#LeGrandiSaghe / Hulk: The End – Recensione

Mirko Tommasino

Ho sempre amato le storie dei supereroi scollegate dalla continuty narrativa e dalle testate regolari. Spesso, queste brevi parentesi delle loro vite sono delle piccole perle, che non potrebbero mai trovare posto nella serialità a causa delle conseguenze degli avvenimenti narrati. In queste storie, spesso, si parla di versioni alternative della nascita e della morte di questi eroi, ipotizzando una vita diversa per loro.

Hulk: The End. Un titolo che non lascia spazio all’immaginazione. Come può morire un essere immortale? Signore di un pianeta deserto, Hulk combatte ogni giorno contro furiosi eserciti di insetti ipersviluppati che vogliono mangiarlo vivo. Cos’è successo? Com’è giunto a questo punto? Hulk non si pone domande, vuole solo essere lasciato in pace. Perché il vero disturbo, per lui, oltre gli insetti, oltre quell’oggetto voltante che lo segue costantemente, è Bruce Banner.

Bruce trascina il suo corpo anziano in giro per le lande desolate di un pianeta morto. È la reliquia vivente di ciò che è stata un tempo l’umanità, portando su di sé il fallimento di un’intera razza, il peccato di respirare ancora dopo l’autodistruzione.

Banner vuole morire, Hulk vuole vivere. L’uomo vuole lasciare che la natura faccia il suo corso, il titano vuole perpetuare la sua esistenza per inseguire il suo sogno: la solitudine eterna, essere finalmente lasciato in pace.

Hulk: The End pone diversi interrogativi etici, aggrappandosi fortemente alla mitologia antica e alla religione. Sia l’uomo sia la controparte verde nel corso della storia diventeranno simboli di una guerra eterna, quella tra uomo e superuomo, combattuta (mai come in questo caso) nell’animo. È una storia di profonda solitudine e disperazione, che (sembra) essere senza via d’uscita. Hulk, a differenza degli altri superuomini, non cerca la collettività, perché rifiuta totalmente la sua componente umana, vedendola come unica debolezza della sua perfetta autarchia. Ma cosa succede quando viene spinto al limite? Cosa succede quando l’uomo disperato trascina con sé una bestia iraconda?

Questa storia autoconclusiva fa parte di un ciclo di storie omonime, che ipotizzano la fine di altri eroi oltre Hulk, tra cui: Wolverine, Punisher e Iron Man. Scritta da Peter David, disegnata da Dale Keown e inchiostrata da Joe Weems, è stata pubblicata dalla Marvel per la prima volta nel 2002.

La versione che ho letto è recensito è quella inserita all’interno del volume #34 della collana Supereroi: Le Grandi Saghe (Panini Comics, Gazzetta dello Sport, Corriere della Sera).


Comments are closed.