia un aspetto fondamentale nella relazione tra due innamorati: Ed Phoerum (Geremy Irons) ed Amy Ryan (Olga Kurylenko). Professore di astrofisica lui, studentessa fuori corso lei, il film li presenta immersi nel più tipico caso di innamoramento tra l’anziano professore e la giovane ragazza che si sono conosciuti a lezione.

La Corrispondenza racconta una storia d’amore che prosegue oltre ogni limite umano, che va oltre la nostra mera esistenza fisica. Innamorati clandestini: prima distanti fisicamente per sei lunghi anni, poi distanti eternamente a causa della morte di lui. Una relazione a distanza è resa sostenibile da pochi fattori fondamentali: la certezza del rivedersi ancora, la piena fiducia nell’amore corrisposto e nella possibilità di essere vicini anche con altri mezzi. Qui entra in gioco la tecnologia: email, videochiamate, messaggi registrati. Strumenti fondamentali per rendere affrontabile ogni lunghissimo periodo di distanza tra un incontro e l’altro.

Altri film in passato si sono addentrati nel mondo dell’amore che va oltre i limiti della vita, uno tra tutti Al di là dei sogni, con un magistrale Robin Williams. In quel caso l’amore è sopravvissuto in un piano ultraterreno, grazie ai dipinti di lei e alla testardaggine di lui.

Ne La Corrispondenza, il regista confeziona un contesto ad hoc: entrambi i protagonisti conoscono l’astrofisica, discutono spesso della vita e della morte delle stelle, di come la loro luce viaggi lontana nel tempo per raggiungerci, nonostante esse siano morte da secoli. Su questa base si fondano le azioni di Ed, che prima e dopo la sua morte continuerà ad inviare all’inconsapevole Amy dei messaggi, stupendola con la puntualità di questi doni a distanza legati a ciò che le sta accadendo in quel preciso istante. Tramite dei messaggi a consegna immediata posticipati nel tempo, il defunto docente continua in qualche modo a prendersi cura della sua compagna. Consapevole che forse questi doni non sono graditi, le fornisce da subito la possibilità di interrompere queste comunicazioni, in qualunque momento.

Non è un film semplice da metabolizzare. Una volta assunti per validi alcuni piccoli punti poco credibili della trama e dell’intreccio, ci sono due strade maestre per accettare questo film così com’è: porre l’attenzione sull’omnia vincit amor, che culla gli amanti anche oltre la vita; oppure vedere il lato morboso dell’attaccamento da parte di entrambi al concupito che non può fare ritorno.

Metabolizzare un lutto è un campo minato. Si attraversano le cinque fasi di elaborazione, spesso ripetendole e senza successione, con la speranza di superarle prima o poi. Rispetto al periodo in cui il dolore muta diverse volte prima di diventare sostenibile, esiste un prima e un dopo. Durante il film, la volontà di mantenere questo contatto a cavallo tra vita e morte impedisce ad Amy di metabolizzare la perdita di Ed. Così inizia l’ossessione del controllare sempre la posta, del cercare e lasciare messaggi. Piccole stelle morenti disperse nella volta celeste, in attesa che qualcuno possa raccogliere questi messaggi in bottiglie di vetro, destinati a non spiaggiarsi per l’eternità.

Tornatore propone una relazione d’amore estremamente morbosa, che ho trovato a tratti disturbante. Costruita nei più struggenti dei panorami (tra cui la bellissima Isola di San Giulio), con una colonna sonora cucita su misura dal maestro Ennio Morricone. Il tema della vicinanza a distanza caro agli innamorati lontani viene trattato con delicatezza in ogni momento, sia esso di tristezza o felicità. Un ottimo Jeremy Irons trasmette perfettamente come assaporare la felicità data dalle piccole cose, e come sostenere con umanità i momenti di malinconia e difficoltà.

A che serve in questi casi la persistenza della memoria, tenendo viva e nuova una presenza che non può tornare? La risposta, forse, non è così scontata.

PS: c’è una scena in cui Amy ha un appuntamento particolare, imbarazzante da entrambe le parti. Notevole come in quel momento la colonna sonora sia Enjoy the Silence, esecuzione del brano dei Depeche Mode da parte di una voce femminile accompagnata da una chitarra acustica. Trasmette perfettamente la necessità, in momenti simili, di apprezzare il silenzio reciproco, piuttosto che fraintendersi con parole.


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