#Netflix / Castlevania – Recensione

Gabriele Mastrogiovanni

Da qualche tempo è online una delle prime serie tratte da un videogioco made in Netflix. Il colosso dello streaming infatti, ha mostrato la volontà di trasporre, sotto forma di serie animata, alcune delle saghe videoludiche più famose. La prima a comparire nel suo catalogo è per l’appunto Castlevania.

Darò per scontato che tutti conosciate questo videogioco, come darò per scontato che tutti siate consapevoli del fatto che storicamente, i videogiochi fanno spesso una pessima figura nel panorama televisivo e cinematografico. Ma come si comporta questa prima stagione (hanno già annunciato una seconda stagione per il 2018 con il doppio degli episodi)? Scopriamolo insieme.

Castlevania ci porta nella Valacchia del quindicesimo secolo. In un epoca dove l’inquisizione e la chiesa erano forse più temuti dei mali che dichiaravano di combattere. In quest’epoca, Vlad Tepes, conosciuto ai molti (tutti) come il Conte Dracula, scatena la sua ira sul mondo degli uomini con le sue armate demoniache. Quando ormai tutto sembra perduto però, un improbabile trio di avventurieri, unirà le forze per opporsi all’esercito degli inferi. Essendo solo quattro puntate, non scenderò oltre nei particolari della trama.Dal lato “tecnico”, contrariamente a quanto accade recentemente, questo anime fa poco utilizzo del 3D per fondali e/o personaggi. Sebbene questa tecnologia negli anime di stampo giapponese, dia la possibilità di giocare con angolature,  prospettive e animazioni impossibili o semplicemente molto più complicate nel classico “disegno animato”, non sempre risulta in una scelta qualitativamente ottimale. Ad eccezione fatta per alcuni film come la trilogia dell’Epoca d’oro di Berserk per fare un esempio, nelle serie non viene spesso utilizzata la stessa cura nei particolari, risultando spesso in un lavoro approssimativo e poco curato, per fare un altro esempio, (ironicamente) l’anime di Berserk del 2016. Considerato che Netflix si è anche già cimentata in questo tipo di animazione, con altri prodotti come Cyborg 009, c’era la possibilità che venisse utilizzata anche per questa trasposizione di Castlevania, ma così non è stato, per la mia gioia e per quella di molti (credo).

E questo a mio avviso è la perfetta analogia che mi ha istantaneamente ispirato fiducia nella serie. Poiché come molti sapranno, Castlevania è tratto da una saga trentennale di videogiochi, che ha visto varie forme ed incarnazioni, inclusi degli episodi in 3d, che non tutti, me compreso, riconoscono come i migliori del brand. La scelta di riproporre uno stile classico a questo anime, che sia voluta o meno, per me è più che azzeccata, quasi a volerci riportare ai tempi in cui la serie era solida e famosa.All’atto pratico però, i disegni che compongono le scene di questo anime, hanno un livello qualitativo a volte altalenante. Il design dei personaggi è ben curato, ma spesso si possono notare dei personaggi stranamente più grossolani. L’ambientazione è altrettanto curata, ma non perfettamente in linea con le atmosfere gotiche e cupe che il videogioco ci ha negli anni mostrato. Le colorazioni calde che compongono le scene infatti, a mio avviso non si sposano alla perfezione con il contesto, ma di sicuro fanno il loro dovere nel voler dare a questa produzione un impronta personale, scelta che non mi sento di condannare, essendo in fin dei conti nemmeno così male.

L’animazione in se invece è generalmente molto buona, in particolare nelle scene d’azione e di combattimento è tutto abbastanza chiaro e fluido. Riesce ad essere dinamica, sopratutto quando c’è in “campo” la frusta del protagonista. Il doppiaggio italiano poi è di tutto rispetto, e non si discosta di molto dalla qualità della sua controparte inglese, anche se ho comunque preferito quest’ultima, poiché ha un tono generale più maturo.

Tirando le somme, Castlevania non è un brutto prodotto audio/visivo, tuttavia il suo problema è un altro. Poiché sebbene dal lato artistico non sia niente male, la serie fa un cattivo utilizzo del suo tempo. L’intera prima stagione è composta da solo quattro episodi, che normalmente funzionerebbero relativamente bene come semplice prologo. Ma purtroppo fin troppo minutaggio viene sprecato con dialoghi eccessivamente lunghi (relativamente alla durata della serie), che altrimenti avrebbero potuto servire meglio la trama o perché no, un po’ di azione in più. Ed è questo il problema principale. Castlevania non dà la sensazione di essere una prima stagione, non dà nemmeno la sensazione di essere un prologo in realtà.Castlevania sembra uno screen test a largo spettro. La sensazione che ne risulta è che siano le prime puntate di una stagione di almeno una decina di puntate, ma che siano state consegnate in questa forma per testare il gradimento del pubblico, e questo, lascia un po’ perplessi. Dubito che Netflix abbia bisogno di conferme quando crea un prodotto, sopratutto quando non si tratta di un prodotto sperimentale. Castlevania è una famosa ip videoludica, che a prescindere dalla qualità, attirerebbe comunque un buon numero di spettatori, quindi perché semplicemente non terminarla e rilasciarla?

A questo punto, consiglierei agli interessati di aspettare l’arrivo della seconda stagione, per guardarle consecutivamente senza correre il rischio di rimanere a bocca asciutta. Ma tutto sommato, questa ora e venti complessiva, non scorre poi così lenta e regala persino bei momenti, soprattutto per i fan di lunga data della serie. Quindi non sconsiglierei nemmeno la visione a chi avesse intenzione di “binge watcharla” tra la cena e le lenzuola.

 

 

 

 


Comments are closed.

Caricando...