#ManFont / Avatarex: Il nuovo supereroe Grant Morrison – Recensione

Dopo una lunga “ascensione” verso il superomismo esoterico Morrison ridiscende sulla terra per insegnarci che la parola “super” non significa niente se non è legata alla parola “uomo“. Anzi può essere dannosa. Immaginata uno superuomo puro, slegato dalle credenze e dalle strutture sociali, dotatelo di poteri infiniti e della missione di salvare il mondo e che cosa avremmo? Un sociopatico dall’alto potenziale distruttivo
Ultimamente ho sentito dire che Avatarex (in uscita a Lucca 2017 per ManFont) non è un fumetto morrisonaino perché non presenta la classica struttura “paracula” che condensa tutto nel plot twist finale. Ecco, il fatto che Avatarex non sia paraculo come Namles non significa che non sia un opera morrisoniana, anche perché fin da subito ritroviamo tematiche e simbologie tipiche dell’autore scozzese ma declinate sotto un punto di vista che (parzialmente) avevamo visto solo in The Filth, Crisi Finale, Il ritorno di Bruce Wayne, Multiversity e Annilathor.
Il dio che diventa uomo invece del più morrisonino uomo che diventa dio mi fa pensare ad un aggiornamento nella poetica dell’autore. Avendo analizzato con molta attenzione tutte le opere di Morrison posso ipotizzare un cambio di paradigma. Rileggendo Avatarex assieme ai lavori sopracitati non possiamo non notare un filo rosso tematico che (in una certa misura) contraddice quello che Morrison aveva detto finora, cioè che il super non è niente senza l’uomo.


Questo è il paradigma che spinge il canovaccio del fumetto: Avatarex, ultimo difensore di una terra sull’orlo del baratro, ha bisogno di un contatto umano per vivere. Shamballa, la sua base orbitante iper-tecnologica (notate che Avaterex si presenta simbolicamente nella sua dimora come “superiore” slegato dalle facezie terrene), gli assegna una controparte umana affidabile e coraggiosa. Purtroppo però il fumetto è scritto da Morrison e per una serie di sfortunati eventi il dio che nulla sa dell’uomo si lega ad un ragazzo ubriacone, egoista e vigliacco. Il dinamico duo da così vita ad un buddy action comics della migliore specie, ricco delle battute e delle incomprensioni tipiche del genere, genere che ci permette di prevedere (con possibilità di errore) un finale in cui i protagonisti troveranno la vittoria solo quando si “verranno incontro“.


I disegni sono validi nel primo numero (Jeevan J. Kang) e spettacolari andando avanti (Edison “Manu” George), che con le sue ombre tratteggiate dona realismo e profondità ai soggetti. Un comparto grafico degno di nota impreziosito dalla cover dell’italianissimo Carmine Di Giandomenico.
Prendendo in prestito la visione aristotelica (superata ma sempre utile) possiamo dire che questo volume contiene un ottimo primo atto che setta magistralmente ogni premessa, mostra il tema, dona tridimensionalità ai personaggi e, se proprio non riusciamo ad interessarci ai singoli eventi (cosa impossibile), ci fornisce un time lock con fine del mondo incorporata al quale non possiamo sfuggire.
In sintesi ci troviamo davanti ad un fumetto tecnicamente ineccepibile che offre una visione alternativa alla più tradizionale tematica superomista di Morrison e ci pone davanti ad una nuovo quesito: “Perché un uomo onnipotente (perfetto) ha bisogno di un lato umano (imperfetto)?”

Nota a margine: questo fumetto del ciclo indiano di Grant Morrison non è slegato da “18 Days” tanto quanto possiamo immaginare. Nonostante ci troviamo davanti ad opere completamente differenti è meglio ricordare che 18 Days e Avatarex sono rispettivamente l’alpha e l’omega della “terza era” e quindi può capitare fin da subito di incontrare personaggi (facenti parte della mitologia indiana) che compaiono in entrambe le serie. Siete avvisati!


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