#MagicPress / Chiodotorto Vol. 1 – La recensione

Chiodotorto volume 1 di Dario Sicchio alle sceneggiature e Lorenzo Magalotti ai disegni è il “primo tempo” del nuovo thriller del duo.
Come ogni inizio che si rispetti, troviamo anche qui la presentazione dei personaggi, che però non si limita a essere mero posizionamento dei pezzi sulla scacchiera.
C’è un antieroe, Anthony Scalia, Chiodotorto per gli amici e per i nemici.
Ma c’è anche tutta una serie di personaggi secondari che agiscono coralmente, intrecciando le proprie vicende con quelle del protagonista.
L’ambiente è quello di una periferia malfamata, in cui c’è molto spazio per i giochi di potere e pochissimo per i sentimenti.
Messa così, sembrerebbe la solita storia tutta droga, vizi e denaro. Ci sono però alcune trovate stilistiche e narrative, che danno tutta un’altra profondità all’opera.
In questo senso le creature che appaiono ai personaggi, quando questi sono sotto effetto di droghe, sono una vera chicca.
Pluto, il figlio di un commissario corrotto, e lo stesso Anthony, incontrano nei propri sogni allucinatori rispettivamente il Dottor Schifo e Hot Head.
Questi non sono altro che un cumulo di fanghiglia dai tratti rotondeggianti, con indosso un camice e un essere con una testa a forma di bomba, con tanto di miccia accesa.
A lasciare il segno è lo stile con cui sono disegnati questi due personaggi: linee definite e movimenti plastici, che nella mente del lettore creano l’associazione immediata con i cartoon degli anni trenta del secolo scorso.
Sicchio e Magalotti dimostrano di essere ben attenti alle ultimissime mode del momento, specie nel settore videoludico.
Il riferimento a CupHead, videogioco retrò che sta spopolando sulla piattaforma Steam, è, voluto o meno che sia, immediato.
Qual è dunque il risultato?
Una storia di mala dallo stampo classico, con l’inserimento di personaggi e situazioni al limite del parodistico, che con la loro irrazionalità accentuano ancor di più la crudezza degli eventi.
Ma torniamo a Chiodotorto.
La sua storyline comincia con la sua uscita di prigione, dopo un anno di reclusione.
Ci ritroviamo davanti un personaggio impacciato, mai veramente cattivo.
Gli viene consegnato un chiodo piegato, simbolo di una vendetta che non si farà aspettare e da qui cominciano le sue (dis)avventure.
Ciò che colpisce subito del protagonista è l’immensa umanità.
L’inserimento di una sorella malata e di alcuni flashback della sua infanzia lo rendono un uomo vero, rotto in mille pezzi da una vita che non si è scelto.

Un altro punto forte di questo albo sono i colori.
Francesco Segala gestisce le tonalità con sapienza, alternando buio cupo e luce scintillante.
I marroni della fanghiglia di cui è composto il dottor Schifo lo rendono tridimensionale. Sembra quasi che il personaggio gocci fuori dalle pagine.
Altra scelta felice è quella dei colori usati per la sorella di Chiodotorto: tinte fredde e piatte, a sottolineare la vera vittima di questa storia.
A livello prettamente grafico va segnalato infine il metodo di impaginazione a nove vignette di alcune tavole. Nove piccole porzioni di una stessa scena, con poche variazioni, che strizzano l’occhio al cinema e sembra più fotogrammi, che vignette. Un inizio scoppiettante dunque questo Chiodotorto volume 1, che si prospetta ancor più crudo nel seguito.

P.S.: La scena in cui Hot Head si spegne la miccia sulla testa, dopo essersi umettato le dita sulla lingua bitorzoluta, è di gran lunga quella di maggior impatto.

 

 

 


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