#Oscar89th/ Breve guida ai 9 candidati a Miglior Film

Fabrizio Mancini

L’Oscar è il premio più antico e prestigioso a livello cinematografico; e poi chi non ha mai sognato di vincere una di quelle statuette. Sogni a parte, l’Oscar è sia il coronamento di una carriera che il suo grande avvio, difatti molti canditati di questa 89esima edizione sono giovani. L’Oscar però non è un premio che vincono i migliori (cosa per il cinema impossibile da definire essendoci sempre la componente gusto), l’Oscar lo vince chi rientra nello stile dell’Academy, motivo per cui è considerato un premio “politico”.
Bisogna aggiungere ancora una cosa, il senso di colpa degli americani per il razzismo verso gli afroamericani. Lo scorso anno ci furono critiche dure per la mancanza di nomination verso persone di colore che portarono al boicottaggio della cerimonia da parte di molti professionisti del settore. Quest’anno invece la tematica razzista è stata ben calcata. Il cinema negli Stati Uniti è un’industria, e un produttore con il giusto fiuto sa che dopo quella situazione l’Academy avrebbe accolto con più favore determinati film, a maggior ragione film veramente meritevoli.

I candidati sono:

Arrival.

Film intelligente. Chi ha snobbato Interstellar ha molto apprezzato questo. I due film hanno in effetti svariati punti in comune, e nonostante trattino due situazioni molto diverse, il viaggio interstellare e l’arrivo di alieni, entrambi ricercano la salvezza dell’umanità. Arrival è sicuramente uno dei film più insoliti di fantascienza, è già raro che un film di alieni ottenga la nomination, ancora più raro che ne ottenga ben 8, forse solo Incontri ravvicinati del terzo tipo ne ha avute di più (con 9) ma non la nomination a Miglior Film. Peccato per Amy Adams, non in un ruolo da Oscar.

 

Barriere (Fences)

Ho sottovalutato questo film per almeno la prima mezz’ora. Poi mi sono trovato di fronte a un’opera travolgente. Temevo in una retorica sul razzismo, ho incontrato un dramma universale. Diretto e interpretato da forse il miglior Denzel Washington mai visto, Barriere è tratto da un’opera teatrale vincitrice del Pulitzer per la drammaturgia. Tutto si gioca nella casa di Troy (Denzel) negli anni ’50, dove vive con suo moglie Rose, una Viola Davis inarrivabile, e il loro figlio. Le altre relazioni si sviluppano con il signor Bono, amico storico di Troy, Lyons primogenito di Troy avuto da un’altra donna, e Gabe, il fratello di Troy, mentalmente menomato in guerra. Essendo un’opera teatrale, la scena supera raramente la casa e le relazioni tra i personaggi sono il fulcro della storia.

 

La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge)

Mel Gibson gira uno dei miglior film di guerra mai visti. Riesce a fare quella morale che Clint Eastwood cerca di fare da tanto. Un film che riesce a trovare del buono nella critica alla guerra, il che è veramente difficile. Vera storia di Desmond Doss, obiettore di coscienza arruolatosi per la Seconda Guerra Mondiale a cui ha partecipato senza mai imbracciare un’arma, ben interpretato da Andrew Garflied, ma sopratutto magistralmente diretto da Gibson. La prima parte viene sacrificata per mostrare come Desmondviva e venga visto, tutto a beneficio di una seconda parte avvincente e superba. La regia di Gibson, la sua dedizione e la sua forza, dopo 10 anni di assenza dal ruolo di regista, sono di rara bellezza.

 

Hell or High Water

Dei 9 forse è il più inaspettato. In Italia distribuito da Netflix, è un western moderno, che insegue il sogno americano. Un Jeff Bridges esemplare, sembra un Marlon Brando appesantito ma inarrestabile, meritatissima la settima nomination, alla caccia di un insolito Chris Fine quasi irriconoscibile per le lande del Texas, e il suo folle fratello Ben Foster, banditi diversi per motivi diversi, ma con un legame forte. Ma sopratutto c’è un dovere che ognuno dei tre ha e che sente di dover rispettare, un dovere diverso da quello degli altri che li richiama contro quello che per loro è ingiusto, per quanto possa risultare sbagliato per la legge, o per la morale, è giusto da un’altro punti di vista.

 

Il diritto di contare (Hidden Figures)

Storia vera di Katherine Johnson, genio matematico che negli anni ’60, insieme ad altre colleghe afroamericane, fu determinante per portare gli U.S.A. nello spazio. L’unico che veramente tocca il tema della segregazione, ma non lo fa in maniera ristagnante, lo usa invece per muovere la storia e dare forza alle tre protagoniste, tutte in ruoli meravigliosi, differenti nei modi ma toste nel cuore e nella testa. Il messaggio del superamento delle diversità per un qualcosa di più grande è una tematica decisamente americana che difficilmente viene ignorata.

 

La La Land

La grande rivelazione e favoritissimo con le sue 14 candidature (record insieme a Eva contro Eva e Titanic). Damien Chazelle ci aveva già stupito con Whiplash, La La Land va oltre. Una commedia musicale per nulla stucchevole, che si muove tra sogno e cinismo. Una film travolgente con una storia tra le più semplici mai viste, ma è così che si conquistano le emozioni dello spettatore. Un film che mostra che nella vita puoi ottenere grandi risultati, ma non puoi avere tutto, e spesso e volentieri ti mette di fronte la cruda realtà che nulla è perfetto. Un film che con molte probabilità farà razzia di statuette tra principali categorie e premi tecnici.

 

Lion – La strada verso casa

Il film più europeo dei nove. La storia di un bambino indiano che, persa la strada di casa, si avventura per ritrovarla ma finirà per essere adottato da un’amorevole coppia australiana. Nonostante una tematica da viaggio, ci si concentra molto sul personaggio e sulle sue sensazioni. Un buon film che però avrebbe potuto azzardare di più, sopratutto nella regia.

 

Manchester by the sea

Letteralmente una mattonata nello stomaco, struggente come pochi. Casey Affleck sfodera finalmente tutta la sua bravura e si contenderà fino all’ultimo la statuetta a tu per tu con Denzel Wanshington. Apparentemente opposti, sono in realtà due personaggi simili, duri con se stessi e con gli altri, decisi e brutali, a tratti antipatici, ma onesti, con la differenza che quello di Affleck junior non riesce più a ridere di nulla, la vita spesso si accanisce. Una storia che nel complesso è semplice, ma tosta e che gioca tutto sul montaggio, forse il più intelligente dei candidati.

 

Moonlight

“Alla luce della luna un nero può diventare blu”.
Un film estremamente poetico, che gioca su una tematica che l’Academy tiene da conto: la discriminazione sessuale, inoltre vale sempre il discorso del sentirsi in colpa per il razzismo. Il film è strutturato in tre fasi della vita di Chiron, bambino, adolescente e uomo, con tre attori diversi ma tutti molto bravi, sopratutto vista la difficoltà del ruolo. Notevole pregio per la direzione degli attori. Film che con ogni probabilità raccoglierà i premi che La La Land lascerà.

 

Appuntamento questa domenica, pronti?


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