#PaniniComics / Rocket Raccoon: Il guardiano del quadrante Keystone ed altre storie – Recensione

Lorenzo Cardellini

Tutti, o quasi, hanno amato e stanno amando i Guardiani della Galassia grazie alle due pellicole dirette dal geniale James Gunn, che sta inserendo tutta la buona scuola della Troma all’interno di un prodotto ottimo, riuscendo, così, a portare al successo planetario personaggi semisconosciuti che hanno avuto un effettiva rinascita solo in tempi molto moderni, dopo anni di oblio e con caratterizzazioni completamente differenti.

I Guardiani che possiamo leggere oggi sono un gruppo, come già detto, completamente differente dal nucleo originale e la loro formazione affonda le radici nel crossover Annhilation Conquest, seguito dell’omonimo evento pubblicato nel 2006. Successivamente agli eventi narrati in Conquest Dan Abnett ha quindi riformato i Guardiani della Galassia ex-novo, unendo in un solo nucleo molti personaggi dimenticati, donandogli tratti unici e creando così un gruppo dal rapporto disfunzionale ma estremamente sinergico ed interessante.

Ciononostante le storie da cui questi personaggi provengono non sono misteriosamente andate perdute, ed è proprio per questo che la Panini Comics ha deciso di unire in un lussuoso volume cartonato la prima apparizione del procione più amato di Casa Marvel, insieme alla sua personale miniserie degli anni ’80, e diverse altre avventure dell’eclettico Star-Lord.

Va detto, senza troppi giri di parole, che quello di cui stiamo parlando non è un volume facilmente assimilabile sopratutto per il tipo di storie proposte. Sicuramente un pubblico attuale, ancor di più se abituato al target dei moderni Guardiani, arriverà con molta difficoltà alla fine della lettura, ma se oggi ci ritroviamo ad amare questi personaggi è proprio grazie a queste storie che li hanno introdotti. Ciò a cui ci troviamo di fronte sfogliando questo cospicuo cartonato sono alcune tra le più importanti apparizioni dei due personaggi nel periodo della loro nascita e della loro “fama” prima di essere definitivamente abbandonati. Ed è così che abbiamo modo di leggere le reali origini di Rocket, un coraggioso procione antropomorfo che ha il dovere di proteggere il folle quadrante Keystone ed i suoi malati abitanti umani.Rocket dopo aver fatto la propria comparsa nel 1976 sulle pagine di Marvel Preview venne accantonato dall’allora esordiente Bill Mantlo, per poi essere riscritto ed utilizzato per una storia del Gigante di Giada, personaggio su cui Mantlo ha costruito la propria carriera, realizzando alcune delle storie più importanti che si ricordino. Effettivamente va sottolineato come l’autore abbia probabilmente utilizzato la stessa testata di Hulk per dare spazio alla propria creazione, visto che in tutta la storia presentata nel numero 271 sono Rocket ed il suo fidato amico Trichi i veri protagonisti.

La trama portante del singolo episodio in cui vediamo Rocket disegnato dall’immenso Sal Buscema sarà quella che porterà poi allo sviluppo della sua miniserie personale. Infatti dopo altri tre anni di oblio Rocket riuscirà a tornare sotto le luci della ribalta con la propria serie di quattro numeri che affronterà gli enigmi sollevati e lasciati in sospeso nelle pagine dell’Incredibile Hulk. In questa nuova avventura, come anche nella precedente, vediamo tutta l’influenza che Rocky Raccoon dei Beatles, pubblicata in quel capolavoro universalmente riconosciuto che fu il White Album, ebbe sulla stesura del personaggio da parte di Mantlo.

Rocket, che inizialmente portava anche lo stesso nome del protagonista creato da Paul McCartney, risulta avere moltissimi punti in comune con la sua controparte musicale, sia per il temperamento che per il legame con la Bibbia. Tuttavia laddove il baronetto inserì la Bibbia di Gideon come elemento di conforto per un ragazzo afflitto e sopraffatto dagli eventi, qui troviamo un procione intento a studiare la “Bibbia dei Matti” nel vano tentativo di comprendere la storia del quadrante che si ritrova a difendere.A livello puramente fantastico Mantlo non era sicuramente secondo ad altri suoi illustri colleghi ed infatti imbastì una trama generale folle e divertente al punto giusto. Il mondo in cui Rocket era cresciuto risultava essere un posto diviso in due netti emisferi, uno abitato esclusivamente da robot e l’altro da animali antropomorfi ed umani. Tutto le mansioni svolte a Mezzomondo erano finalizzate al sostentamento e al divertimento degli esseri umani che vi dimoravano: dei poveri pazzi in preda alle più disparate malattie mentali. Il tutto era sorretto dalla netta divisione dei compiti che gli animali ed i robot risultavano avere: i primi votati alla protezione e al sostentamento degli umani, i secondi alla realizzazione di tutto ciò che potesse essere utile agli animali per poter far vivere in maniera ancor più agiata i malati.

In questo semplicistico sistema nessuno si poneva troppe domande ad esclusione di pochi soggetti, come Rocket o Zio Pyko, la tartaruga giocattolia dallo sconfinato intelletto. L’unico modo per comprendere qualcosa in più su questo strano ed alquanto singolare quadrante era tradurre la misteriosa Bibbia lasciata dagli antenati dei matti, conosciuti con il nome di “Strizzacervelli“. Proprio questa sarà la missione di Rocket, seconda solo al tentativo di mettere fine alla Guerra dei Giocattoli, scatenatasi tra gli unici produttori di giochi per matti presenti su Keystone. Saranno questi eventi che porteranno la verità ad essere svelata in un roccambolesco susseguirsi di avvenimenti.

La narrazione di Mantlo, che crea una propria genesi di Funny Animals made in Marvel, ha sicuramente del geniale; le scelte compiute e il tono oscillatorio tra faceto e drammatico porta alla creazione di una tragicomicità permeante che rende estremamente accattivante un’opera dai presupposti quasi bambineschi. L’intuibilità della trama stessa che sfocia fortemente nell’assurdo è il tocco di classe che riesce a tenere incollato il lettore al volume nonostante i palesi difetti che tale narrazione mostra di avere. Perché proprio dove ci sono idee geniali e semi gettati per quelle che potrebbero essere miriadi di storie, sviluppate sulla falsariga di un genere simile, troviamo anche molti difetti a livello puramente narrativo, oggi sicuramente più riconoscibili grazie anche all’evoluzione degli stessi stilemi. L’eccessiva macchinosità degli eventi resa tale dallo spasmodico bisogno di un plot-twist ad ogni numero rende stantio questo tipo di stile che risulta essere già datato se paragonato a molte altre testate della stessa casa editrice.

Ovviamente non intendiamo fare i suddetti paragoni ma il tipo di narrazione didascalica e la natura fin troppo mutevole dei personaggi risulta essere un qualcosa di anacronistico e finisce per affossare di molto quella che sarebbe potuta essere un’opera decisamente simbolica, sia in senso pratico che metaforico. Mantlo infatti riesce a trasporre in questi piccoli animali antropomorfi e nella loro guerra combattuta da clown, conigli e scimmie inserisce tanta velata critica alla società vera e propria, pregna di simbolismi. L’incessante bisogno di scaturire guerre solo per accaparrarsi maggiore potere di cui non si ha nemmeno bisogno o la sete di conoscenza, capace di valicare qualsiasi scoglio, sono solo alcuni degli elementi che l’autore inserisce in questo lavoro.A rendere ancor più importante una miniserie simile è la presenza di un Mike Mignola ai propri esordi. Con questo volume, infatti,  si ha modo anche di approfondire l’evoluzione dello stile di alcuni grandi artisti, come il già citato creatore di Anung Un Rama o il visionario Bill Sienkiewicz. Del Mignola che avremo modo di ammirare sulle pagine di Hellboy non vi è ancora traccia, e non siamo neanche in quella sintesi intermedia che è possibile vedere in Dottor Strange & Dottor Destino: Trionfo e Tormento o nell’ottimo Batman by Gaslight.

L’impostazione di Mignola è classica sotto ogni aspetto, difficilmente cogliamo dei pigli maggiormente dinamici ed è palese che le ispirazioni dell’autore siano tutta quella fucina di artisti con cui è cresciuto negli anni ‘60 e ‘70. Il cambiamento è ancora lontano, cosi come il tratto spigoloso ed essenziale che contribuirà a renderlo estremamente riconoscibile e famoso. La scelta di colori acidi e fin troppo legati ad uno stile altrettanto classico non fa altro che cristallizzare questo lavoro almeno agli inizi del decennio in cui viene effettivamente pubblicato, se non anche prima.

Le storie dedicate a Star-Lord invece ci mostrano come il personaggio sia evoluto passando di autori in autore e debba tutta la sua fortuna, nonché il suo fascino, più a Chris Claremont e Doug Moench che al suo creatore, Steve Englehart. Quill esordì sempre sulle pagine di Marvel Previews, pochi numeri prima del sopracitato procione, serie ombrello che veniva utilizzata come trampolino di lancio (e non solo) per storie fantascientifiche e fantasy. Laddove Englehart aveva effettivamente creato il personaggio dandogli delle origini abbastanza comuni per la fantascienza dell’epoca, fu Claremont, e successivamente Moench, anche se in maniera minore, a dare fascino ed equilibrio al personaggio. I due autori si fecero sì influenzare da tutto quel comparto narrativo sci-fi dei tre decenni precedenti, ma diedero a Peter Quill una tridimensionalità, del sentimento e una propria coscienza, attanagliata dagli eventi che lo avevano travolto da piccolissimo.Tra tutte le avventure proposte sono tre quelle a riflettere questi aspetti in maniera più viscerale: Una questione di necessità; Un mondo in bottiglia e Meno che umano. In tutte e tre le storie Star-Lord compie un percorso evolutivo tanto serrato da poter essere assimilabile come un solo ciclo, a cui aggiungere il classico rappresentato da “La Corona Vuota” di Claremont e Byrne.

Se letti in maniera consecutiva queste storie mostrano la crescita (e la caduta) di Peter Quill, già fortemente scosso dagli eventi e messo alla prova con il titolo di Star-Lord in maniera decisamente repentina ed inaspettata. Da un uomo che brama vendetta Peter si trasforma in un pacifista che ripudia l’omicidio in ogni caso, anche quando questo significherebbe la salvezza di centinaia di vite. Si lascia inghiottire dal rimorso, dal dubbio e dalla morale che non riesce a trascendere, ma che vede solo attraverso una netta dualità. Star-Lord scivola sempre di più nella paranoia e ciò che si ritrova a vivere nei panni non è di grande aiuto.Vedere mondi andare in pezzi, abbandonare amori alieni, scontrarsi con razze che hanno il solo obiettivo di utilizzarlo come nuovo colonizzatore, è attraverso tutto ciò che Peter conosce il vero significato della parola solitudine, arrivando infine a macchiarsi dell’omicidio, sempre troppo tardivo, facendo sterminare così degli innocenti. Le avventure narrate attraverso i meravigliosi disegni di Carmine Infantino, Gene ColanBill Sienkiewicz sono quanto di più classico si possa pensare se amanti del fumetto di fantascienza, ma allo stesso tempo conservano un fascino unico, figlio del grande pensiero intimista che si cela dietro storie che hanno un retaggio complesso sia per tematiche che per realizzazione.

Rocket Raccoon: Il guardiano del quadrante Keyston ed altre storie non è sicuramente un volume semplice. Potrebbe facilmente scoraggiare già nella prima parte di lettura ma possiamo assicurarvi che chiudere prematuramente questo cartonato vi farebbe perdere davvero molto. Analizzare le caratterizzazioni che hanno contribuito a rendere grandi i personaggi che amiamo, godere dell’evoluzione data a questi da alcuni grandissimi autori, riflettere su i dilemmi morali sviluppati da secoli di pensiero analitico attraverso un fumetto sci-fi, e, magari, scoprire dei lati più nascosti del fumetto supereroistico potrebbe essere davvero tanto per un unica, semplice lettura.

Sperimentate in prima persona cosa significa davvero essere un True Believer.


Comments are closed.

Caricando...