#PaniniComics / Providence 1-4: il ritorno a Lovecraft

Flavia Bazzano

Il bardo di Northampton colpisce ancora: Alan Moore e Jacen Burrows, coppia ormai consolidata, regalano ai fan dell’universo lovecraftiano Providence. L’opera in 12 episodi, di cui abbiamo letto i primi 4, è pubblicata in Italia da Panini.

Siamo nella New York degli anni ruggenti. Robert Black, un giornalista arrivato da poco a coronare il sogno di lavorare per una grande testata, l’Herald, decide di lasciare l’impiego e di dedicarsi alla scrittura in seguito alla morte di una persona cara. Il viaggio alla ricerca di informazioni sull’occulto lo porterà ad intravedere orrori nascosti, verità troppo orribili da concepire, segreti che conducono in una direzione: a Providence.

Era inevitabile il confronto con altre due opere del duo Moore-Burrows, Neonomicon e Il cortile (sulle quali potete approfondire cliccando qui). Providence si configura come prequel dei due lavori precedenti, ma, nonostante la comune introduzione di Antonio Solinas, se ne distacca per diversi motivi.

Dove il salto spaziale non è così rilevante, quello temporale salta agli occhi: con Providence, infatti, torniamo alla Red Hook degli anni ’20. Sembra quasi che Moore abbia voluto tornare sui propri passi per riavvicinarsi all’autentico spirito delle opere di Lovecraft, rispecchiato in parte anche dalle scelte cromatiche di Burrows che vanno dai seppia al verde bottiglia. Manca la componente thriller e splatter che aveva fatto gridare allo scandalo, ma, come per Neonomicon e Il cortile, anche qui il personaggio principale presenta un comportamento sessuale che per la propria epoca è considerata devianza (non andiamo oltre per evitare lo spoiler). A differenza di Merril Brears, la poliziotta ninfomane, il nostro Robert Black convive con le proprie pulsioni e si preoccupa piuttosto per la bestialità fatta di strani ibridi e relazioni incestuose che si nascondono nei luoghi più sperduti d’America. Gli spettatori della prima stagione di True Detective troveranno sicuramente molte analogie tra il viaggio di Black e le indagni di Rustin Cole (con tanto di citazioni di Chambers). Vengono meno, però tutti o quasi tutti i preziosismi che avevano arricchito i volumi precedenti. Sicuramente questo è un alleggerimento che renderà Providence più godibile per chi non conosce la materia, ma che priva l’opera di buona parte del suo potenziale valore metaletterario.

L’impressione che si ha di leggere questa storia è quella di giocare al gdr Il richiamo di Chtulhu (che tra l’altro prevede la classe “giornalista”). Il volume presenta un impianto narrativo lineare corredato da appunti e volantini  che completano le vicende raccontate sulle tavole. Nonostante questi compendi rallentino di molto il ritmo della storia, contribuiscono a far sì che il lettore entri in empatia con il protagonista sentendosi a sua volta un investigatore sulle tracce dell’orrore cosmico.

Qui il link al volume 1.


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