#Orfani / Sam: Nemesi – Recensione

Mirko Tommasino

Nonostante sia passato solo un mese dall’ultimo numero di Orfani: Terra, l’attesa per l’inizio della sesta stagione (Orfani: Sam) è stata decisamente sofferta. Anche se le vicende di Cain e la sua banda erano collocate in un arco temporale molto precedente rispetto quello della nuova stagione, l’alta qualità del ciclo adrenalinico appena concluso ha tenuto viva l’attesa e la curiosità verso le nuove vicende ancora da raccontare.

Dopo le profonde introspezioni psicologiche di Orfani: Juric e l’azione frenetica di Terra, la sesta stagione apre il suo percorso con un ottimo albo, in grado di spaziare comodamente tra i due aspetti che hanno reso grande la testata edita da Sergio Bonelli Editore. Dopo una prima parte introduttiva, che mostra sapientemente il mondo duale (Itaca/Colonia di Nuovo Mondo e la sua Luna Rossa – potere diviso tra esercito e stato – ribelli contro il potere) di Orfani: Sam, l’azione fa da padrona nella seconda parte dell’albo, selezionando ancora una volta tutti gli elementi della materia narrativa su cui si fonda l’intera testata dal suo esordio, riassumibili con questo concetto: le azioni dei personaggi determinano l’avanzamento della storia.

Nel volume in edicola dal 15 aprile (scritto da Roberto Recchioni e Michele Monteleone, con copertina e tavole disegnate da Carmine Di Giandomenico e colorato da Alessia Pastorello) vengono introdotti nuovi personaggi principali attraverso il loro rapporto con quelli già introdotti in precedenza: il generale Petrov (raccontato attraverso l’interazione conflittuale con il già conosciuto governatore Garland) e i nuovi Orfani (Perseo e Andromeda – con le rispettive personalità delineate attraverso il rapporto tra loro e con la loro custode Sam).

Da questo punto in poi, la recensione contiene spoiler sull’albo.

Su nomi così evocativi grava sicuramente il peso del simbolo: i due Orfani legati tanto nella mitologia quanto nel fumetto (lì come sposi, qui come fratelli), fanno probabilmente intuire i loro ruoli nel meccanismo che li lega (Perseo a caccia della sua Medusa, per poi sollevare la povera Andromeda dall’espiazione delle colpe materne). Allo stesso modo, altamente evocativo è il nome della colonia, Itaca, porto sicuro (non proprio, in questo caso) che l’avventuriero per antonomasia abbandona per andare ad affrontare la guerra che lo terrà lontano da casa per gran parte della sua esistenza.

Parimenti, Sam e i due Orfani abbandonano il suolo di casa per combattere una guerra attraverso nuovi lidi. Allo stesso modo, pur allontanandosi dall’epica omerica, anche Sam è introdotta attraverso un simbolo: il Diavolo Custode (riferimento diretto al Diavolo di Hell’s Kitchen: Daredevil). Anche nei dialoghi è facilmente riscontrabile l’utilizzo di richiami ad opere passate, ad esempio: Perseo saluta il contrabbandiere con l’anatema che Leonida ha lanciato ad Efialte in 300 (“che tu possa vivere per sempre”).

La potenza del simbolo è da sempre un aspetto primario della narrazione all’interno della testata creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari, e tanto pesano i termini scelti quanto i disegni e le colorazioni che rappresentano la vicenda. Per questo motivo, fa un certo effetto sapere che i disegni dell’albo in cui vengono introdotti temi dell’epica omerica siano stati realizzati da Carmine Di Giandomenico (soprattutto dopo averlo visto realizzare dal vivo il volume conclusivo del suo Oudeis), autore particolarmente sensibile al tema dell’Odissea.

La composizione dell’albo è in linea con la scelta intrapresa nelle precedenti stagioni: la costruzione delle tavole è volta alla migliore narrazione possibile delle vicende ottimizzando, pagina dopo pagina, la griglia delle vignette. Così (ad esempio) il gioco tra i due poteri forti (governo ed esercito) diventa una scacchiera, mentre le vignette che rappresentano gli uffici governativi diventano estremamente verticali, per raccontare un senso di superiorità netto rispetto al resto, e così via. Ad ogni modo, c’è da dire che questo gioco di rimandi visivi e figure retoriche viene, d’altronde, negato apertamente dagli autori dell’albo nel primo scambio di battute tra Garland e Petrov, per poi essere nuovamente legittimato da un dialogo successivo, sottolineando nuovamente la natura duale della narrazione. Qual è la verità?

L’impatto visivo delle tavole è davvero potente, sotto qualsiasi punto di vista: Sam fa il suo ingresso raccogliendo da terra la sua storia e i suoi peccati (osservati da Andromeda poco prima), celando il suo volto sotto la maschera del suo passato; sale sul tetto del suo “quartiere” e attiva i suoi “sensi migliorati” per scansionare l’intera zona, mentre la sua figura è immersa nella notte verde e carica di pioggia (colorata magnificamente da Alessia Pastorello, con una palette che da una luce azzeccatissima per la scena). È un ingresso epico, senza se e senza ma. L’intero volume viaggia su uno standard qualitativo altissimo, premendo sull’acceleratore nelle scene d’azione che ne caratterizzano la seconda parte. Sam è l’assassino che ricordavamo, e i soldati (che devono catturare i ragazzini vivi) hanno le braccia legate, diventando ancora più facilmente carne da cannone.

L’albo prosegue con una fuga, che promette sviluppi interessanti in chiusura di volume, lasciandosi alle spalle già un punto fermo nella crescita dei nuovi personaggi: conosciamo Perseo come un bambino vittima di violenza (evitata grazie alla fama della sua protettrice), e Andromeda come ragazzina curiosa. Li rivediamo nuovamente insieme come un’inventore pronto all’azione e una principessa da proteggere. Successivamente la guerra li mette per la prima volta alla prova e non si fanno trovare impreparati: il primo perfettamente in grado di governare il veicolo/arma che ha costruito (l’interessante Gunbike), la seconda pronta a rimettere sui binari della benevolenza le azioni della loro tutrice guidandola nella fuga, facendole compiere una scelta d’umana pietà. In tempo di pace erano bambini, in tempo di guerra smettono di esserlo e diventano Orfani.

Ultimo aspetto (non per questo meno importante degli altri), riguarda strettamente Garland e la sua sessualità. Sulle pagine Bonelli vediamo espressamente un personaggio gay, che utilizza apertamente il sesso per i suoi scopi (ricordando molto il suo predecessore, Jsana Juric). Anche sotto questo punto di vista, Orfani mostra la carnalità della relazione omosessuale con la stessa naturalezza con cui ha mostrato in precedenza le stesse azioni tra individui etero, non come espediente gratuito ma ai fini narrativi della storia.

Se nelle sezioni dialogiche abbiamo apprezzato i visi realizzati da Di Giandomenico (che parlano come pochi altri al mondo), la frenesia dell’azione esplicita ancor di più il tratto dinamico che caratterizza l’autore, in grado di realizzare immagini dinamiche con un tratto sempre chiaro e definito. Allo stesso modo, non sono certo una sorpresa i colori della Pastorello, che riesce a far convivere sulla stessa tavola molte tonalità diverse, senza mai risultare pesante o forzata. Roberto Recchioni e Michele Monteleone, dal canto loro, hanno confezionato dei presupposti che fanno ben sperare per l’intera stagione, riccorrendo ad un meccanismo della serie che, seppur rodato da tempo, viene implementato con grande padronanza da nuovi elementi narrativi.


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