#PaniniComics / Darth Maul: Figlio di Dathomir – Recensione

Lorenzo Cardellini

Spesso quando si pensa a Star Wars come media non si ha la percezione di quanto sia ampio e vario il mondo in cui le idee di George Lucas hanno preso vita. Per molto tempo questo universo espanso è stato un grande contenitore in cui finivano tutti i prodotti relativi a tale mondo, spesso inseriti senza una giusta analisi del materiale, che, molte volte oltre ad essere di scarsa qualità non rispettavano la canonicità del brand, dando vita ad errori, paradossi e confusione generale.

Dopo l’acquisizione della Lucasfilm da parte della Disney nel 2012 vennero gettati i piani per la futura trilogia che avrebbe ulteriormente ingigantito il mondo di Star Wars, sempre più saturo di materiale dalla dubbia utilità/qualità. Proprio in relazione a questo caotico canone su cui tutti si erano espressi senza comunque risolvere la questione, la Disney decise di imporsi in maniera netta, catalogando cosa effettivamente facesse parte della continuity di Star Wars e cosa non dovesse più essere considerato canonico.

Dall’aprile 2014 tutti i prodotti relativi all’universo espanso non avrebbero fatto parte della “nuova continuity” e sarebbero stati raggruppati sotto la definizione di Star Wars Legends. A far parte del nuovo canone sarebbero rimasti la trilogia prequel, la classica e quella che sarebbe poi stata sviluppata dalla Disney, tutti i prodotti relativi a The Clone Wars e Star Wars Rebel, molti romanzi, il futuro videogioco sviluppato da DICE, Battlefront, e tutti i vari titoli a fumetti.

Una sola eccezione è stata fatta in tale ambito, con il titolo che effettivamente ha dato vita alla nuova canonicità del brand, ovvero Darth Maul: Figlio di Dathomir. Pubblicata dalla Dark Horse la minisierie dedicata all’apprendista di Sidious risulta essere strettamente legata alla serie animata The Clone Wars, essendo un vero e proprio adattamento a fumetti di diversi episodi scritti da Jeremy Barlow per la sesta stagione che avrebbero dovuto formare un completo arco narrativo. La prematura cancellazione della serie, tuttavia, non ne permise la produzione che venne comunque portata avanti attraverso il media fumetto.

Tale lavoro si poneva l’obiettivo di dare una parziale conclusione alla storyline di Maul iniziata nella quarta stagione e lasciata, purtroppo, incompiuta. Va sottolineato come sia stata effettivamente tale serie a dare una dignità al personaggio di Darth Maul, che nonostante l’eccezionale potenziale, soffrì di una pessima scrittura facendo la propria “fugace” apparizione in quello che probabilmente rimane il peggior episodio dell’intera saga, La minaccia fantasma

Risulta quindi fondamentale comprendere come questo prodotto, raccolto dalla Panini in un volume cartonato, sia una letterale prosecuzione di quanto visto su schermo, fatto che non ne permette una pratica e diretta fruizione. Il volume è leggibile a se stante grazie al pratico sunto di Marco Ricompensa posto in apertura ma inevitabilmente la lettura risulta poco chiara se non sono state seguite le varie stagioni. La storia narra l’effettiva chiusura di un ciclo che, se non vissuto attraverso la serie, lascia un senso di esperienza troncata. In definitiva ciò che si finisce per fruire non è altro che una resa dei conti votata alla parziale conclusione delle peripezie compiute da Maul.

Ovviamente la narrazione parte in medias res, riprendendo esattamente da dove lasciato nella quinta stagione con il sedicesimo episodio, Il senza legge. Dopo l’ennesimo scontro tra il precedente apprendista di Palpatine e Obi Wan le conseguenze risultano essere più dure che mai: il conflitto di Mandalore porta alla morte della duchessa Satine e a quella di Savage, oltre che alla cattura di Maul stesso, ora alla mercé del Signore Oscuro.

La prosecuzione fumettistica si inserisce a gamba tesa approfondendo quanto visto, mostrando il tanto agognato scontro finale, dilazionato in molteplici momenti, tra tutte le parti in ballo. Ed è così che assistiamo all’ennesimo gioco d’astuzia messo in atto da Sidious, il quale non manca di sottolineare nuovamente la propria lungimiranza ed intelligenza. Il cancelliere, qui come in tutto il resto dell’universo, gioca una grande partita di scacchi dove pochissimi riconoscono la propria dimensione di pedine. Lo stesso Maul che dovrebbe essere il reale protagonista della miniserie non è altro che una semplice comparsa nell’ennesimo piano ideato da Darth Sidious, troppo potente da contrastare, sia nel bene che nel male.

Ogni azione compiuta dal “Figlio di Dathomir” risulta essere stata già analizzata, ed è anzi lo stesso Sidious a lasciare campo libero all’ex apprendista, facendogli credere di avere il controllo e di star escogitando mirabolanti piani. I difetti di Maul che vengono sottolineati in questi numeri riguardano proprio la scarsa capacità di analisi mostrata, mista all’eccessivo egocentrismo.

Tali limitazioni non fanno altro che agevolare il raggiungimento del reale obbiettivo di Sidious, l’annientamento di Madre Talzin. Tutti gli avvenimenti visti, le battaglie combattute e gli inganni tramati avevano tale unico scopo che viene irrimediabilmente raggiunto, con la definitiva morte di quest’ultima, sacrificatasi nuovamente per salvare Maul, il quale scopre, inaspettatamente, di esserne figlio, rapito in tenera età da Palpatine per fare un Sith.

Viene quindi anche approfondito e finalmente chiarito il rapporto che legava i due personaggi, rispondendo a domande e dubbi che attanagliavano gli spettatori. In maniera non sospetta, almeno fino alla rivelazione finale, viene esposto ed analizzato un perverso rapporto madre-figlio che Maul non sapeva nemmeno di star vivendo. Possiamo poi vedere il definitivo rigetto da parte di quest’ultimo nei confronti del periodo vissuto come apprendista del Signore Sith, il quale viene perfettamente inquadrato dal fu Darth Maul. Il dathomiriano, nonostante le proprie limitazioni a livello intellettivo e strategico (sempre se paragonate a quelle di Sidious), ha il pregio di riuscirne a comprendere la reale e pericolosa natura, abbandonando il velo di riverenza e adorazione tipici di Dooku e Grievous (punti cardine per lo svolgimento dei piani escogitati) o del terrore mostrato dalla Repubblica.

Maul riesce a vedere Sheev Palpatine per ciò che è, arrivando a comprende le grandi aberrazioni che attuerà una volta conquistato il pieno potere.

Nonostante un comparto grafico spesso sottotono lasciato nelle mani di Juan Frigeri, che regala primi piani di dubbio livello, figli di uno stile decisamente sorpassato, lo spirito generale dei lavori di Lucas è ben presente e durante i combattimenti il tutto si fa più curato, con un risultato apprezzabile. I classici scontri stellari, marchio di fabbrica ed elemento cult della serie, sono scritti con dovizia di particolari, ad esclusione di qualche punto eccessivamente didascalico. Curioso dettaglio è il palese omaggio fatto Barlow alla Battaglia delle Termopili, con una ripresa da parte di Maul della strategia spartana.

Darth Maul: Figlio di Dathomir è un prodotto onesto: non mostra spunti geniali ma riesce a dare del piacevole intrattenimento con una storia incentrata sul potere del Signore Oscuro, bellamente mascherata da lavoro dedicato a Maul, di cui, tuttavia, ne lascia comunque in sospeso la sorte. Se valutato in solitaria, come già detto, il volume perderebbe inevitabilmente molto del proprio fascino, risultando una storia abbastanza inutile, mentre se relazionato al proprio media (cosa da fare obbligatoriamente) e visto anzi come estensione transmediale dello stesso, riesce a guadagnarsi gli elogi.

Tali elogi sottolineano, inoltre, in maniera ancora più netta l’ottimo livello di The Clone Wars e di tutto il materiale non sviluppato, conosciuto come The Clone Wars Legacy, che ha comunque trovato una propria vita e via di pubblicazione attraverso altri media, tra cui la nona arte.

 

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