#PaniniComics / Cable: Sangue e Metallo – Recensione

Redazione Geek Area

Se si dovesse pensare su due piedi al periodo più controverso per il mondo del fumetto dalla sua nascita, sin dalla fine dell’ottocento con la figura di Yellow Kid (ma anche da molto prima se volessimo analizzare davvero tutti gli elementi che hanno dato vita a questo tipo di arte sequenziale), ciò che immediatamente viene in mente è il decennio buio iniziato con il 1990.

Parliamoci chiaro, gli anni ’90 sono stati tutt’altro che un idilliaco periodo per il fumetto mondiale e, in maniera ancor più aspra e cruda, per quello supereroistico. Oltre alla crisi del mercato che rischierà di far fallire le case editoriali ed una popolarità, poco prima dell’avvento del nuovo millennio, calata ai minimi storici la cosa che realmente venne meno fu la qualità.

Il livello qualitativo generale crollò in maniera vertiginosa con prodotti di dubbio gusto e livello (Daredevil: Flying Blind, Punisher: Purgatory, Superman Red/Superman Blue, Onslaught giusto per citare qualche titolo). L’epoca del “sacchettismo” stava per abbattersi su tutti, o quasi, i personaggi più importanti dei fumetti portando con se variant cover, armature, bikini e storie scadenti. Molto materiale valido continuava ad essere sfornato, questo è certo, (L’Uomo Senza Paura, The Invisibles, Destino 2099, Doom Patrol, Flex Mentallo, Sin City e molto altro) ma i problemi nelle testate seriali maggiori furono i più disparati.

I gusti del pubblico iniziarono a cambiare radicalmente, le figure estremamente statuarie erano il modello a cui rifarsi, con un’estremizzazione sempre più eccessiva che culminerà nell’ipertrofismo muscolare tipico del periodo. Personaggi con proporzioni folli e dagli addominali impossibili divennero il nuovo modo di accattivarsi il pubblico e vendere in modo semplice. Fu proprio da tutto questo che emerse la figura di Rob Liefeld. Ora il disegnatore statunitense è universalmente riconosciuto come l’antitesi stessa del fumetto di buon livello, le sue prospettive completamente sbagliate insieme alle folli anatomie sono divenute un reale elemento di scherno, ciononostante va ricordato che Liefeld non si è imposto da solo, è stato il pubblico ad averlo reso uno dei disegnatori più proficui e richiesti del periodo, tanto da farlo divenire una vera superstar.

Liefeld, oltre ad essersi “macchiato” di innumerevoli lavori tra il finire degli anni ’80 e tutto il decennio degli anni ’90, ha anche contribuito alla creazione di alcuni importanti personaggi dell’universo Marvel che, ad essere sinceri, hanno raggiunto il successo qualitativo e la notorietà solo dopo essere passati in mano ad altri autori. Le più grandi creazioni del disegnatore rimangono Deadpool, il mercenario chiacchierone, ed il figlio di Ciclope e Madelyne Pryor, Nathan Summers, meglio conosciuto come Cable. Se volessimo essere pignoli potremmo dire che effettivamente il merito della nascita del personaggio va a Chris Claremont per i motivi più palesi, ma effettivamente la realizzazione del design (e parziale caratterizzazione nella prima avventura) va effettivamente riconosciuta a Rob Liefeld.

Il volume che stiamo prendendo in esame, edito da Panini Comics, rilega insieme proprio questa prima apparizione e la ben più importante miniserie Sangue e Metallo, primo lavoro dedicato interamente a Cable ad opera di Fabian Nicieza e John Romita Jr.

New Mutants n.87 è quindi la prima storia che ci si prospetta davanti, con un importanza più per il proprio significato, ovvero la reale comparsa nell’universo narrativo di questa misteriosa figura che solo col tempo si andrà delineando, che per la storia in se. Infatti questa se estrapolata dal proprio contesto seriale risulta di difficoltosa comprensione anche per un pubblico molto avezzo alla continuity Marvel. Oltretutto non si parla neanche dei Nuovi Mutanti dell’eccelso livello qualitativo instaurato da Claremont e Bill Sienkiewicz, ciclo chiusosi con il trentunesimo numero della serie, ma di quelli scritti da Louise Simonson, sostituitasi a Claremont a partire dal numero cinquantacinque.

Ci ritroviamo quindi a leggere una storia fortemente decontestualizzata che fungeva da punto cardine per lo snodo degli eventi: i giovani mutanti si trovavano bloccati ad Asgard e gran parte della narrazione che li vedeva protagonisti ruotava proprio attorno al ritorno a casa di questi ultimi. D’altro canto, sulla Terra, il Fronte di Liberazione Mutante continuava a minare la già labile reputazione sia del gruppo che della razza, puntando, oltre ad attacchi strategici, al reclutamento di due membri del team, Skids e Rusty Collins. È in questo clima abbastanza surreale che Cable fa la propria comparsa.

Con gli X-Men impegnati a combattere nello spazio e i Nuovi Mutanti  ancora intenti a tornare, Cable si classifica come unica linea difensiva contro la follia del FLM e del loro leader, l’altrettanto misterioso e spietato Stryfe. Cable sin da subito, seppur in netta minoranza, mostra ampiamente le proprie abilità. Le immense capacità in combattimento, unite ad una mente geniale, aiutano questa misteriosa figura ad escogitare dei piani che addirittura anticipano le mosse del nemico. Se all’equazione si unisce la gigantesca appendice robotica di cui è dotato e l’arsenale che lo accompagna il buon Nathan Summers diviene immediatamente annoverabile come una spina del fianco per questi criminali fanatici.

Nonostante la narrazione non propriamente scorrevole la storia si lascia leggere senza troppe complicazioni, Simonson non esalta eccessivamente in questo numero ma, come dicevamo, è pur vero che il numero è estrapolato da un run decisamente più ampia ed il senso constestualizzato tende a cambiare radicalmente. Questo numero, oltretutto, non risulta eccessivamente esagerato nemmeno sotto l’aspetto grafico, nonostante la presenza alle matite di Liefeld, come già sottolineato.

Stiamo comunque parlando del 1990 e lo stile ipertrofico sarebbe da li a poco esploso, ciononostante, Liefeld in questo periodo transitorio presentava delle linee si eccessive ma ancora accettabili. Il gusto esagerato era comunque presente, con costumi fin troppo sgargianti ed armature dalle borchiature onnipresenti, inoltre era già ampiamente presenti le tipiche tratteggiature ed ombreggiature che tentavano goffamente di coprire un tratto eccessivamente sporco e con errori palesi, cercando di fornire dinamicità estrema anche nei momenti in cui lo storytelling e la sceneggiatura in generale richiedevano l’esatto opposto.

In definitiva, quindi, la prima apparizione di Cable in New Mutants 87 è più un elemento da prendere in considerazione per la “validità storica” che ha nei confronti del personaggio, più che per il lavoro stesso. Ciò che realmente risulta interessante in questo volume e che ne fa meritare l’acquisto è la miniserie Sangue e Metallo. Era il 1992 ed il personaggio esoridito due anni prima sulle pagine dei Nuovi Mutanti aveva raggiunto la notirietà: Cable aveva preso il comando del gruppo che era finito per diventare qualcosa di nuovo, la X-Force. Il mutante proviente dal futuro aveva quindi guidato il rinato gruppo contro Stryfe, il FLM ed una folta schiera di nemici, finendo, però, con lo sciogliersi definitivamente.

Tutto ciò aveva poi portato allo svelamento di alcuni elementi riguardanti il passato di Nathan e della sua faida contro il folle Stryfe, che affonda le radici in un tempo molto precedente, anche se, allo stesso tempo, futuro. Era quindi arrivato il momento ottimale per dedicare a questa misteriosa figura una minisere tutta propria, studiata per chiarire definitivamente la figura di Stryfe. Il lavoro in sé rappresenta, inoltre, l’altra faccia della medaglia per quanto riguarda gli anni novanta più estremi ed esagerati.

Parlavamo di “sacchettismo” e di estremizzazione delle figure, fatto realizzato in maniera non propriamente eccelsa nella maggior parte dei casi, ma c’è comunque chi è riuscito a rendere interessante e divertente anche uno stile simile: il sempre immenso John Romita Jr. Se dovessimo realmente parlare di un mostro sacro come JRJR sarebbe necessario un articolo a parte per analizzare minuziosamente un artista che a cavallo di più epoche ha saputo dare il proprio meglio, riuscendo a reinterpretare sia i tempi correnti che il proprio stile, modificandolo a volte radicalmente.

Certo, il buon JrJr ha sentito gli anni trascorrere ed ha attraversato un periodo decisamente buio anche in tempi recenti, da cui però sembra essere intento a sollevarsi come dimostrano i due ultimi lavori dedicati a Batman che lo hanno visto come disegnatore: The Last Crusade e All-Star Batman. Comunque nel 1992 Romita Jr. era una superstar indiscussa. Aveva mutato radicalmente il proprio stile, spostandosi dall’emulazione paterna, attraverso una maturazione partita sul finire degli anni settanta ed arrivata allo stile per cui il disegnatore viene ricordato sul finire del decennio successivo, grazie sopratutto alla run con Ann Nocenti sulle pagine di Devil.

Da li lo stile di Romita Jr. si adatterà perfettamente al tempo corrente, sopratutto quando richiesto (risulta più che palese la differenza tra lavori come Zona di Guerra, questo Sangue e Metallo e l’Uomo senza Paura, arrivato due anni più tardi) creando la parte realmente interessante di questo periodo così tanto criticato. Lo stile di Romita Jr. diverrà quindi un marchio di fabbrica, con le proprie figure fortemente squadrate e mastodontiche. Le pagine di questo volume ne sono la perfetta dimostrazione: tavole estremamente affollate, talmente tanto grandi da essere disposte in orizzontale, occupando così due pagine, per poterne esprimere pienamente la potenza visiva.

Dal punto di vista narrativo Sangue e Metallo rappresenta un punto di svolta molto importante, con una narrazione che si snoda tra due diverse linee temporali, quali presente e passato, grazie a cui veniamo a conoscenza di retroscena riguardanti Stryfe e la sete di vendetta mostrata da Garrison Kane nei confronti di quello che un tempo era il leader del proprio gruppo di mercenari. Stryfe mostra la propria natura, svelando definitivamente anche ad un atterrito Nathan il proprio volto di clone, votata alla distruzione di colui che demonizza, in quanto distorta rappresentazione di tutto il male provato nella propria esistenza. L’obiettivo ultimo del clone di Cable, quello di rimpiazzare definitivamente il proprio mentore Apocalisse, è ormai chiaro, ma ciò che più impegnerà il viaggiatore temporale figlio di Ciclope sarà sopratutto fare i conti con un passato tortuoso che torna a bussare alla porta.

Le scelte di un uomo, per quanto sicure o sofferente, continueranno a gravare sulla sua esistenza per sempre, e di questo Cable ne è consapevole. Non è spaventato dal trovarsi faccia a faccia con le conseguenze delle proprie azioni, ciò che lo mette in seria difficoltà è riuscire a sacrificare il perseguimento dell’obbiettivo finale. Proprio per questo continua ad agire compiendo una distinzione formata da due sole opzioni -bianco o nero, vincere o perdere, agire o subire- dove la riuscita della missione è l’unica cosa che conta realmente, anche quando risulta andare a discapito delle persone che lo circondano. Ed è proprio riguardo questo aspetto che si hanno le maggiori rivelazioni: Nathan arrivò a colpire Hammer, altro compagno ai tempi del Six Pack, rendendolo paraplegico nell’estremo tentativo di ottenere dei dati su Stryfe, lasciando tutti gli altri in balia di un esplosione.

Questo ennesimo scontro con quello che si rivelerà essere il proprio clone servirà in maniera definitiva a Cable che ne uscirà sconfitto ma rinato sotto il punto di vista personale. La comprensione che non si può e non si deve necessariamente ragionare per assoluti è vitale per un uomo come Nathan, condannato dal suo stesso modo di agire e ragionare ad una solitudine che non merita. Scegliere di salvare Kane nel finale di questo lavoro dimostra la definitiva maturazione di un personaggio che finalmente sceglie di intraprendere, per assurdo, la via che reputa più tortuosa, aiutando un amico anche a discapito del raggiungimento dell’obiettivo.

Sangue e Metallo è una storia che trasuda azione da ogni poro, perfettamente inserita nel periodo in cui è stata pubblicata, che tuttavia ci mostra la parte interessante e ben realizzata di questo periodo così controverso, capace di sfornare molti lavori validi, distanti a grandi linee dalle dinamiche che lo caratterizzavano, ed altri che nonostante si inserissero esattamente nel filone del momento riuscivano a regalare letture appassionanti, dal ritmo sincopante. Il consiglio che vi diamo è quello di recuperare un pezzo di storia così importante per Cable, pur con le dovute avvertenze, sottolineando che alla fine negli anni novanta si potevano trovare anche prodotti mainstream mediamente validi.


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