#Netflix / The Defenders – Recensione

Fabrizio Mancini

Giallo, verde, rosso e blu. No, non sono i Power Rangers, ma i Difensori.

Non mi riferisco ai costumi, ma all’unica scelta fumettistica che, per quanto banale, funziona. Ogni personaggio che appare in scena viene “fotografato” con i riflessi del proprio colore, creando un bel mix equilibrato e gustoso quando si trovano insieme.

É proprio questo che mi ha fatto pensare che forse il target Marvel/Netflix non è solo quello della mia generazione, anche qualcosa più in giù.

Perché questa ipotesi?
L’esposizione della trama è a livello elementare, gli stessi concetti sono ripetuti fino alla nausea e cose appena accadute vengono poi dette a parole per spiegarlo a personaggi fuori scena, questo è tendenzialmente considerato un errore, uno spreco di tempo, quindi di soldi, con informazioni superflue, dico tendenzialmente perché non lo è stato per quest’ultima produzione Marvel/Netflix, per non parlare di alcune scene di incontro tra i personaggi secondari delle varie serie che non portano assolutamente a niente.
Quando si passa tra scene diverse, vengono a volte usati dei veloci stacchetti di montaggio con un effetto sonoro come di un oggetto veloce che passa, come nelle serie tv per adolescenti.
Senza contare le battutine d’imitazione ai cugini del cinema.

Eppure sappiamo bene che il target tende ad essere altino, di certo la scelta noir di Daredevil e Jessica Jones ne è l’emblema, è pur vero che Iron Fist e Luke Cage sono molto più liberi.

Negli Stati Uniti The Defenders è TV-MA, quindi consigliato dai 17 anni in su, mentre i film Marvel sono Rated PG-13, una bella differenza, che non spiega questo approccio per il team up televisivo.

La prima puntata è un enorme e assoluto nulla, un chiacchericcio senza fine. Dalla seconda iniziamo a vedere le scazzottate (non prendiamoci in giro, se vediamo film o serie sui supereroi i cazzotti sono parte integrante della nostra spinta).
Fondamentalmente la storia si fonda sulla fiducia che possono instaurare i 4 supertizi di New York, sensato che all’inizio ci sia diffidenza, ma dopo un po’ diventa quasi sciocco.

Peggiore di tutti è Iron Fist, la serie verte quasi totalmente su di lui facendo leva anche su Daredevil che apparirà poi come il reale protagonista, Danny Rand è ignaro e avventato, ma sopratutto sembra sempre un pessimo guerriero, utile solo quando accende il pugno lampada. Jessica e Luke vengono coinvolti con motivi a mio avviso minori, ma un eroe non si tira indietro quindi nulla da eccepire, anche se magari si potevano sforzare un po’ di più, non per niente ma al confronto con le motivazioni di Matt e Danny sono veramente insipide.

Come sempre è Stick il miglior personaggio, letale e devoto, cose che lo rendono egoista e inaffidabile. È un bel motore per la storia, a differenza del nuovo supercattivo, che di super ha solo l’attrice che lo interpreta (se non vi piace Sigourney Waever andatevi a buttare), ma di per sé ha veramente poco di spaventoso.

Appare chiaro che sia stata strutturata e improntata su Daredevil, al di là degli eventi, ma in una visione d’insieme è alle serie standalone del primo Difensore che The Denfenders cerca di rifarsi, senza successo. Unica grande differenza, che ritengo sensata, è la scelta di comprimere il tempo, gli eventi si sviluppano nell’arco di non più di una settimana.

Le 8 puntate si lasciano guardare, senza troppo entusiasmo o presa, una serie fine a se stessa, che non evoca particolari sensazioni e non porta quasi nessuna novità per i personaggi se non nell’epilogo.


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