#Orfani / Nuovo mondo 6: e non avrà paura

Mirko Tommasino

Per parlarvi di questo numero di Orfani: Nuovo Mondo – E non avrà paura  è a mio parere necessaria una piccola premessa.

Seguo Roberto Recchioni dal 2003, avevo 15 anni quando lessi il mio primo numero di John Doe. Ho seguito il suo stile narrativo (alternato a quello di Lorenzo Bartoli) con tanta ammirazione, crescendo con le sue storie. C’è qualcosa nello stile di Rrobe che mi ha sempre colpito: l’importanza dell’espiazione delle colpe da parte dei protagonisti. Per questo motivo, in questa recensione voglio focalizzarmi su un particolare aspetto di ciò che è stato narrato: il legame tra Rosa e l’Albero delle pene.

John Doe paga il suo tributo di sangue, dolore e sofferenza restando appeso all’albero per la creazione di un nuovo mondo, mentre la sua mente vaga per lidi lontani. Dylan Dog è guidato da Vincent (Fato) a toccare i fiori bellissimi dell’albero. Rosa raggiunge in sogno questo totem di dolore durante le allucinazioni del travaglio. Il significato, in tutti e tre i casi è sempre lo stesso: per generare qualcosa di bello è necessario pagare il tributo di sangue necessario. L’albero è pregno di ricordi: Ringo, Seba e Nué sono lì ad aspettare Rosa (prima sotto, poi dentro l’albero), creando una catena di emozioni che la separa dalla realtà, rendendola aggressiva nei confronti dei suoi compagni di viaggio, la sua nuova famiglia.

I guerrieri di Rrobe hanno sempre dei legami ambivalenti con il passato, sentono la costante necessità di chiudere i conti con ciò che è stato per affrontare il futuro. Nella sua allucinazione Rosa vede suo padre invecchiato, quasi a voler prendere le distanze da quella figura che ora inizia a sbiadire nei ricordi, legata ad un mondo che ora sembra più lontano che mai. Quando John va a sfidare Morte, incontra i cavalieri dell’apocalisse sulla sua strada: Guerra, Fame e Pestilenza. Rosa incontra i suoi fratelli e suo padre, che riserveranno alla ragazza un trattamento che ricorda quello che visse John: Nué e Seba proveranno a fermarla (come fecero Guerra e Fame), mentre Ringo deciderà di non ostacolarla (Pestilenza, unico amico di John). Anzi, sceglierà di aiutarla a distruggere a mani nude l’albero.

L’Albero delle pene è cattivo, avido. Più provi a liberarti, più si stringe attorno alle tue membra per assorbire la tua linfa. Per la prima volta nelle sue tre apparizioni editoriali, l’albero viene fatto a pezzi per consentire alla vita di sconfiggere dolore e morte. Spero che questa non sia la reale conclusione della sua vita narrativa, ogni storia che l’ha visto intrecciato alla narrazione mi ha toccato particolarmente tanto.

Oltre la splendida copertina di Matteo De Longis e i bellissimi disegni di Alessio Avallone, tutta la sequenza del sogno è illustrata magistralmente da Wherter Dell’Edera, Arturo Lauria, Aka B e Fabrizio des Dorides. Quattro autori che restituiscono quattro atmosfere oniriche del tutto differenti: il ricordo della famiglia, la paura della separazione, il primo contatto con il figlio, l’istinto di sopravvivenza. Bianco, nero e rosso, tre colonne cromatiche reiterate all’infinito da Alessia Pastorello, splendidamente.

La sceneggiatura dell’albro porta la firma, oltre quella di Recchioni, di Mauro Uzzeo, autore italiano che leggo e stimo da molto tempo. Come fu con Bartoli, Uzzeo porta la poesia nella freneticità di Rrobe, creando un mix narrativo davvero efficace.

Nel corso della lettura accadono altre cose importanti: c’è un’altra nascita e una morte. L’equilibrio resta immutato, gli eroi continuano a soffrire e a morire sotto le scarpe dei potenti (nascosti dove non ti aspetti). Perché il nuovo mondo è cattivo, e non ha pietà nemmeno nei confronti della vita che esplode.

“…nascerà e non avrà paura nostro figlio
e chissà come sarà lui domani
su quali strade camminerà
cosa avrà nelle sue mani…”

Lucio Dalla – Futura


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