#PaniniComics / La Visione: Un po’ peggio di un uomo

Lorenzo Cardellini

C’è chi dice che il fumetto supereroistico non abbia praticamente più nulla da dire, che si tratti argomentazioni trite e ritrite, che si sia perso il vero fine dietro a questo tipo di media, ovvero il veicolare un messaggio attraverso le avventure di qualcuno con dei poteri straordinari, che siano essi veri e propri o che si tratti più semplicemente di un’animo buono e tormentato che decide di voler fare la differenza nel mondo.

Forse è vero. Il fumetto supereroistico subisce tanti di quei reboot e retcon da far impallidire le telenovelas dell’America latina. Forse davvero non c’è più un messaggio, forse non si riesce realmente più ad interpretare i tempi che corrono e tutto si è fermato nella seconda metà degli anni ottanta.

O forse no.

Perché ci vuole davvero tanto coraggio per sostenere affermazioni come queste dopo aver letto titoli come la Visione di Tom King e Gabriel Hernandez Walta. Ci vuole davvero un gran fegato. Probabilmente tante di queste problematiche andrebbero imputate all’incontentabile animo umano, che tende puntualmente a vedere le cose in un classico ordine disfattista, dove tutto ciò che lo circonda non è mai bello e ben fatto quanto quello che si faceva precedentemente, e si entra, così, in un circolo vizioso di disappunto, critica infondata e scontento generale che risulta essere fondamentalmente insensato. Ma sono proprio queste le cose che vanno ignorante, mentre è sulle cose belle e di livello che ci si deve focalizzare, e la Visione è una di queste.

Mai, da diverso tempo, dei messaggi così umani sono stavi veicolati attraverso un fumetto ed il buon King ha deciso di farlo utilizzando il personaggio che, per assurdo, è più distante dall’umanità, nel senso spicciolo del termine, di qualsiasi altro. Ha analizzato i problemi di migliaia di famiglie, e non solo, approfondendo rapporti personali in una delle maniere più particolari che si potessero desiderare, e lo ha fatto attraverso un personaggio semplicemente magnifico.

Chi, più di Visione, ha diritto a volere un po’ di normalità e tranquillità nella propria vita? Un sintenzoide creato da quella che potrebbe essere definita come una tra le cinque entità più malvagie che abbiano mai cercato di assoggettare la Terra, progettato per essere altrettanto crudele. Il figlio di Ultron decide di prendere da solo le proprie decisioni e combattere dalla parte dei buoni, di difendere i deboli, nonostante gli sguardi indagatori di chi non riuscirà mai a fidarsi. Distrutto e ricreato più e più volte, ha tentato di crearsi una vita normale, legandosi emotivamente al soggetto meno “normale” (ed instabile) che si potesse trovare, Scarlet, con cui ha avuto dei figli immaginari. In tempi più recenti Visione non è risultato essere più fortunato, in quanto a seguito di un problema legato alle sensazioni ed i sentimenti provati, ha dovuto compiere una scelta. Per continuare ad esistere come “organismo non nocivo” ha dovuto compiere un reset completo, divenendo un qualcosa di decisamente più freddo e vicino alle macchine (potete recuperare tale mini-storia su Avengers 0).

In tutto ciò la volontà di vivere una vita definibile come normale non è svanita e Visione ha deciso di aggirare il problema, sia per se stesso che per gli altri, e creasi, letteralmente, una famiglia. È così che troviamo il nostro protagonista con una moglie e due figli, una famiglia (di sintenzoidi) al gran completo. Ma, nonostante tutto, anche questo non sembra bastare, ed è qui che entra in campo la bravura di uno scrittore come Tom King.

King rivisita la classica visione da narrativa fantascientifica dove l’essere robotico o sintetico, o comunque estremamente simile a l’uomo e creato in laboratorio, viene discriminato, ma con delle tematiche ed una maestria che lasciano sbalorditi. Il messaggio che vuole passare attraverso tale lavoro è molteplice e divisibile in più punti: il primo è quello del razzismo che viene subito dai protagonisti in maniera massiccia e praticamente in ogni occasione possibile, dai classici vicini che non vedono di buon occhio questi “esseri“, ai compagni di scuola di Viv e Vin che sanno essere più cattivi che mai.

I Visione si ritrovano a dover imparare a vivere accompagnati dalle difficoltà peggiori che uno scenario simile potrebbe avere, discriminati e pieni dei classici problemi che una famiglia potrebbe avere. Proprio grazie a questo aspetto si apre la grande, e nemmeno troppo scontata, critica mossa da King allo stereotipo della tipica famiglia borghese che vive, nella periferia cittadina, una vita apparentemente perfetta, di facciata, per far poi scatenare l’inferno una volta che la porta di casa viene chiusa. In maniera esponenzialmente peggiore e, se si vuole, più complessa i Visione risultano, sotto tale punto di vista, più umani che mai, seppur nella loro estrema freddezza. Si tratta di sintenzoidi che pur essendo costruiti con tutti i crismi risultano mancanti di quella gamma emotiva che ha sempre fatto si che Visione fosse un personaggio tremendamente intrigante e a tutto tondo, classificandolo ancora di più come umano in tutto e per tutto, seppur fatto di componenti meccanico-sintetiche.

È proprio questo loro continuo tentativo di comprensione delle emozioni, oltre che il chiaro sviluppo di quelle che sembrano esserlo a tutti gli effetti, che appassiona e contribuisce a criticare la famiglia borghese americana che pur di apparire preferisce nascondere lo sporco sotto il tappeto (come ci mostra Mike del Mundo in una copertina meravigliosamente rappresentativa) piuttosto che affrontare le reali problematiche. Abbiamo un Visione più distaccato che mai, probabilmente ancora tormentato da quanto avuto con Scarlet in quella che potremmo definire come la sua “vera vita“, una moglie che si sente profondamente sola, preoccupata per ciò che il marito pensa e per la sicurezza dei figli i quali, a loro volta, non ancora completamente formati tentano di trovare un proprio posto nel mondo ponendosi domande degne delle migliori lezioni di filosofia.

Riuscire a districarsi in situazioni simili è già difficile ma cosa accade quando, a seguito di un avvenimento ci si spinge oltre il punto di non ritorno? Quanto si può continuare a nascondere, mentire, facendo finta di nulla? Oltretutto seguendo questo aspetto King ci fornisce un’interessante retrospettiva dei salvataggi della Terra compiuti dalla Visione, ponendoci di fronte ad un dilemma: quanto l’aver salvato il mondo, più e più volte, può giustificare delle azioni deprecabili, anche se soltanto volte a tutelare il proprio nucleo famigliare? Fino a che punto ci spingeremmo per difendere la nostra famiglia, pur essendo a conoscenza del torto che questa ha?

Visione è semplicemente, a conti fatti, uno dei migliori fumetti che questo anno appena passato ci abbia regalato riuscendo a mettere a tacere, insieme ad altri grandi lavori come Pantera Nera di Brian Stelfreeze e Ta-Nehisi Coates ed il Moon Knight di Jeff Lemire e Greg Smallwood, qualsivoglia tipo di voci riguardo il fumetto supereroistico. Si tratta della dimostrazione di come questo genere abbia ancora molto da dare, riuscendo ad inserire in un fumetto dai colori sgargianti delle digressioni filosofiche sulle implicazioni di cosa possa essere definito fiducia e fede in relazione ad un banalissimo scherzo fatto mentre i protagonisti giocano a football. I nostri giovani figli di Visione riflettono su cosa sia la normalità e la giustizia in termini estremamente complessi ma accompagnati da una semplicità ed innocenza di fondo che li fa apparire estremamente candidi e privi di qualsiasi colpa, facendo comprendere quanto sia difficoltoso imparare a rapportarsi e vivere in una società in cui il preconcetto e l’odio risultano, purtroppo, essere le fondamenta su cui tutto sembra basarsi.

La Marvel, trattando un personaggio comunque molto importante per il proprio universo narrativo, riesce a creare un fumetto impegnato, di nicchia se vogliamo, reintepretando in maniera ancora nuova il genere supereroistico, muovendo delle critiche fortissime ad alcuni dei sentimenti e delle azioni più umane attraverso un personaggio che, al momento, risulta essere uno dei più lontani da tali crismi. La pura genialità da parte di King che viene accompagnato dai solidi disegni di Gabriel Hernandez Walta, fumettista dallo stile molto particolare, che porta su carta una perfetta commistione tra linee più classiche, azione ed una doppia valorizzazione dell’espressione e del sentimento in senso molto moderno, esaltando l’elemento centrale di tutta la storia. A dare il tocco finale sono i colori pastello di Jordie Bellaire che danno quel senso di surrealtà, la quale permea il tutto, illuminando con luce gialla ed arancione tipica del tramonto ogni vignetta.

Questo primo volume di Visione, edito da Panini Comics, è un qualcosa di cui ogni amante del fumetto ha bisogno, si tratta di uno di quei lavori che si aspettano con ansia, talmente tanto unici da riuscire a rivoluzionare ed imporsi come punto di svolta per tutto ciò che verrà in futuro. Ecco, forse non c’è stata ancora una reale presa di coscienza, ma in questo determinato periodo, così florido (a differenza di quello che tanti altri dicono) per il panorama fumettistico, titoli come questi rappresentano la svolta di un genere che sta mutando verso lidi sempre nuovi, aprendo la via ad un modo di scrivere il fumetto che si sta facendo sempre più largo, reimpostando le basi del fumetto supereroistico.

Fatevi trasportare in questa complessa e struggente storia che, senza nemmeno farvene rendere conto, si farà divorare, facendovi provare amore, odio, paura e tristezza allo stesso tempo, mostrandovi la disillusione della vita in tutta la sua disperazione, spiegando come questa possa essere grama anche in un mondo in cui il bene sembra sempre vincere sul male. Sarà un colpo al cuore che vi farà comprendere quanto l’impatto dell’arte fumettistica possa essere grande e potente.

Letto Visione non si può tornare più indietro né, tanto meno, lo si vuole.


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