#Logan / La Recensione

Filippo Garofalo

Mettetevi comodi, aprite Youtube, fate partire Hurt (la cover di Johnny Cash), e leggete, perchè quella che vi attenderà sarà una road review, un viaggio che narra la storia di un personaggio, un attore, divenuto immortale per grandi e piccoli.

Full of broken thoughts, I cannot repair 

27 Ottobre 2000. Nelle sale italiane esce X-Men, il primo tentativo della Fox di portare i mutanti sul grande schermo. Il film è un successo, ma, un mutante in particolare cattura l’attenzione del pubblico: Wolverine. Artigli retrattili, fattore di guarigione potenziato, sensi ipersviluppati. Gli manca qualcosa? Si, i suoi ricordi. In questo film, a Werchester, nella Scuola per Giovani Dotati, avviene il primo incontro con gli X-Men e il professor Charles Xavier, mutante telepate e fondatore della scuola, il cui scopo è la salvaguardia della razza mutante ai fini di una convivenza pacifica con gli umani.

E a te come ti chiamano? Rotelle? (X-Men)

What have I become, My sweetest friend

Wolverine è un personaggio privato del suo passato oscuro e violento, un mutante misterioso e tenebroso, dotato di istinti di sopravvivenza tali da esaltarne la natura animalesca. Il conflitto interiore tra uomo e animale è inevitabile e lo accompagna da sempre. Ci pensano X-Men 2 (2003), a mio avviso il film più valido della trilogia, insieme a X-Men Origins: Wolverine (2009) e al cameo in X-Men Apocalypse (2016), ad approfondire questo aspetto. La deumanizzazione del personaggio, l’annullamento della sua identità, le sue origini portano tutte lo stesso nome: William Stryker, ideatore del progetto Arma X. I traumi subiti e gli irreparabili danni psicologici sono un elemento che Wolverine si porterà per tutta la vita e che hanno portato alla creazione di un uomo, di un eroe, più negativo che positivo.

Chi sono io? Tu… sei un esperimento fallito. (X-Men 2)

Everyone I know goes away, In the end

Ma i suoi poteri sono anche una condanna. La maledizione che il suo gene mutante gli ha gettato addosso è irreversibile: l’immortalità. Guarisce rapidamente da ogni ferita ed invecchia molto, molto, lentamente. Tutto ciò lo rende inevitabilmente un lupo solitario per la maggior parte della sua vita. Immediatamente e inconsciamente, il personaggio diventa la proiezione di alcune delle nostre più grandi paure, come dover seppellire i nostri cari, sopravvivendo loro. Questa, per Logan, non è più una paura, ma una realtà destinata a ripetersi ancora e ancora. In The Wolverine (2013), si assiste a un Logan molto più maturo e consapevole della propria condizione, costretto a fronteggiare la perdita di Jean Grey avuta in X-Men 3: The Last Stand (2006). Jean gli funge da pretesto per allontanarsi dal mondo ed arrendersi all’immortalità. Ci si prostra davanti un uomo senza più uno scopo, che brama la morte più di tutti ma che, per natura, gli è negata.

Ciò che mi hanno fatto, ciò che sono, non si può cambiare. (The Wolverine)

 If I could start again, A million miles away

Siamo nel 2015 e dopo qualche mese giunge notizia di un nuovo film standalone su Wolverine, il terzo e ultimo capitolo per l’attore che ha interpretato l’artigliato canadese per 17 anni, per un totale di nove volte… Hugh Jackman.

Oggi, a distanza di un paio di anni quel film è arrivato, si intitola Logan ed è un film diverso da tutti quelli realizzati fin’ora, da Fox o dai Marvel Studios. Dimenticate gli X-Men, dimenticate Wolverine degli anni passati. Niente continuity. Niente cinecomic. Questo è Logan. La pellicola prende ispirazione dal ciclo narrativo di Old Man Logan di Mark Millar e Steve McNiven. A mio avviso si tratta di una lettura immancabile nella vostra libreria sia per la drammaticità della storia che per i disegni crudi e realistici (potete farvi un’idea qui).

 Anno 2029. Ci troviamo in un mondo distopico e dai tratti post-apocalittici. I mutanti, non ci sono più ormai. Non ne nasce uno da venticinque anni e gli X-Men sono solo un lontano ricordo. Un Logan malridotto e zoppo si prende cura di quello che anni addietro era stato il suo mentore, la sua guida, il professor Charles Xavier. L’arrivo di una nuova e giovane mutante, con un terribile passato alle spalle, li condurrà in un viaggio che gli farà attraversare gli Stati Uniti fino ai boschi canadesi. Le minacce abbonderanno, il sangue sgorgherà e le ferite saranno irrimarginabili. Ma non dilunghiamoci troppo sulla trama basilare, lo scopo del film è un altro.

 I focus on the pain, The only thing that’s real 

Come definire Logan? Ammetto che uscito dal cinema non ebbi un’immediata idea di quel che avessi visto. Mi sono detto “Magari non mi è piaciuto?”  “Non l’ho compreso fino in fondo? Che ci vuole è Wolverine”. Più avanti, sono giunto alla conclusione che semplicemente, io, come tutti voi, non siamo stati abituati a questa versione di Logan, nè a questa tipologia di anti-cinecomic. Non c’è eroismo, solo un agognato dolore . Il film non ha nulla di supereroistico, non sembra neanche del genere. Potrebbe tranquillamente risultare un dark drama se non conoscessimo già i personaggi. L’R-Rated funziona alla perfezione, stupefacendo già nei primi cinque minuti di film. La brutalità, il sangue e la sua modalità berserk sono tutte presenti. Dopo anni finalmente si cambia pubblico. Dobbiamo ringraziare Deadpool che ha mostrato al mondo quanto l’R-Rated funzioni e abbia successo. Logan è una rappresentazione molto più riflessiva e filosofica di tutto ciò che ci è stato proposto negli anni precedenti, sia per quanto riguarda gli X-Men che gli altri supereroi Marvel. Una pellicola estremamente cinica, diretta e anche molto realistica, per quanto possiate concedermelo. Non c’è più spazio per le fantasie che i comics propinano. Logan lo sa bene

Nel mondo reale la gente muore. (Logan)

Veniamo quindi al titolo del film: Logan. Perchè? In Italia si è sentito il bisogno di aggiungere come sottotitolo The Wolverine, facendo non solo confondere i fan con la pellicola del 2013, ma trasmettendo un messaggio totalmente diverso da quel che desideravano l’attore e il regista. Wolverine era il suo nome da X-Men, della sua famiglia, che ora non c’è più. Di quell’uomo non è rimasto praticamente nulla se non un flebile ricordo. Sono anni che soffre, anni di combattimenti, sangue e perdite incolmabili, è arrivato al punto di rottura. Non è più interessato a salvare il mondo o altri. Vecchio, arrabbiato e stanco, il suo fattore di guarigione non è più lo stesso. Vuole essere lasciato in pace, vivendo alla giornata, attendendo e bramando con ansia  quel riposo eterno che magari un giorno arriverà. Il primo incontro con Laura, la giovane mutante, ci mostra immediatamente il cambiamento di Logan. Non vuole avere problemi, è egoista ed incurante, pronto persino ad abbandonare una bambina ai suoi inseguitori piuttosto che difenderla.

Hugh Jackman da il meglio di se in questo film, si nota e si apprezza l’incredibile cura che ha messo sia nella sceneggiatura che nell’interpretazione. Ogni film è stato per lui una crescita di qualità fino a raggiungere un livello di affinità con il personaggio tale da fornirci una performance in grado di impressionare e di far rabbrividire. Non poteva non uscire di scena in modo più degno e sensato. Logan lo ha fatto suo, e si vede.

And you could have it all, My empire of dirt

A spalleggiare Logan, troviamo Charles Xavier, interpretato da Patrick Stewart. Dal punto di vista dell’interpretazione forse leggermente superiore a Jackman. Con il suo Xavier malato e completamente diverso da tutte le altre versioni cinematografiche, Stewart riesce ad emozionare, tanto, sfiorando la commozione. Era un uomo con un sogno, ha combattuto tutta la vita per vederlo realizzarsi, ma ha fallito. La scuola non esiste più, il sogno è sfumato. Il cinismo e l’estrema razionalità che dominano il personaggio colgono di sopresa lo spettatore. L’intesa con Jackman è evidente nel loro continuo punzecchiarsi e nel modo in cui Logan, da alunno diventa il vero e proprio badante di Charles, costretto a letto da una malattia mentale degenerativa, con pesanti ripercussioni sui suoi poteri. Dietro il suo sguardo, si cela un uomo con un profondo senso di colpa e oramai arreso al suo destino. Capibile a questo punto, e forse necessaria, la sua uscita di scena dal ruolo.

Dafne Keen, interprete di Laura, nonostante la giovane età dimostra di saperci fare ed è in grado di farsi sentire pur rimanendo in silenzio per quasi tutta la pellicola. Cosi facendo, però, spetta a Logan e Charles fornire un background del personaggio, andando a investire di una maggiore responsabilità, forse troppa, sui due attori. Gli sguardi della Keen e le sue azioni sono notevoli e fanno percepire le emozioni provate. Una buona promessa per il futuro.

I villain del film, da sempre la pecora nera del genere, sono molto accettabili. Mangold schiva un po’ la pallottola chiamando a raccolta i Reavers, un branco di criminali cyborg, che tutto sommato non hanno bisogno di un’eccessiva caratterizzazione. Sono mercenari violenti, fanno il loro lavoro. E va bene così. Perchè lo scopo del fim è un altro.

Logan è l’epilogo di un’avventura iniziata 17 anni fa ed è per questo che per il gran finale Mangold ha voluto, finalmente, osare come non mai. Le scene d’azione sono ordinate e lineari. Ha rischiato, ed è riuscito. Forse qualche anno prima sarebbe stato ancora meglio, in modo da regalarci prodotti sempre più maturi e validi. Sono 137 minuti di adrenalina, rammarico, dramma. Il film forse è un pelino troppo lungo, ma riesce a portare un finale che ritengo accettabile e anche giusto. Il passato è tornato a perseguitarlo ed è ora che faccia i conti con i suoi demoni, riuscendo a diventare quel leader che Charles ha sempre visto in lui. La fotografia è una delle colonne portanti per la riuscita del film. Le luci e le atmosfere create danno spessore ai personaggi e al messaggio che si vuole trasmettere. Una nota di merito va anche al marketing, che grazie a delle foto in bianco e nero rilasciate dal regista, ci ha perfettamente preparato alla visione di un film diverso, di un eroe a pezzi e di un futuro da dimenticare.

All’inizio vi ho menzionato Hurt di Johnny Cash. Non a caso, si tratta della colonna sonora utilizzata nel primo trailer di Logan. Il testo è una facile identificazione con il nostro eroe. Mi sembra giusto, a questo punto, lasciarvi sulle sue stesse note, ringraziando Russel Crowe per aver fatto spazio a un attore così dèdito e caparbio come Hugh Jackman.

If I could start again
A million miles away
I would keep myself
I would find a way

Farewell Bub. 

 


Comments are closed.

Caricando...