#LoneWolf / Addio a Joe Dever

Luigi De Meo

Uno scrittore, qualcuno che racconta in un libro una storia fatta di eventi e persone è essenzialmente orgoglioso e con un grande grande Ego (e chi vi scrive è uno scrittore, quindi parla con cognizione di causa). Vuole che tu legga la sua storia, e spera che ti piaccia.

Poi ci sono degli scrittori particolari, che non ti impongono una storia, ti passano un libro e ti dicono:”Io ho scritto, ma la storia perchè non la fai tu? Diventa un eroe.” Joe Dever, il creatore di Lupo Solitario, è questo.

Io dovrei parlare di Joe Dever, fare un omaggio a Joe Dever. Perchè sì, questo anno bisestile (e altri aggettivi con la B… Bastardo e Boia per esempio) ha colpito ancora, e ha portato via Joe Dever. Dovrei scrivervi chi è e perchè è una figura impotante per tutti gli amanti del fantasy e del gioco di ruolo. Dovrei dirvi per esempio che è inglese, classe 1956, musicista, scrittore, autore di giochi di ruolo.

Ma preferisco raccontarvi cos’è per me e per tanti altri.

La prima volta che ho incontrato Joe Dever, durante un Lucca Comics, è stato uno dei momenti più imbarazzanti della mia vita. Come fai, in un inglese da quinta elementare scarsa, a spiegare a quel signore che sembra un nonno bonario nonostante ha sì e no 60 anni che colpo è stato per te avere tra le mani un librogame? Come fai a farti capire quando gli vuoi dire che c’è una generazione intera nata negli anni ’80 (te compreso) che è passata senza soluzione di continuità da Lupo Solitario a Dungens&Dragons al Gioco di Ruolo dal Vivo come farebbe un tossico che passa dalle droghe leggere a quelle superpesanti? E che grazie a questo ha incontrato altre persone con la stessa passione, le quali sono diventate amici e famiglia?

Come faccio adesso a spiegare a voi come si fa a smettere di sentirsi così, parte di una grande storia, eroi o cattivi e ogni cosa che fai porta dolori, gioie ed emozioni? Magari qualcuno che legge sa di cosa parlo.

Sono riuscito ad uscirmene con un: Gary Gygax and you have made me what I am today.” (Gary Gygax e tu mi avete fatto diventare quello che sono oggi) e Dever ha sorriso e mi ha risposto: “Non esagerare”. Umile e semplice Dever. Non gli interessa se hai comprato o no l’ultimo di Lone Wolf, un autografo e una foto non la nega mai. Da quel dialogo in un inglese pessimo (il mio) è nata una tradizione personale: se Luigi va al Lucca Comics passa da Joe Dever, saluta, gli stringe la mano, fa una foto e compra un libro di Lone Wolf. L’ultima volta che ho incontrato il nonno bonario del fantasy è stato due anni fa. Foto, stretta di mano e non uno ma tre autografi, sui manuali del gioco di ruolo di Lupo Solitario.

Qualcuno avrà notato che ho parlato di Dever sempre al presente in questo pezzo, anche se Dever non c’è più. È morto ieri mattina alle 10:15. Ma Joe Dever fa parte di quella strana categoria di persone, assieme a Gary Gygax, Freddie Mercury, Sergio Bonelli, Bob Kane e molti altri, che se ne va ma non lo fa mai realmente. Sono tutti là, sulla libreria, nelle pagine e nelle note e nelle immagini. E per incontrare di nuovo il nonno bonario che ha appena 60 anni mi basta aprire un libro. Quindi ne parlo al presente e non dico “Addio Joe“, ma solo “Arrivederci”.

Arrivederci e Long live the Wolfpack!


Comments are closed.