#Netflix / StrangerThings: Perché è una serie così meravigliosa.

Fabrizio Mancini

Stranger Things è la serie del momento, è uscita da pochi giorni e in molti l’abbiamo già divorata. Perché è così bella?

Dopo la prima puntata ho avuto l’impressione di trovarmi davanti ad un mix tra I Goonies e Twin Peaks, un X-Files progettato da Spielberg. Metodo infame per definire un prodotto di narrazione visiva, ma rende decisamente l’idea.

Bambini nerd amanti di D&D, Signore degli Anelli e Star Wars, mostri inquietanti, agenzie governative malvagie e top secret, tutto condito da strumenti elettronici, battute efficaci e una colonna sonora atomica.

Ma questa è solo la pelle di un prodotto più profondo, forse il più completo in circolazione. Dietro questa facciata di genere, c’è un substrato ancestrale che rende la serie immortale.

Quattro ragazzini, facciamo cinque? Niente spoiler. Dicevamo, quattro ragazzini uniti ed emarginati (si dei nerd) che affrontano eventi più grandi di chiunque, ma che solo loro sembrano comprendere, grazie ai giochi e alla letteratura fantasy (nel 1983, anno in cui è ambientato, Peter Jackson faceva altro) e Star Wars (quello però già c’era). Quattro piccoli hobbit, apparentemente incapaci di combattere questa guerra, ma che sono il vero asso nella manica, la loro visione del mondo è l’unica in grado di vedere cosa sta succedendo.

Non ci sono solo loro.

Si sale di età, vediamo la difficoltà dell’adolescenza al liceo in ogni sfaccettatura, primo amore, priva volta, prime vere incomprensioni e sono bastati pochi personaggi.

Salendo ancora osserviamo il dolore di una madre che non trova più un figlio. La follia che la perseguita, ma che noi sappiamo essere fondata. Accompagnata dal riscatto di un padre che ha perso sua figlia. Potrà utilizzare il dolore per combattere questa crociata. Affronteranno un uomo cinico, il cui unico interesse per la figlia sta in puro tornaconto personale.

Genitori a confronto, in un contesto di generazioni a confronto.

Perché la relazione che si crea dall’interazione di queste fasce crea poi la magia più grande di questa serie. Mentre nel formato film avremmo avuto la possibilità di vedere solo una di queste generazioni, la serie invece può farci vedere tutto. Difatti non esiste un protagonista unico, in fondo una campagna a D&D non ha protagonisti, ma è il gruppo che conta.

Un progetto corale in un piccolo paese di provincia. Un prodotto che può capire chiunque. Si perché siamo tutti piccoli e incompresi, anche un adulto genitore. Si parla di uno speciale legame fra due persone, molto spesso genitore-figlio, in grado di combattere ogni cosa, che i due siano nella stessa casa, che uno sia sparito o addirittura morto. Come in Interstellar, un legame potente in grado di fare tutto, anche trascendere lo spazio e il tempo, è forse una delle idee più forti da utilizzare alla base di una storia, perché è uno dei legami più importanti che l’uomo trova in natura.

Non ci sono solo legami di parentela in Stranger Things, quello che rappresentano i quattro ragazzi è un legame di amicizia, uno di quelli indissolubili, fatto di promesse infrangibili e fiducia totale, che passa attraverso incomprensioni, ma che lo rendono solo più forte, come quello di un gruppo di guerrieri pronti a coprirsi le spalle e a sacrificarsi per i propri compagni contro un demogorgone. La fascia liceale è forse più complicata, proprio per quello che rappresenta. Quando sei adolescente i pensieri rimbalzano in testa come particelle al CERN, mostri tanta sicurezza verso chi è più grande o più piccolo, ma con i tuoi coetanei c’è solo insicurezza, anche se sei il più cool della scuola troverai qualcosa che ti può dilaniare dentro. Gli scontri e le incomprensioni sono inevitabili, ma quando comprendi che chi hai davanti è nella tua stessa situazione, allora si crea quel legame, insieme l’insicurezza non è più un problema.

Questa è un serie che se rivista ci apre alle meraviglie del gioco della narrazione, milioni di piccoli particolari che lo sceneggiatore o il regista aggiungono deliberatamente per rendere tutto più stuzzicante.

Visivamente è magnifico. L’immagine è totalmente al servizio della storia, nessuna esagerazione, mai una banalità sgradevole. Gli attori reggono bene il gioco anche se il testo vorrebbe performance più sentite, tranne i bambini, mostruosamente bravi e naturali, il pregio di essere spensierati.

La prima stagione di Stranger Things può tranquillamente concludersi, ma come i dadi del D&D, vengono lanciati segnali di una seconda stagione, che può benissimo non esserci, personalmente spero in un bel salto temporale, un po’ come Fargo.

Netflix come sempre una spanna, forse più, sopra tutti.


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