#PaniniComics / Spider-Man Collection: Notti Oscure – Recensione

Lorenzo Cardellini

In principio vi fu Frank Miller.

Poi venne la run su Daredevil, RoninRinascita, Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, Amore e Guerra, Anno Uno, Elektra Vive AncoraHard-Boiled, 300 e molti altri capolavori, ma ci fu un momento; un momento di prova che contribuì ad aprire molte porte ad uno degli artisti più innovativi e talentuosi che il mondo del fumetto abbia mai avuto modo di conoscere.

Per analizzare bene il contesto di una chicca come quella presentata dalla Panini con questo secondo volume della Spider-Man Colletcion, intitolato Notti Oscure, completamente incentrato su i lavori realizzati da Miller sul Ragno si, deve per forza tirare in ballo il contesto storico-temporale che l’autore stava vivendo al momento. Era il 1978 e la sua prima reale esperienza nella Casa delle Idee fu la realizzazione di 17 pagine per John Carter, Walord Of Mars, affiancata dal lavoro di cover artist che sarà sempre molto intenso. Nel 1979 oltre a realizzare le copertine per serie come Marvel Premiere o Marvel Spotlight  Miller inizierò anche a lavorare su un personaggio dall’importantissima caratura come Spider-Man. Sul tessiragnatele Miller lavorerà a non più di sei storie, interamente raccolte all’interno del volume proposto, dove solo le prime due fanno parte della serie regolare del tempo, The Spectacular Spider-Man, mentre le altre si dividono in Annual e Team-Up.

Questo volume, e più in generale le storie stesse, forniscono uno spaccato unico ed interessante di quello che è stato il processo di crescita di Frank Miller in uno dei suoi periodi più decisivi. Le storie proposte non coprono un lasso di tempo così disparato, muovendosi tra il ’79 e l’’81 fornendo, però, perfettamente una chiara visione della modificazione dello stile e, più in generale, della maturazione che ha portato l’autore a mutare in ciò che tutti conosco. Ovviamente l’Uomo senza Paura, personaggio su cui Miller si è costruito un nome, non manca nemmeno in queste storie dove, anzi, abbiamo il primo reale approccio tra l’autore e ed il personaggio che contribuirà a far rinascere.

La scelta di lasciare la testata con protagonista Matt Murdock completamente in mano a Frank Miller fu dettata anche dalle basse vendite di quest’ultima a cui la Marvel tentava di ovviare in qualsiasi modo possibile, facendo, come in questo caso, apparire il Diavolo Custode nelle pagine di un personaggio di punta come Spider-Man, sperando che potesse aiutare a risollevarle. Quindi, nonostante Miller stesse realizzando il proprio sogno, lavorando nel mondo dei fumetti su uno dei personaggi più famosi di quest’ultimo, che più amava e con cui era cresciuto, subì il fascino del buon Diavolo più di chiunque altro.

Narrativamente parlando le prime due storie proposte si inscrivono nel primo arco narrativo con protagonista Carrion, nuovo personaggio, nonché clone degenerato di Miles Warren, presentato in Spectacular Spider-Man 25, creato da Bill Mantlo. La prima parte della storia, che vede il tessiragnatele e Devil fronteggiare Masked Marauder (conosciuto in Italia anche come il Predone Mascherato) il quale aveva escogitato un sordido piano per assoggettare New York. Nella seconda parte vediamo Peter fronteggiare Carrion per la prima volta, realizzando che lo sconosciuto nemico è a conoscenza della sua identità segreta. Quest’ultima viene poi interrotta con Peter in balia di Carrion, poiché dal numero successivo, il 29, vi è il ritorno di Jim Mooney alle matite.

La prima delle due storie risulta abbastanza debole ed è chiaro il forzato inserimento della figura di Devil,ciononostante fornisce un’interessante visione sugli effetti e sulle conseguenti reazioni dovute ad un tipo di invalidità come la perdita della vista, anche se il modo di reagire mostrato da Peter risulta spesso fuori luogo per il personaggio, figlio di una forzatura attuata da Mantlo per poter dare più spazio alla figura del Diavolo Custode. A livello di puro disegno vediamo un Miller ancora acerbo, ancorato ad uno stile molto più classico, poco personale e completamente estraneo a quei tratti squadrati con i lineamenti tipici che lo faranno diventare immediatamente riconoscibile. In queste due prime storie soffre di una visione eccessivamente ancorata alla classicità degli anni settanta (e non solo), con un tratto che lo fa poco distinguere dai molti altri disegnatore del periodo.

Tutt’altro discorso è da fare nel caso del primo Annual, Il Libro dei Vishanti, che vede l’immenso Dennis O’Neil tornare a lavorare insieme a Miller dopo pochi mesi di distanza dalla loro prima collaborazione (nell’aprile del 1980 avevano realizzato una storia pubblicata su DC Special Series 21 intitolata Santa Claus – Dead or Alive). A poco meno di due anni dal lavoro fatto con Mantlo troviamo lo stile di Frank fortemente mutato in qualcosa di estremamente personale. Miller riesce a dare una propria impostazione alle tavole, distaccandosi dalla classicità, permettendosi addirittura del citazionismo. La storia, molto lineare nonostante O’Neil citi al suo interno addirittura lo storico locale punk CBGB, vede Spider-Man correre in soccorso del Dottor Strange tentando di evitare la Piega Sinistra che il Dottor Destino, Dormammu ed un lacchè stanno cercando di attuare.

Proprio grazie a questo leitmotiv Miller ebbe più libertà di movimento, potendo esprimere tutto il proprio amore per Ditko, citandolo a più riprese ed omaggiandolo con tutta una serie di scelte psichedeliche, potendo impostare la storia con assoluta libertà. Tutto ciò porta l’autore a creare continue semi splash page che dividono la pagina in due o anche tre parti verticali ponendo la narrazione in maniera esclusivamente orizzontale anche su differenti piani. In questo numero vediamo davvero tutto il potenziale di una artista che già aveva tantissimo da dare e come, nonostante si trattasse di prime esperienze, fosse avanti anni luce rispetto a molti illustri colleghi. Ciò che riesce a fare Miller con il progredire dell’azione è qualcosa di unico: ci presenta inquadrature innovative e cesellate all’interno di lunghe e strette vignette che anticipano di almeno dieci anni alcune impostazione tanto amate da Todd McFarlane. Senza dubbio, questo Annual, insieme al successivo, sempre ad opera del duo O’Neil/Miller, risulta essere il lavoro più interessante, in cui abbiamo modo di ammirare delle soluzioni e trovate davvero uniche.

Il Team-Up scritto da Chris Claremont risulta abbastanza lineare, e vede un ennesimo incontro tra Peter ed i Fantastici Quattro oltre ad introdurre un nuovo personaggio, ovviamente mutante. Assistiamo, quindi, alla “nascita” di Karma potente mutante vietnamita che deve fronteggiare il proprio gemello, il quale presenta i suoi stessi poteri, ed il malefico zio, nel tentativo difendere i due piccoli fratelli minori tenuti in ostaggio. Karma è ricordata sopratutto per aver fatto parte del primo nucleo dei Nuovi Mutanti, oltre ad essere stato una delle prime supereroine a fare coming out, rivelandosi lesbica. Miler segue lo stile mostrato nella storia precedente, seppur mantenendosi molto più lineare, dovendo obbligatoriamente abbandonare il taglio psichedelico che invece permeava tutto l’Annual di Dennis O’Neil.

In questo secondo volume della Spider-Man Collection, che, come avrete ben capito, contiene del materiale semplicemente seminale per comprendere la crescita artistica di uno dei mostri sacri del fumetto mondiale, troviamo anche la prima prova di Miller ai testi con Giochi di Potere, che vede l’artista del Maryland occuparsi solo della sceneggiatura lasciando le matite a Herb Trimpe e Mike Esposito, i quali non fanno ingranare il tutto. Si tratta di nomi abbastanza storici per la vecchia guardia ma, sopratutto Trimpe, risultano eccessivamente datati anche per il periodo, con uno stile fermo alla prima metà degli anni settanta. La storia in se non è un grande lavoro, si pone più come narrazione classica e scanzonata, con la vicenda che si risolve in modo semplicistico e bonario. Tuttavia la scelta dei personaggi è decisamente interessante, ed al centro della vicenda troviamo nientemeno che il Dr. Zebedeiah Killgrave, l’Uomo Porpora, che Miller modifica radicalmente nonostante una storia molto semplicistica. Killgrave realizza che fare il supercriminale non gli porta reale beneficio, facendogli guadagnare solamente delle ferite dure da far guarire e decide di sfruttare il proprio dono per vivere una vita più agiata possibile, piegando al proprio volere chiunque abbia la sfortuna di incrociare la sua strada. Ovviamente non manca l’intervento di Daredevil, ma oltre all’Uomo senza Paura abbiamo anche gli Eroi in Vendita, Power Man & Iron Fist, ed il figlio prediletto di Khonshu, Moon Knight.

A chiudere il volume, come anticipato, troviamo un’altro lavoro scritto da O’Neil con i colori di un’artista che accompagnerà Miller in molti altri lavori, Klaus Janson. In Spider-Man: Pericolo o Minaccia, in cui vediamo Spidey affrontare Octopus, salvare il Punitore ed avere una piccola rivalsa sull’ingiurioso e sempre caro J.Jonah Jamenson. Questa, tra tutte, è la storia che ci fornisce il Miller più maturo e vicino a quello che stile che tanto abbiamo amato. Troviamo i tipici lineamenti squadrati uniti ai meravigliosi chiaroscuri tratteggiati che sono divenuti un suo marchio di fabbrica. La spasmodica dinamicità dei personaggi colpisce il lettore, dando un continuo senso di movimento, con un Uomo Ragno veloce e sinuoso, che si batte con Doc Ock, mostrando la propria superiorità

Notti Oscure è un volume davvero bello ma sopratutto interessante. Fornisce una visione unica sulla crescita artistica di Frank Miller che nessun altro lavoro potrà dare, facendo capire da dove lo stile di tale artista sia partito, come si sia evoluto, innovando ed innovandosi, spianando la strada ad un modo di fare fumetti completamente nuovo, unico nel suo genere. Si tratta di un lavoro che, inoltre, mostra delle storie classiche e può dare un’interessante retrospettiva su alcune produzioni ragnesche di fine anni settanta ed inizio anni ottanta, magari facendo appassionare anche i più giovani a dei lavori storici.

Se volessimo potremmo definirlo come un tomo da avere se si è amanti del fumetto a 360°, nonché fan di Miller e si vuole capire quale sia stata la genesi che lo ha portato ad essere uno dei più acclamati artisti del settore. Sopratutto, si tratta di un acquisto consigliato a chi del fumetto vorrebbe fare la propria vita, che si tratti di sceneggiatura o disegno. I complimenti vanno tutti alla Panini Comics che è riuscita a portare nelle fumetterie un’opera così completa in un volume dalla fattura estremamente pregevole.


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