#Orfani / Nuovo Mondo 5: Predatori

Mirko Tommasino

Vivere nella realtà di Orfani ti insegna che non c’è mai tempo per piangere i morti, per concedersi un momento di quiete dopo la tempesta. Perché quella che noi definiamo pace per loro dura il tempo di un respiro. In questo Nuovo Mondo, nonostante i pericoli sempre in agguato, è forte il senso di famiglia trasmesso dal gruppo guidato da Rosa. Persone che, dopo essersi incontrate per caso, si sostengono l’un l’altra esplorando un pianeta sconosciuto. Famiglia che presto sarà destinata ad ampliarsi, visto che Rosa è ormai arrivata al termine della gravidanza.

Il tema della maternità ritorna spesso in questo numero, seppur sotto declinazioni totalmente diverse:

Rosa inizia a sentire tutto il peso del piccolo Sgorbietto, inizia ad avere paura per il suo futuro e gli augura con tutto il cuore di trovare fratelli e sorelle che percorrano la strada della vita insieme a lui. Perché, fondamentalmente, senza la famiglia non sarebbe mai sopravvissuta (né in questo mondo, né sulla terra). Contemporaneamente, accudisce come un figlio il povero Paul, che ha visto morire suo fratello John al termine del numero precedente (ve ne abbiamo parlato qui). Lo accudisce e allo stesso tempo lo ringrazia, perché grazie alle sue attenzioni (nonostante il gruppo sia lontano) lei può continuare a sentirsi in qualche modo protetta nei momenti di debolezza.

Jsana Juric è già madre di una figlia ossessionata da lei. La Mocciosa della prima stagione di Orfani è ridotta a  poco più di un ammasso di carne e tecnologia, retta in piedi solo dagli scenziati che l’hanno riprogrammata. Continua ad essere fedele a sua madre e a sentire il peso della delusione che lei prova nei suoi confronti dopo ogni missione fallita, come ogni figlia adolescente non all’altezza delle aspettative materne. Nel frattempo anche la gravidanza della presidentessa prosegue senza intoppi, decisamente più serena rispetto a quella di Rosa. In attesa che la figlia di Ringo venga recuperata dalla Mocciosa, la Juricespone il suo personale punto di vista sulla questione immigrazione ad un suo collaboratore, facendo trasparire (per l’ennesima volta) da quelle parole una personalità decisamente fredda e calcolatrice, che si sente leggittimata nel compiere scelte di segregazione razziale nei confronti dei clandestini. Parole decisamente destabilizzanti e (spaventosamente) pesanti.

Questo numero, scritto da Michele Monteleone e Roberto Recchioni, disegnato da Davide Gianfelice, colorato da Annalisa Leoni, con la copertina di Matteo De Longis; è l’ennesima conferma che questa serie ha sempre qualcosa da raccontare. Perché ogni numero è completo sotto ogni aspetto della narrazione, ogni tavola racconta qualcosa, mantenendo i ritmi concitati fino al termine della lettura.

Arrivederci al mese prossimo!


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