#MCU / La magia cinematografica di Doctor Strange

Mirko Tommasino

Stiamo vivendo tempi interessanti dal punto di vista degli effetti speciali visivi. La nostra immaginazione sarà sicuramente meno stimolata all’inventiva rispetto agli anni ottanta (viziati da rappresentazioni che hanno ben poco di astratto ed immaginifico), ma la potenza tecnologica ha aperto finestre su mondi che fino a qualche tempo fa avremmo fatto fatica ad immaginare.

Per questo motivo, davanti a film come Doctor Strange è difficile restare indifferenti al coinvolgimento visivo ed emotivo delle immagini. La storia rappresentata è semplice, vengono rese contemporanee le origini del personaggio e ne viene sviluppato un arco narrativo tipico, rappresentante il viaggio dell’eroe nella forma più classica, senza grandi innovazioni, qualità che rende il film frubile a tutti.

Cos’ha da dire, dunque, un’industria che ripropone lo stesso schema all’infinito, regalandoci ogni anno due o tre nuove figurineda aggiungere alla nostra collezione?

Tralasciando l’aspetto prettamente narrativo, le pellicole dei supereroi devono essere, a mio parere, viste sotto una luce diversa rispetto alle altre. Ormai hanno creato un genere a sé stante, a cavallo tra il fantascientifico e il fantasy, dove la sospensione d’incredulità da parte dello spettatore spesso viene ingannata, a favore dello spettacolo. Siamo disposti ad accettare che alcune cose non quadrino o che non vengano spiegate del tutto, perché ormai queste pellicole fanno parte di una continuty talmente serrata, da rappresentare una sorta di serie televisiva con puntate semestrali, che rende impossibile comprendere al meglio un nuovo episodio senza aver visto i precedenti.

Sotto questo aspetto, Dr Strange è un personaggio minore che entra con prepotenza nel pantheon cinematografico Disney/Marvel, come accadde in precedenza con Ant Man. La casa delle idee non solo propone un film estremamente godibile e soddisfacente dal punto di vista visivo, ma inserisce tantissimi richiami ad altri episodi precedenti e successivi all’interno della storia senza forzature, mantenendo viva la sensazione di un mondo in costante movimento.

Per la prima volta, questo francheising si confronta davvero con la magia dopo l’esperienza embrionale con Scarlet Witch, realizzando una pellicola che fa delle arti mistiche la sua colonna portante. Da sempre, rappresentare sullo schermo un trucco di magia è un’impresa ardua, perché (fondamentalmente) si deve mostrare in modo convincente qualcosa frutto di una mistificazione.

Nel film assistiamo all’alterazione continua dello spazio/tempo, con numerosi paradossi visivi che ritengo essere stati resi in modo molto efficace. Sono soddisfatto, da spettatore e da architetto, perché lo sforzo nel rendere credibile qualcosa che non lo è va premiato, visti i risultati. Da appassionato di gioco di ruolo, il combattimento svolto attraverso diversi piani di esistenza è un meccanismo a cui sono abituato, ma vederlo dipinto così ha tenuto ugualmente molto alta la mia attenzione, con soluzioni divertenti e coinvolgenti. Intelligente anche l’utilizzo del Tempo come meccanismo narrativo, oltre che espediente visivo di trasformazione: l’intera pellicola è strettamente collegata allo scorrere del tempo attraverso l’urgenza medica (ripetuta spesso) e l’utilizzo mistico del tempo in chiave di stasi e di immortalità, con risvolti interessanti nella seconda parte della pellicola.

Cumberbatch non è una sorpresa, sembra che fisicamente sia nato per questo ruolo (in tutte le sue sfaccettature: medico, pellegrino, stregone) ed è un vero piacere vestirne i mutevoli panni. Mikkelsen, osannato da tutti, tiene bene la maschera del cattivo, nonostante il minutaggio ridotto sullo schermo. Swinton, tanto criticata in fase di promozione, è un antico meraviglioso: androgina e marziale, mantenendo allo stesso tempo un’eleganza notevole in ogni frangente. Dormammu/Thanos (il collegamento mentale è spontaneo), la Dimensione Oscura (così psichedelica) e i Santuari non sono male, anche se avrei preferito vedere uno svolgimento maggiore della loro trama. Karl Mordo e Wong sono stati inseriti bene, in attesa di più spazio nelle pellicole successive. Divertenti i riferimenti a Sherlock e Dr Who, inseriti con strizzatine d’occhio simpatiche, perché non portate all’eccesso.

Doctor Strange è un bel film d’intrattenimento, che come ogni altro film Marvel utilizza i supereroi per veicolare un messaggio(in questo caso, un messaggio sull’importanza del compromesso). Nei prossimi anni avverrà un importante ricambio nelle file dei personaggi coinvolti (con alcuni contratti in scadenza ed altri in arrivo), ma grazie a film come questo ho l’impressione che la qualità media resterà alta.

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