#Orfani / Juric: il fiore del male – Recensione

Mirko Tommasino

C’è un aspetto particolare di Orfani che mi ha sempre appassionato: la capacità di parlare senza filtri dei drammi del nostro tempo. L’a testata, dai suoi albori, parla del nuovo modo di combattere le guerre, dai soldati iper addestrati alla guerriglia urbana, passando per il popolo vittima della violenza.

Orfani: Juric resta fedele a questa tradizione, raccontando le origini della donna che abbiamo conosciuto nelle scorse stagioni di Orfani, scavando nel suo passato attraverso il racconto di Émile Bogdan, incaricato di raccontare la sua storia direttamente da Jsana Juric Il primo capitolo della storia, il fiore del male, parla dell’infanzia e della giovinezza di Jsana, a cavallo tra la tragedia della fuga clandestina e ricevimenti sfarzosi, mostrando quanto la vita della bambina sia stata segnata fin dai primi anni da dolore e morte.

Gli orfani continuano ad essere il filo conduttore di ogni stagione con naturalezza. Anche in questa stagione, i figli della guerra non vengono visti con pietà e compassione, anzi, vengono trattati come merce di scambio da organizzazioni benefiche a cavallo tra stato e organizzazioni religiose.

Nel primo volume vediamo formarsi l’enigmatico rapporto tra Jsana e il suo padre adottivo (presidente dell’EMR, associazione benefica che accoglierà Jsana ed altri orfani di guerra). Questo aspetto sarà un fattore fondamentale nella crescita della bambina e per la maturazione delle sue scelte. Ben presto ella passerà dall’essere una pedina allo spostare lei stessa i pezzi sul tavolo da gioco, mostrando fin da subito le sue doti da acuta osservatrice e manipolatrice.

La bandiera della strage dell’emigrazione impara i rudimenti del potere osservando i lupi mangiarsi tra di loro, mostrando (nonostante la giovane età) una spiccata consapevolezza di sé.

Orfani: Juric è una stagione monografica edita da Sergio Bonelli Editore, composta da tre numeri, sceneggiati da Paola Barbato e disegnati da Roberto De Angelis (colori di Andres Mossa), con copertina di Nicola Mari (colori di Barbara Ciardo). Il volume, oltre la storia principale, presenta un prologo ed un epilogo scritti da Roberto Recchioni e disegnati da Andrea Accardi, in cui vediamo Bogdan incontrare Stephen Garland  nuovo personaggio di spicco, assessore al benessere della colonia, durante il funerale della Juric.

Nonostante l’aspetto da fumetto biografico, lo stile narrativo resta quello che ha caratterizzato le altre stagioni della testata. Curioso l’aspetto metanarrativo in cui Jsana, osservando gli orfani del centro in cui vive, descrive le meccaniche comportanmentali che applicherà successivamente nell’educazione degli Orfani.

Altra nota a margine (del tutto personale): per i lettori di vecchia data delle storie di Recchioni, sarà facile identificare in Garand il nuovo ragazzo meraviglia che succede ad un personaggio femminile, capo di un’oranizzazione, portatrice di morte, qualcosa di John Doe. E in Bogdan qualcosa del notaio Palomar Piovasco (in particolare nel modo di vestire e di ballare). Riferimenti che, personalmente, mi hanno fatto sorridere con nostalgia. Notevole il richiamo del titolo all’opera del poeta francese Charles Baudelaire, ennesima conferma di quanto questa serie richiami continuamente la memoria artistica storica dell’uomo.

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