#Paninicomics / Occhio di Falco, Piccoli Colpi – Recensione

Lorenzo Cardellini

Ci sono opere che fanno comprendere quanto grande possa essere una forma d’arte, facendola apprezzare appieno e ponendola sotto una luce inaspettata, arrivando a portarla verso lidi inaspettati. Ecco, Occhio di Falco di Matt Fraction e David Aja è uno di questi. Si tratta di un fumetto che riesce a scardinare completamente il concetto stesso che si porta dietro, che mette a tacere tutte quelle voci riguardo la scarsa qualità delle storie su i supereroi e sul fatto che non ci siano più idee per innovare e reinvetare il genere. Matt Fraction, insieme ad un David Aja degno dell’olimpo, creano un prodotto che suscitata scalpore, grazie alla propria complessa semplicità e a delle tavole classificabili come veri capolavori.

La Marvel con Hawkeye dimostra come la voglia di puntare su qualcosa di diverso e meno conosciuto sia estremamente fondata, creando, grazie ad un personaggio per molto tempo considerato minore, una delle migliori serie del proprio parco titoli. Con questo secondo volume, che racchiude i numeri dal 6 al 12 della run america, ci ritroviamo catapultati in maniera ancora più verace nella vita di un supereroe che deve sopperire il fatto di non avere nessuna qualità particolare, se si esclude una mira infallibile, un cuore grande ed una gigantesca inclinazione a compiere le scelte sbagliate nel momento peggiore.

La prima storia proposta, Sei giorni nella vita di, ci mostra perfettamente come vanno le cose per un uomo normale che fa un lavoro decisamente anormale; quale siano le problematiche che si ritrova ad affrontare e come faccia a sopravvivere in un mondo che colpisce sempre più forte. Clint si ritrova a vivere il periodo natalizio in maniera decisamente poco allegra, dovendo fare nuovamente i conti con delle scelte legate alle proprie azioni, spesso troppo avventate, che lo costringono a prendere una netta posizione. Ciò che è stato raccontato nel volume precedente torna ad abbattersi sulla vita dell’eroe in maniera ancor più violenta.

I “Bro” russi con cui Barton si è scontrato e che ha contribuito a cacciare tornano prepotentemente a reclamare il proprio palazzo e la propria posizione dando un ultimatum al protagonista. O sarà fuori o saranno tutti gli altri inquilini ad esserlo, in senso molto più figurato. Clint è combattuto tra scelte diverse ma sembra essere perennemente inseguito da una costante: la fuga. “Becco di Falco” è convinto di dover perennemente scappare ed abbandonare le persone che ama, credendo di fare così il loro bene. In fondo è pur sempre un circense, un nomade sin da bambino, forse è proprio questa la sua dimensione.

A mettere in discussione tutto ciò è forse l’unica persona ad avere un reale e tangibile rapporto con Barton, ovvero Kate Bishop. Kate, l’altra Occhio di Falco, è la seconda faccia della medaglia, ciò che realmente permette a Clint di restare ancorato alla realta; sempre pronta ad accorrere in aiuto del proprio mentore in qualsiasi situazione, folle o pericolosa che sia. Il rapporto con “Katie Kate” si va sempre più sviluppando; c’è sincero affetto e rispetto tra i due, Kate si prende cura di Clint in maniera amorevole e l’unica cosa che probablmente impedisce al loro rapporto disfunzionale di divenire una vera e propia relazione è la differenza di età e la visione mentore/allievo che entrambi hanno.

Il lavoro fatto con i personaggi è egregio, Fraction cerca di esplorare l’umanità del suo protagonista e di chi lo circonda attraverso piccoli passi e azioni. Si può sapere molto di una persona anche se non ne si conosce il nome e far trasparire il proprio essere dalle azioni piuttosto che dalle parole, aiutando sempre chi ha bisogno, che si tratti di cartoni animati natalizi o del recupero di una cassaforte. Fraction esplora tutti i tipi di rapporto umano, focalizzandosi in un intero numero e con una semplicità tanto diretta quanto geniale su un logoro rapporto padre e figlio, soffocato da troppi silenzi, e su come gli uomini riescanano a tirar fuori il proprio spirito comune nei momenti peggiori, tentando di far fronte a qualcosa che non possono comunque controllare, come un uragano.

Inoltre l’autore non lesina sulla propria bravura, creando una consecutio temporum semplicemente perfetta, nonostante si diletti tra flashback e flashforward molto spesso. Riesce, con maestria davvero unica, a sviluppare una stessa storia su tre piani differenti, fornendo le diverse visioni della situazione di ogni personaggio in maniera sempre interessante e ben calcolata, con un lavoro che risulta essere curato anche nei dettagli più minuziosi.

Quando si dice che viene data una dimensione, un ruolo ed una contestualizzazione a chiunque interagisca con Clint e Kate si sta realmente intendendo ogni singolo personaggio. Ed infatti, una delle più belle e geniali storie contenute in questo volume vede come protagonista Lucky, o Pizza Dog, cane salvato in precedenza da Barton, il quale si è rivelato essere un vero e proprio leitmotive per l’eroe. Tutto l’episodio viene narrato dal punto di vista di questo cane, in modo fortemente avanguardistico e visionario, che permette, senza l’utilizzo delle parole, un immedesimazione anche maggiore all’interno della storia e di un avvenimento cruciale. L’innocenza e la stessa “non comprensione” dell’animale, contrapposte all’atto orrido a cui ci si trova di fronte crea una dicotomia semplicemente perfetta, che riesce a colpire in maniera inaspettata, tanto è il sentimento con cui viene trattata.

In tutto ciò entra in ballo Aja, che rende il già ottimo lavoro di Fraction qualcosa di realmente sublime. La sua impostazione delle tavole, completamente nuova e fuori dagli schemi, ha dettagli semplicemente unici che riescono a lasciare il lettore sbalordito di fronte ad un lavoro così grande. Aja inserisce di tutto: opta per uno stile sporco, che ricorda molto Mazzucchelli, inserendo dettagli nelle tavole che decostruiscono e costruiscono da zero un modo nuovo modo di concepire il fumetto nello spazio e, grazie a tale meravigliosa minuziosità, anche nel tempo. Ci sono riferimenti alla cultura pop (agli anni ’60 e ’70 grazie alle trame dei vestiti di alcuni personaggi e a delle acconciature), al cinema (alcune tavole di Cherry, nel volume precendete, erano un vero e proprio omaggio ai road movie) ed addirittura ai picchiaduro a scorrimento laterale, per chi ha un occhio allenato.

Ciononostante Aja fa toccare a questo volume il suo momento più alto con le tavole di Pizza is my bussiness. Il disegnatore crea un mondo dove Lucky riesce ad esprimersi liberamente, attraverso l’olfatto e l’udito, narrando le vicende in maniera chiara e facendo sempre comprendere ciò che sta accadendo intorno all’animale, tralasciando avvenimenti solo ed esclusivamente laddove è voluto. David Aja prende il concetto stesso di libertà e lo rivoluziona con un lavoro che è tanto inaspettato quanto bello.

Nel volume trovano posto anche altri artisti come Javier Pulido e l’orgoglio nostrano Francesco Francavilla, che oltre ad mostrare i primi flashback riguardo l’infazia di Clint e suo fratello Barney ed inserire un misterioso ed inquietante personaggio, riesce a deliziarci con tavole fenomenali dai colori estremamente caldi. Questo secondo volume risulta quindi (come tutta la serie) un lavoro eccelso, che vede Clint sempre più fagocitato da eventi che vorrebbe prevenire ma che, puntualmente, riescono a travorgerlo. Tutto ciò accade per un solo motivo: Clint Barton è un uomo gentile, una brava persona, che si prodiga per gli altri mettendoli sempre davanti a se stesso e si punisce troppo, autoconvincendosi di non meritare nessun tipo di felicità.

Fraction ed Aja creano qualcosa di fortemente reale e tangibile. In Occhio di Falco non sono i grandi supercriminali a creare problemi. C’è qualcosa di più reale, come i delinquenti di strada senza scrupoli né remore, le incomprensioni, la poca fiducia in se stessi e l’incomunicabilità. A loro volta non sono i grandi e scintillanti supereroi a risolvere i problemi, ma un semplice uomo con il migliore dei doni: un grande animo.


Comments are closed.