#Orfani / Nuovo Mondo 11: Hardcore

Redazione Geek Area

La guerra prosegue all’interno della prigione, dove passa Rosa con la sua squadra il mondo si trasforma in cenere. La condottiera, sempre meno eroina, continua a farsi strada attraverso la struttura, perdendo altri compagni dopo ogni combattimento (e non solo). La guerriera decide che la vendetta e l’odio, motori di questa rivolta, devono avere la meglio su ogni cosa, senza lasciare (a chi resta) il diritto di piangere i caduti. Cosa accade in questi casi? Cosa succede quando il peso del mondo è troppo gravoso? Si emette un ultimo gesto di umanità, un canto del cigno che ci rende nuovamente individui puri e semplici, prima di lasciare questo mondo. Uno dei meriti di questo numero è ricordarci che scegliere di combattere non è mai l’unica scelta possibile e che, a volte, qualcuno può scegliere di mollare la presa.

Cosa sta succedendo a Rosa? Ognuno può dare la sua interpretazione. È chiaro che il suo cuore da guerriera abbia subito numerosi colpi e, costringendosi a rimanere ferma e razionale nel suo ruolo di leader, non si è concessa il giusto tempo per attutire ogni impatto. La costante presenza di Ringo nei suoi pensieri prova a far riemergere una parte umana, ormai sempre più lontana, sepolta sotto tonnellate di morti.

Perché una volta posati i tamburi di guerra, a terra restano solo loro: i morti. Le prime vittime di ogni rivoluzione, miriadi di individui senza nomi né volto: martiri da un lato della barricata, terroristi dall’altro. Cesar, durante un dialogo con Rosa, prova a restituire dignità ai compagni caduti piangendoli, sottolineando per contrasto ancora una volta come la somiglianza nei modi freddi della Juric e di Rosa sia sempre più marcata. I morti di oggi restano carne da cannone fino al termine della rivoluzione, solo in quel momento avranno un nome e un volto da celebrare con ogni onore. Ma Rosa non sta combattendo per questo. Utilizza idealmente le loro spoglie come bandiera della rivoluzione per smuovere i popoli contro il potere, con l’obiettivo di far deflagrare dall’interno un organismo malato e ingiusto, anche se con scopi meno nobili, utilizzando la rivoluzione come mezzoe non come fine.

Arriva il punto di svolta, finalmente, ed è qualcosa di inaspettato. Come ogni efficace cambiamento all’interno di una narrazione seriale, il culmine del climax di un’intera stagione si risolve in una tavola che, da sola, rimette a posto le posizioni di entrambi i fronti in guerra. Lasciando solo un grande interrogativo per il finale di stagione.

Nel frattempo, la neo mamma Juric affida a Sam la difesa dei suoi bambini. Questi hanno ricevuto dalla madre dei nomi profeticiche fanno intuire un futuro decisamente poco felice e libero, trovandosi fin dalla nascita incastonati in un meccanismo più grande (come gli orfani, come gli immigrati). La mocciosa non gradisce i nomi e i ruoli che sono stati scritti per i suoi fratelli, ma allo stesso tempo decide di compiere il suo dovere di guardia (e sorella), mostrando piena fiducia nelle scelte di sua madre. Se da un lato della storia ci siamo posti interrogativi sui metodi di Rosa, in questo filone narrativo le considerazioni sulla Juric sono meno opinabili dato che si delinea, numero dopo numero, il profilo di un individuo profondamente calcolatore (come è necessario che sia, dato il suo ruolo in un potere assoluto) che non ha assolutamente nessuna cura per la vita umana, oltre l’utilità ai propri scopi.

La sensazione che resta dopo aver letto questo numero è di profondo disincanto. La guerra ha tolto il Velo di Maya dai protagonisti, lasciandoli nudi sotto le loro umane debolezze, senza alibi e giustificazioni. Orfani – Nuovo Mondo: Hardocore(scritto da Roberto Recchioni, disegnato e colorato -con stili ideali per la storia raccontata- rispettivamente da Giancarlo Olivares e Giovanna Niro, con lettering di Marina Sanfelice e copertina di Matteo De Longis) è l’ennesimo capitolo di una storia di guerra raccontata dai vinti, un grido disperato di rabbia che asfalta ogni forma di compassione e umana debolezza nel nome di un ideale.

Ora che la domanda ne vale la pena? sembra aver, forse, avuto risposta, cosa accadrà?

Ultima nota a margine: gradevole la citazione di Fabrizio De André. Se si pensa al personaggio ritratto nella canzone, alla sua libertà e al suo modo di vedere la vita, è divertente fare un parallelo con chi lo cita all’interno del fumetto.


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