#PaniniComics / Punisher: Barracuda (I Grandi Maestri in Bianco e Nero) – Recensione

Redazione Geek Area

Squali.

Gli squali sono ovunque. È questo che Garth Ennis vuole farci comprendere con Barracuda, il quale, se vogliamo, si classifica come un arco narrativo dal taglio molto differente rispetto a quelli che lo scrittore dell’Irlanda del Nord è solito creare. Si tratta di una storia dalle tematiche diverse dove, per assurdo, ad essere protagonista non è il nostro Francis Castglione, ma quel marcio strato di società che si ritrova a combattere. Questa volta non si tratta della mafia senza scrupoli, né di spacciatori o criminali più classici, Frank si ritrova ad affrontare dei veri e propri squali, che non hanno morale, regole né tanto meno rispetto per nulla o nessuno. Si tratta degli approfittatori, degli scalatori sociali interessati semplicemente al profitto. Non vedono altro che il guadagno, in ogni loro azione e lo antepongono ad ogni altra cosa.

È in questo scenario che il nostro Frank si ritrova ad agire, in realtà in maniera difficoltosa, dovendo imparare ad adattarsi e comprendere un nemico tutto nuovo che sembra avere più teste dell’Idra di Lerna. Si, perché in tutto ciò sta la difficoltà di affrontare un nemico che punta solo al guadagno, non sai mai come questo, e sopratutto chi gli sta intorno, potrà agire. Il Punitore si ritrova, quindi, invischiato in una situazione fatta di macchinazioni e contro macchinazioni su cui si ergono due figure ben distinte, quali Harry Ebbing e Dermont O’Leary. Ebbing è il direttore della Dynaco, un’azienda energetica fallimentare che è riuscito a far rinascere tramite delle falsificazioni sulle fatturazioni interne della società, agendo ai limiti della legalità. Tutto ciò ha portato la Dynaco ad essere un vero e proprio astro nascente in borsa, venendo quotata per miliardi, riuscendo ad avere contratti di fornitura nazionali, ma, ovviamente, nemmeno questo basta quando ad avere senso è solo il profitto. “Per fare soldi ti servono soldi” ed è così che Ebbing, da buon magnate dell’industria, decide di sfruttare dei blackout controllati per far salire in maniera ancora più spropositata le azioni della società, non preoccupandosi, ovviamente, delle conseguenze di atti simili.

Ed è qui che entra in campo Frank, il quale nonostante risulti restio ad intromettersi in situazioni del genere, come la frode fiscale, non può lasciare che delle persone innocenti rischino la vita solo perché un’uomo possa riempire ancora di più le proprie tasche. Quello che Ennis ci fornisce attraverso “Barracuda” è uno spaccato non indifferente di un certo tipo di società, quello strato che si classifica così d’élite e che spesso crede di poter giocare con le vite di chi non è “al proprio livello” come se si trattasse di una semplice partita di scacchi, dove qualsiasi pezzo è sacrificabile per proteggere il Re. La critica è grande, tanto da far accantonare allo scrittore il personaggio principale delle storie, infatti Castle viene spesso estromesso dalla storia per far procedere la narrazione con i diretti interessati in modo da farci comprendere perfettamente le dinamiche interne che gestiscono un mondo di manipolatori. Ed è proprio sulla manipolazione e sull’adulazione che si basa gran parte della vicenda, infatti a creare scompiglio è il beniamino di Harry, Dermon O’Leary, che nel suo voler adulare il proprio mentore (di cui, sin dall’inizio, spera di poter prendere il posto) finisce per coinvolgere il Punitore, compromettendo completamente l’operazione. Dermon viene a propria volta manipolato da Alice, moglie di Ebbing e figura perfetta per chiudere un cerchio fatto di personaggi senza scrupoli.

Alice è la giovane ed affascinante moglie del direttore della Dynaco e, nella maniera più classica, gode avidamente i benefici di una posizione tale. Non ha praticamente rapporti con il proprio marito, il quale è ben consapevole di non poterla soddisfare e, nonostante la propria inesistente moralità, prova dei sentimenti sinceri per la donna alla quale non fa mancare mai nulla, sotto qualsivoglia aspetto. Alice vive una vita praticamente perfetta, libera di fare tutto ciò che vuole, come vuole e quando vuole, senza avere preoccupazione alcuna, ma, da buon femme fatale (o minstress se volessimo utilizzare un altro appellativo), non può accontentarsi. Deve avere di più, esige di più, deve essere lei a condurre le danze, manipolando tutto e tutti per il proprio tornaconto. È in questo modo che sfrutta il risentimento di Dermon nei confronti del proprio marito per farlo cadere. Non importa quanto possa sembrare indifesa, Alice è la trasposizione Ennisiana della Lulù di Frank Wedekind e come ella si getta tra le braccia di chi ha più potere e le fa più comodo.

In questo quadro si inscrive la figura di Barracuda, dipinto come il reale antagonista di Frank, ma che finisce per essere semplicemente una diversa faccia della stessa medaglia mostrata attraverso gli altri personaggi. Si tratta, fondamentalmente, di un mercenario/killer a pagamento che si muove a seconda del profitto esattamente come fanno tutti gli altri, con la differenza di essere perfettamente chiaro e consapevole di tutto ciò. Barracuda non fa complessi giri di parole per tentare di manipolare chi ha davanti, dice semplicemente le cose come stanno, seppur risultino completamente folli. Si tratta di un soggetto grottesco, tipica creazione di Ennis. Volgare, folle, cattivo e praticamente insensibile al dolore risulta sempre più sincero dei pescecani come Ebbing. Ed è proprio questa dicotomia, tra Barracuda e pescecani ad essere l’espediente narrativo che chiarisce molti dei concetti espressi dallo scrittore, facendoci comprendere il significato della storia.

In tutto questo come si classifica però Castle? Come ne esce realmente la figura che è rinata dopo essere stata presa sotto l’ala del creatore di Preacher e The Boys? Semplice: fortificata. Frank ancora una volta resta fedele alla linea, ai suoi ideali ed alla sua indole. Il detto “il nemico del mio nemico è mio amico” per quest’uomo non funziona, in quanto preferisce affrontare il doppio del pericolo piuttosto che anche solo pensare di allearsi con qualcuno dalla dubbia moralità. Certo, l’ottica netta che contraddistingue il personaggio potrà non piacere a tutti e sicuramente non risulta esente da difetti, ma Frank, nella sua personale visione, seppur sbagliata, non condivisibile e condannabile, è comunque un uomo dalla grandissima morale. Fedele ai propri principi non vorrebbe nemmeno mischiarsi con gente di questo genere, non sono loro il bersaglio a cui punta, ma sente comunque di dover perorare la propria causa e se questo comprende distruggere dei manipolatori che scalano la borsa, semplicemente lo fa. Frank, con i propri ideali e con la propria nobiltà d’animo sarebbe potuto essere uno dei supereroi più grandi di sempre ma c’è una differenza che lo contraddistingue da tutti gli altri: si ritrova ad agire in un ambito molto più umano e reale, compiendo le scelte necessarie per portare avanti una crociata che, sotto un punto di vista decisamente meno supereroistico, non vede altro sbocco.

In questa run Garth Ennis è accompagnato da un artista molto differente dal solito il cui stile si sposa perfettamente con quello del Punitore, il croato Goran Parlov che qui possiamo apprezzare in una versione ancor più interessante. Infatti la Panini ha creato una collana apposita, di cui questa ristampa di Barracuda fa da apripista, volta a valorizzare il tratto di alcuni artisti che nella dicotomia bianco e nero rendono in maniera ancora diversa e sopratutto particolare. La scelta di creare una collezione tale è sicuramente singolare, ma allo stesso tempo estremamente intrigante; come spiegato perfettamente da Nicola Peruzzi nell’editoriale che accompagna la storia, quando si pensa alla Marvel la prima cosa che viene in mente è il colore, elemento predominante che ha da sempre contraddistinto i più grandi personaggi creati dalla Casa delle Idee. Ma quando c’è una grandissima potenza nel tratto, come nel caso di Parlov, la scelta di realizzare la storia in tal modo risulta estremamente interessante, oltre che essere perfetta per il punto di vista bicromatico del Punitore.

Ed infatti è proprio il tratto di Parlov a farla da padrone, emergendo in maniera ancora più forte e potente spazzando via ogni dubbio su un artista che riesce a mescolare classicità ed espressione con una sintesi semplicemente magnifica. Parlov con i suoi lineamenti decisi ed una grande attenzione al dettaglio  si classifica come un disegnatore dal perfetto stile in relazione al personaggio trattato. La sofferenza che Goran riesce a far trasparire dal volto stravolto di Frank è tale da riuscire a farci percepire quel dolore e la determinazione che lo spinge a non crollare nonostante tutta la violenza subita.

Quella che abbiamo tra le mani è una storia semplicemente magistrale, in cui Ennis accantona momentaneamente la figura più classica del Punitore, modificando il proprio stile di scrittura, tralasciando la violenza esagerata e figlia della pura spettacolarizzazione/estremizzazione per raccontarci la propria visione di una parte ben precisa della società che fa letteralmente a pezzi in un senso più lato. Ci fa capire quanto spregevoli possano essere alcuni “uomini facoltosi” semplicemente facendoli interagire tra loro con una maestria ed una cura tale da far comprendere anche ai più scettici le proprie grandissime capacità. Inoltre questa nuova veste che la Panini ha scelto di dare ad una storia già così intrigante fornisce un ulteriore incentivo al recupero.

Fate attenzione agli squali, non hanno remore e sono insaziabili, proprio per questo sappiamo tutti che un giorno finiranno per mangiarsi da soli.

 

Men of good fortune very often can’t do a thing while men of poor beginnings often can do anything.

Men Of Good Fortune, Lou Reed.


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