#Orfani / Nuovo Mondo 4: perché questo numero di Orfani è diverso

Redazione Geek Area

Seguo Orfani dall’esordio, da tre anni ho un appuntamento mensile in edicola per acquistare il nuovo numero.

Questa serie mi piace, leggo i prodotti di Recchioni da una vita, conosco il suo modo di narrare e mi piace molto. Parimenti so che quando Uzzeo mette mano alla sceneggiatura, ci sarà sicuramente qualcosa che andrà a smuovere determinate corde nella mia sfera personale di lettore, in quello strato ibrido che immagazina ogni lettura/visione/ascolto che in qualche modo ci colpisce.

Orfani: Nuovo Mondo numero quattro – Benvenuto nella giungla – è un fumetto che si legge nello spazio di uno spostamento in treno o in tram per andare a lavorare, nulla di particolarmente impegnativo nei tempi e nei modi. Qualcosa, però, resta impresso nella mente, un concetto non meglio identificabile. Inizi a pensarci e quel tragitto di mezz’ora improvvisamente diventa troppo corto.

Sei seduto al pc, sei pronto a metterti a lavoro. Nella porzione di tempo tra l’avvio del sistema operativo e l’essere pronto a lavorare, ciò che era oscuro pochi minuti prima, si illumina.

Orfani parla degli ultimi, da sempre. Non lo fa con tono patetico, non lo fa per impietosirti. In Orfani, gli ultimi saranno gli ultimi, se i primi sono irragiungibili. La lettura dell’ultimo numero è l’epifania, la conferma che se qualcosa può andare storto, ci andrà.

L’albo è una parabola, o almeno a me piace intenderlo così. Ha un inizio, uno sviluppo e una fine, cosa non scontata per le uscite seriali. John (così simile al concetto americano di John Doe) può essere chiunque. Porta con sé la sua storia, i suoi affetti e le sue paure. La sua vita naufraga, come quella di chiunque altro, su un mondo nuovo estremamente ostile. John morirà se non è svelto ad adattarsi, lo sa bene. La sua parabola prosegue, spaziando visivamente in rivisitazioni moderne dell’apocalisse in stile Ken il Guerriero, strizzando l’occhio a Mad Max nelle modalità e nei ritmi della rappresentazione. John non è nato con la camicia, come chiunque. John prova sentimenti, come chiunque. Non basterà un intero mondo ostile a rendere il ragazzo qualcosa di diverso da quello che è: un essere umano, nonostante le sue convinzioni vengano messe a dura prova nel corso dell’albo. La sua storia proseguirà, interagendo con dei comprimari presentati in maniera chiara e compiuta mediante poche vignette, esprimendo ognuno una maschera positiva o negativa dell’animo umano. Come ogni bella storia, resterà coerente a se stessa, in ogni momento della lettura.

Questo è il fattore che ha monopolizzato la mia concentrazione. Prima di ogni altra cosa, Orfani racconta il dramma dell’uomo che è isola per l’altro uomo, concetto approfondito da Recchioni anche in altre circostanze. Nonostante questo, alcuni di questi uomini scelgono di non essere isole, impegnandosi con la sola forze delle braccia e della loro anima a ricongiungersi, tendendo funi che in quelle condizioni sono sottili e delicate come seta.

Benvenuto nella giungla è un grido disperato di umanità, di fuga dalla solitudine. John è il migrante che cerca di chiamare casapuntando il suo telefono verso la luna. John potremmo essere noi, in ogni momento della nostra vita.

Questo numero è uno dei migliori che abbia letto negli ultimi anni nella categoria bonellide. Copertina di Matteo De Longis, Recchioni e Uzzeo alla scenegiatura, disegni di Luca Maresca e Luca Casalanguida, colori interni di Nicola Righi, Luca Saponti e Giovanna Niro.


Comments are closed.

Caricando...