#MarvelComics / Vado, l’ammazzo e torno

Filippo Garofalo

Tra ottobre 2013 e febbraio 2014 in America viene pubblicato The Good, The Bad, The Ugly, scritto da Gerry Duggan e Brian Posehn, disegnato da Declan Shalvey, uno story-arc della testata di Deadpool (numeri #15 – #20, o #39 – #40 se si segue la numerazione regolare italiana).

Il titolo è un chiaro omaggio all’omonima pellicola western del 1966, diretta dal regista italiano per eccellenza: Sergio Leone. I tre eroi protagonisti incarnano a loro modo le caratteristiche salienti de il Biondo Buono (Capitan America), giusto e taciturno, il Brutto (Deadpoool), ironico e chiacchierone, e il Cattivo (Wolverine), serio e spietato. Una rivelazione sconvolgente e un nemico comune porterà il nostro trio in Corea del Nord, dove saranno costretti a rivivere gli orrori e le atrocità del programma Arma X, sotto un’ottica molto più drammatica e noir di quanto ci si aspetterebbe da una saga con Deadpool.

Il mercenario è sempre stato un personaggio del tutto fuori dalla norma, permettendo agli autori di catapultarlo nelle vicende più bizzarre, come se non avesse nessun limite. Se non ne siete mai stati testimoni, potrete averne un’assaggio con la storia narrata qui.

Come Capitan America afferma nel primo numero di questa storia, Wade ha sempre scherzato, non prendendo sul serio mai nulla e rimanendosene nel suo folle mondo. È una vita dissoluta la sua, lontano da ogni forma di responsabilità e legami affettivi, senza mai riuscire propriamente ad integrarsi nella comunità.

Eppure ne Il Buono, il Brutto e Il Cattivo, Deapool cresce, matura, diventando un uomo determinato con finalmente uno scopo per cui valga la pena combattere, individuato in un elemento del suo passato. Lo humour, soprattutto dal terzo numero in poi, lascia il posto a un’atmosera drammatica e sofferente. In particolare, vi è una sequenza in cui ritroviamo Deadpool vagare senza mèta in una landa desolata, dove una scoperta clamorosa provocherà l’urlo straziante di Wade che romperà il silenzio fino a quel momento sovrano.

Deadpool non è più il solito mercenario chiacchierone, i cui baloon riempivano le tavole delle sue storie. Prende consapevolezza di essere un uomo solo, arriva a sentirsi quasi un reietto, trasformandosi in un mercenario silente.

Il personaggio, dunque, viene destrutturato sia psicologicamente che storicamente, in quanto alcune informazioni finora chiare sul passato di Deadpool potrebbero non esserlo più, da adesso in poi.

Wade è sul punto di rottura, non riuscirebbe a proseguire se non fosse per il supporto e il sostegno morale dei suoi due compagni di battaglia.

Wolverine e Capitan America, infatti, rappresentano una sorta di figure genitoriali, pronte a intervenire quando il mercenario si ritrova più smarrito che mai.

Nonostante loro ripetano continuamente di non ritenersi amici di Wade, non possono fare a meno (visto anche un passato per certi versi comune) di prestare soccorso e lanciarsi in battaglia con lui.

Il lettore non è mai stato abituato a vedere una versione di Deadpool così seria, responsabile e fragile. Per questo, di fronte a una scena del genere, non può che provare una profonda tristezza e una grande compassione per il nostro eroe.

Nell’ultimo numero, quando ormai la storia giunge al termine e vediamo i nostri eroi avanzare uniti e determinati, lasciandosi alle spalle tutto il dolore e la crudeltà di cui sono stati vittime e osservatori, sembra quasi di sentire Il Trio, colonna sonora del leggendario compositore italiano Ennio Morricone, usata nella scena finale del triello del film.

Tre personalità, quelle dei protagonisti, molto diverse che incontrandosi riescono a generare un perfetto equilibrio trasportandoci in un’avventura ricca di azione, drammaticità e sofferenza. Un’avventura da cui difficilmente non ne uscirete sorpresi, se non addirittura scioccati.

Insomma, che cosa state aspettando? Recuperate questo ciclo!

Wolverine, Capitan America e Deadpol, uno dei team-up più riusciti che si siano visti di recente. Il tutto convince ancor di più grazie allo stile di Declan Shalvey che appare relativamente sintetico e spesso squadrato, che ricorre a un tratto graffiante e quasi nervoso, particolarmente adatto all’atmosfera grottesca della storia.

Per chi leggerà o ha già letto questa storia, non posso che consigliare la lettura anche di Death of Wolverine: Captain America & Wolverine (2014), scritto dallo stesso Gerry Duggan e disegnato da Scott Kolins, quasi una sorta di sequel.

Immagini tratte da “Deadpool” #15; #18; #19 di Gerry Duggan e Brian Posehn, e Declan Shalvey, 2013-14.


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