#PaniniComics / Moon Knight: Reincarnazioni – Recensione

Lorenzo Cardellini

Gli elementi alla base di un personaggio come Moon Knight sono sempre stati a cavallo di una sottile linea, tra il kitsch ed il geniale. Un uomo, morto e risorto grazie ad una semi-sconosciuta divinità egizia, diventato un giustiziere dallo sfavillante costume, ossessionato dal poter svolgere al meglio il proprio compito di protettore dei viaggiatori, oltre ovviamente ad essere affetto da gravi disturbi mentali.

Il potenziale quindi era papabile ma allo stesso modo le possibilità di creare prodotti scadenti erano ben presenti. La Marvel, con il passare degli anni, ha provato approcci diversi con il personaggio di Marc Spector, facendolo oscillare tra l’essere emissario di una divinità ed una persona mentalmente instabile, che fa dubitare di qualunque cosa faccia o dica. 

Grazie alle run di Charlie Huston, e successivamente a quella di Brian Michael Bendis, tutti gli avvenimenti dati per scontati e posti alla base del personaggio sono stati rivisti ed analizzati sotto un punto di vista completamente nuovo. Marc Spector è presentato come un uomo afflitto da grandi problemi, risucchiato in una spirale depressiva, affetto da disturbi dissociativi sempre più gravi e marcati. Non vi è più equilibrio nella vita del cavaliere lunare, a cui vengono dati dei tratti eccessivi e violenti oltre ogni modo.

La nuova veste di Moon Knight, in bilico tra la figura di vigilante e psicopatico, è nettamente più affascinante, fornendo un reale alone di mistero a tutta la vita del fu mercenario. La divinità chiamata Khonshu parla veramente col suo figlio prediletto o si tratta, più semplicemente, di un crollo psichico di una mente evidentemente già provata? Marc Spector è effettivamente tornato dalla morte o si tratta solamente di una grande invenzione di un uomo dalla mente instabile e dai modi violenti?

Queste sono state le domande sollevate nelle run precedenti all’arrivo della “All New Marvel Now“. Qui infatti abbiamo visto il personaggio passare nelle mani di autori eccellenti, che hanno segnato un nuovo corso in ogni senso, strutturando le avventure di Mr.Knight con una costruzione molto più vicina alle stagioni di una serie tv che alla classica serialità fumettistica.

In queste run Marc  si è confrontato con la propria condizione,  mostrandosi intenzionato a fare del tutto pur di poter guarire. Molti altri dubbi sono stati sollevati, la maggior parte riguardanti proprio la divinità egizia. Se da una parte la possibilità che tutta l’intera vita del personaggio derivi da una visione distorta dello stesso Spector, dall’altra si inizia a delineare una diversa opzione, già avallata in passato. Se effettivamente Khonshu dovesse essere reale potrebbe risultare ancor meno benevolo di quanto apparso in precedenza.

Sembra, infatti, essere la stessa divinità una delle cause dei disturbi ossessivo dissociativi di Marc, delineandosi in modo sempre più negativo. Khonshu tenta di spingere il proprio prediletto verso della violenza sempre più efferata, voltandogli le spalle quando non lo reputa abbastanza degno (laddove Spector non vuole spingersi oltre). 

In tale dicotomia di realtà e finzione si sviluppa tutta la storia, la quale si presta perfettamente ad ognuna delle due interpretazioni. Che Spector sia completamente folle o che la divinità adorata si stia rivelando come il più grande nemico dei nemici il lavoro avrà comunque un senso perfettamente compiuto, lasciando un largo margine di scelta all’interpretazione del lettore stesso.

Proprio in questo disegno si incastra la nuova run realizzata da Jeff Lemire che ne raccoglie l’eredità, facendone il fulcro delle vicissitudini vissute da Moon Knight. In modo più che personale l’autore porta all’estremizzazione quanto visto nelle storie precedenti, mostrandoci uno Spector arrivato al limite, trasportato in una dimensione, quella da internato in un ospedale psichiatrico, che non riesce a riconoscere. Nessuno sa quali siano state le vicende a portare tali sconvolgimenti, né tanto meno come Spector possa aver completamente rimosso il proprio passato, cancellando tutti i ricordi di un’esistenza travagliata.

Grazie a degli amici ritrovati ed ai ricordi che si fanno sempre più strada, Marc sembra finalmente pronto a fronteggiare lo stesso Dio di cui porta il volto, ritenendolo completamente responsabile dell’accaduto. L’atto finale tra Spector e Khonshu sta per essere scritto, sullo sfondo di una New York ormai fusa con I’Antico Egitto.

Tuttavia prima di giungere allo scontro definitivo qualcosa deve essere definitivamente risolto.

Ed è qui che si apre quanto proposto nel secondo volume della serie edita da Panini Comcs: un ultimo, estremo, viaggio nella mente frammentata di un uomo che per tanto, troppo tempo ha scisso il proprio Io in molteplici sublimazioni. Ed è così che ci troviamo nuovamente a leggere le avventure pulp/noir di Jake Lockley o il ben più terreno stile di vita del miliardario Steven Grant.

Jeff Lemire, in modo eccezionale ed unico nel proprio genere, ci propone dell’ottimo metafumetto infarcito di citazioni e richiami sia al passato dello stesso Moon Knight che al mondo reale. Ed è così che la vita di Steven Grant diviene quella di un miliardario “qualunque”, il quale sembra esistere nella nostra stessa realtà, dove i supereroi tirati in ballo non sono altro che personaggi dei fumetti Marvel ed i cinecomics impazzano come “moda cinematografica” del momento. Grant è la personalità più umana di Spector, con un passato costellato di disordini mentali ed antidepressivi, fatto di alti e bassi.

In modo nettamente diverso si classifica Lockley, essendo un’ulteriore parte del carattere originario sviluppatosi in questa personalità priva di freni inibitori. Jake è la parte impulsiva e violenta di Spector, ritrovatasi ad avere talmente tanto controllo da creare una propria incarnazione, divenendo una delle più forti ed inamovibili, pronta ad emergere negli scontri e nei momenti in cui è la violenza l’unico mezzo di comprensione.

Questo lato così eccessivo è quello che ha portato Moon Knight ad essere spesso accostato più ad un vigilante dalle maniere rudi che ad un vero e proprio supereroe (ricordiamo come al tempo della prima Civil War Cap lo ritenesse ancor più pericoloso e squilibrato di Frank Castle).

Completamente inedita, invece, è la personalità del  Capitano Spector creata ex-novo da Jeff Lemire su cui possiamo solamente ipotizzare, vista la natura ancora troppo acerba. Da quanto visto, il Capitano Spector sembra incarnare la combattività di Marc e la sua passione per l’ignoto e l’avventura. L’autore arriva a riesumare uno dei primi villain che fronteggiarono il cavaliere lunare, ovvero Lupinar, oltre a citare indirettamente Jack Russell, Werewolf by Night (Licantropus nell’adattamento italiano).  

Come già detto la storia imbastita dallo scrittore canadese è un viaggio nella psiche distorta di Marc Spector: l’ultimo, forsennato tentativo di mettere fine al cacofonico brusio che si annida in una mente già troppo provata. Marc sembra aver acquisito una consapevolezza fondamentale, ritrovandosi a vivere un momento di assoluta lucidità. Da qui la lapidaria, quantomai necessaria, decisione che farà da intero motore per tutti gli avvenimenti presi nel volume.

Jeff Lemire ci mette di fronte a qualcosa che nessun altro ha mai fatto in modo così netto.

Non si tratta di Steven Grant  o Jake Lockley.

Non si tratta nemmeno di Moon Knight.

Il centro focale di tutto è Marc Spector e lo stesso Khonshu dovrà scendere a patti, finché ne avrà la possibilità.

Il secondo volume di Moon Knight è un esperimento davvero eccezionale che si va ad inscrivere in un progetto ancor più ambizioso, il quale merita un’altrettanto degna conclusione. Fin’ora nulla è stato sbagliato nella “riqualificazione di un personaggio” passato dall’essere secondario a piccola punta di diamante, nonché campo di sperimentazione per tutte quelle idee che esulano dal più classico fumetto seriale.

La stessa scelta del comparto grafico per questi quattro numeri è estremamente audace: la netta differenziazione di stili a seconda delle personalità incarnate è stato un tratto ancor più qualificativo. Ammirare le atmosfere crime/pulp nelle pagine con Lockley come protagonista, grazie allo stile unico di un autore maiuscolo come Francesco Francavilla è stato un vero piacere per gli occhi. Come anche passare da uno stile più realistico come quello di Wilfredo Torres all’ultra dettagliato approccio di James Stokoe (che ricorda il miglior Geof Darrow) si è rivelato un colpo da maestri. Su tutti, però, si erge la figura di Greg Smallwood, che seppur presente in pochissime tavole (proprio per favorire le scelte appena elencate), si erge grazie ad uno stile completamente unico. Le tavole di Smallwood hanno una carica emotiva che si imprime nel lettore e si fonde ai testi di Lemire. Il pathos, unito ad uno storytelling ottimo, fanno dell’artista una delle più grandi promesse dell’attuale panorama fumettistico. Estremamente competente nella gestione della tavola (il primo volume di Moon Knight ne è la perfetta dimostrazione) riesce ad emergere in maniera netta in un momento storico in cui le produzioni artistiche di qualità sono davvero molte.

In chiusura dell’ottimo volume troviamo una chicca proposta dalla Panini, ovvero Moon Knight #2, datato 1980, che ci riporta alle radici del personaggio con i testi di Doug Moench ed i disegni del Maestro Bill Sienkiewicz. La storia, narrata comunque in modo molto buono, affronta la carneficina del Tagliagole e la sua forsennata ricerca da parte del cavaliere lunare e dei suoi alleati. Oltre a fornire un’ottima retrospettiva sul personaggio e a far carpire i semi per qualcosa di profondamente interessanti già gettati da Moench, abbiamo anche modo di esaminare lo stile ancora acerbo di  Sienkiewicz, ancora lontano da quell’evoluzione creativa che lo farà diventare un punto di riferimento, e di svolta, per l’intero mondo-fumetto.

Moon Knight: Reincarnazioni è un lavoro ottimo che porta avanti uno dei titoli più interessanti dell’attuale universo Marvel, una lettura da non perdere, che mostra nuovamente come fumetto seriale e attitudine underground possano fondersi creando degli ibridi eccelsi.


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