#MinervaPictures / Operation Chromite – Recensione

Redazione Geek Area

Sono andato al cinema con scarse aspettative, a dirla tutta. Un war movie coreano, che racconta un fatto storico che coinvolge le due coree e i loro alleati post seconda guerra mondiale, con attori coreani e… Liam Neeson. Visto da fuori, Operation Chromite non è proprio il film che smanieresti di vedere, insomma. Per questo motivo, immagino, l’anteprima presso il Cinema Lux di Roma non era certo gremita. La corposa brossure informativa rilasciata agli spettatori mi ha offerto una panoramica precisa su ciò che avrei visto da lì a breve:

Il film parla di un’operazione bellica condotta da America e Corea Del Sud per liberare quest’ultima dal dominio della Corea Del Nord. Nel film, Liam Neeson veste i panni del generale Douglas MacArthur, che il 15 settembre 1950 guidò l’attacco contro la Corea del Nord nella decisiva Battaglia di Incheon attraverso l’Operation Chromite.

Come dicevo in apertura, non mi aspettavo assolutamente un colossal americano, e tale non è stato. L’intera pellicola è, in realtà, una denuncia intima molto forte, gridata a perdifiato da un popolo oppresso nei confronti dei loro oppressori. Per centoundici minuti, tutto va esattamente come deve andare (inclusi i colpi di scena), con una successione degli eventi da predestinati. Se nel modello di cinema occidentale siamo abituati ad una struttura in tre atti leggibile, che conferisce ritmo alla trama, qui la successione degli eventi prende un’altra piega, a tratti poco credibile, sempre diretta ad un unico scopo: raccontare sempre con ritmo serrato le gesta eroiche di un manipolo di uomini che, attraverso le loro azioni, hanno salvato una nazione.

L’intera pellicola è, paradossalmente, una risposta propagandistica ad una propaganda ancora più forte che condannò a morte milioni di persone, a metà strada tra il fine d’intrattenimento e il mero documentario. In Operation Chromite si scontrano due ideologie: il comunismo (ateo, fedele all’ideale di stato e al capo supremo) e il capitalismo (cristiano, liberale, che riconosce i legami di sangue prima del bene comune). Questi temi sono il motore del film, fanno muovere gli attori come fossero pedine, arrivando talvolta a renderli maschera di quello che rappresentano (con picchi drammatici nel finale), facendo perdere un po’ di credibilità al tutto.

Raccontare la verità ad ogni costo, a volte, può rendere le storie meno credibili. Gli atti eroici condotti da quel manipolo di quindici uomini (otto nel film) vengono esaltati a tal punto da renderli quasi necessari, come se la storia, in quel determinato momento, non riuscisse a prevedere altre possibilità di sviluppo, rendendo però in pieno la portata di un evento così straordinario. Per questo motivo, Operation Chromite è sicuramente un film godibile, ma si avrà per tutto il tempo l’impressione di aver già visto altre volte quella storia, di aver già conosciuto quegli ideali e quei personaggi. Sicuramente non è il primo film che racconta l’istinto sacrificale di un gruppo di uomini per raggiungere il bene comune, ma diversamente da altri film, qui l’ingenuità di scrittura è più palese, rendendo il tutto a tratti poco avvincente.

Liam Neeson, chiamato in quel ruolo soprattutto per la sua effettiva somiglianza fisica con il generale Douglas MacArthur, appare decisamente fuori contesto (ad esclusione di due scene più americane). Questo però non è un male, perché il film resta fedele alla sua convinzione di scrittura (nel bene e nel male) senza pagare un tributo agli americani e al loro modo di fare cinema, piegando (anzi) un attore dello Star System alle proprie necessità.

Se vi aspettate un racconto stereotipato sull’eroe occidentale, questo film vi deluderà. Se, invece, volete approcciarvi ad un modo diverso di raccontare un’impresa eroica, Operation Chromite percorre una strada che si discosta da quella abituale (non bellissima, a tratti kitsch, ma sicuramente raccontata con passione) che può incuriosire, proponendo al pubblico una storia di oppressione e liberazione che non deve essere ignorata. Il popolo della Corea Del Sud sta gridando qualcosa al mondo intero attraverso questo film, che a sua volta è stato definito dalla Corea Del Nord: “Una spacconata ridicola fatta da pazzi ignoranti”, ricordando un po’ quanto accaduto per The Interview.

Il film arriverà in Italia il 20 luglio, un anno dopo la sua uscita in Corea Del Sud, distribuito da Minerva Pictures.

Regia di John H. Lee.
Cast Lee Jung-jae, Lee Beom-soo, Liam Neeson.
Genere: Storico, Guerra.
Anno: 2016
Paese: Corea del Sud
Durata: 111 minuti


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