#PaniniComics / Starlight: Il ritorno di Duke McQueen – Recensione

Lorenzo Cardellini

Essere Mark Millar (con tanto di citazione) non è sicuramente una cosa semplice. Risultare uno degli autori più influetti per il panorama del fumetto mondiale deve essere un qualcosa di sicuramente complesso, come il riuscire a tenere sempre alto il livello quando alle spalle hai opere come American Jesus, Ultimes, Superman: Red Son, Old Man Logan, Wolverine: Pubblic Enemy, Civil War, Ultimate F4, Kick-Ass ecc. Pensare di mantenere un livello così alto e quasi sempre costante è un davvero impensabile, ma tu sei Mark Millar e ci riesci.

Ci riesci talmente tanto bene da tirare fuori, tra marzo ed ottobre del 2014, Starlight insieme a Goran Parlov. Starlight, storia dall’incipit quantomai semplice, risulta essere uno dei prodotti fantascientifici o sci-fi, che dir si voglia, più belli, interessanti e scorrevoli dell’ultimo periodo. Millar ci mette di fronte ad una storia compiuta: Duke McQueen è un pilota collaudatore che durante uno dei suoi viaggi ha raggiunto accidentalmente un altro mondo, dove ha contribuito a sovverchiare il dittatoriale stato reggente, divenendo uno degli eroi più acclamati dell’universo. Ma il problema nasce, ovviamente, quando Duke torna sulla Terra, venendo deriso e sbeffeggiato per gli strampalati racconti compiuti. L’unica persona a non dubidare di quanto detto è la moglie del pilota, che continua a restagli accanto nel momento peggiore, quando anche i figli credono sia diventato pazzo e/o si sia invetato tutto.

Ovviamente il brutto colpo arriva quando la moglie viene a mancare, nelle prime pagine, dando il via agli eventi. Duke si ritrova completamente solo, ormai in età avanzata e la vita sembra essere sempre più pesante e deludente. Guarda i ritagli di giornale, alza gli occhi alle stelle e pensa a quel mondo che ha salvato e lasciato così tanto tempo fa, pensa a come venne celebrato dopo aver sconfitto la tirannia. Ma quel mondo ha nuovamente bisogno del proprio eroe, Duke McQueen deve tornare, non importa quanto folle e faticoso possa sembrare tutto questo. Del resto rimane pur sempre il protagonista di canzoni e storie cantate e raccontate in giro per l’universo. Le cose non potrebbero andare diversamente.

Quello che Millar riesce a fare è qualcosa di unico: che si tratti di una storia più o meno complessa, l’autore tratta tutto alla perfezione scatenando una curiosità ed un interesse tale nel lettore da riuscire a tenerlo incollato al fumetto, lasciandolo con la spasmodica voglia di sapere come andranno le cose. Quello che fa con il personaggio di Duke è qualcosa di impressionante. Nel giro di pochissime pagine l’auore scozzese riesce a farci empatizzare appieno con il personaggio, dandoci l’impressione di conoscerlo da sempre, di aver vissuto quelle prime avventure nello spazio con lui. Percepiamo il suo dolore ed il peso che questa vita grava sumile sue spalle, siamo felici con quando qualcuno finalmente torna a dargli fiducia, riconoscendogli la grandezza che merita e soffriamo quando le cose sembrano dover andare nel peggiore dei modi.

Tutto ciò è un merito che in pochi riescono realmente ad avere, ci sono casi in cui intere run non riescono a far entrare completamente in sintonia il lettore con il protagonista delle storie, mentre in questo caso Millar con un nulla riesce a farci appassionare a quest’uomo anziano dallo grande statura e dal cuore buono. Ciò che poi, quasi in sordina, riesce ad infilare in un volume simile è una tematica politica molto forte, che riguarda l’oppressione del popolo e come questo agisce contro certi tipi di tirannia.

Il popolo di Tantalus ha vissuto innumerevoli anni di pace e, oltre a sembrare incline a farsi tiranneggiare, ha praticamente dimenticato come si combatte un invasore venuto per assoggettare e distruggere. I Broteani hanno atteso a lungo, ed infine hanno colpito, capeggiati dal malvagio Kingfisher, riuscendo a piegare l’intero pianeta nonostante il netto svantaggio numerico. Millar ci mostra un popolo in preda al tettore, non capace di rialzare la testa e di riprendere in mano le redini della propria esistenza. Gli abitanti di Tantalus sono rinchiusi in casa per la paura e non si ribellano al regime di inaudita violenza che li circonda, si limitano a non vedere nulla ed anzi sostenere i propri tiranni per non rischiare una morte ancor più prematura. Tutto ciò porta il nuovo tiranno a costruire, addirittura, un palazzo senza porte, forte e grande simbolo della propria supremazia su una popolazione ormai completamente inerme. Millar, attraverso un semplice, quanto di impatto elemento riesce a rappresentare tutta la paura ed il timore di chi vede la propria terra distrutta e dilaniata, nonostante i colori sgargianti ed allegri utilizzati in tutto il lavoro.

Ciononostante lo scrittore mostra come il popolo, anche se sciacciato, oppresso e conquistato, non vada sottovalutato. Duke è il mezzo attraverso cui questo dovrà risorgere, veicolatore di un messaggio di speranza e rinascita di enorme valore. Millar riesce a dire tutto questo con una semplicità disarmante, facendo scorrere la storia in maniera perfetta, facendo, allo stesso tempo, ragionare fortemente il lettore. Starlight vince su questo e lo fa alla grande. Una volta chiuso il volume, oltre all’irrefrenabile voglia di ricominciare la lettura per vivere ancora le avventure di McQueen, ci si ritrova con una particolare sensazione, che fa comprendere un elemento fondamentale: ci si sente più ricchi di quando iniziato. Si ha la sensazione di aver dato un vero e proprio senso al tempo impiegato nel leggere quelle pagine, di aver compreso meglio delle dinamiche politiche e popolari non indifferenti, nonostante si tratti di un argomento già affrontato, e, cosa altrettanto importante, di aver attraversato la galassia ed essere tornati senza nemmeno rendersene conto.

Come se tutto ciò non bastasse troviamo a sostegno di Starlight un comparto grafico semplicemente monumentale. Goran Parlov, autore croato conosciuto per il lavoro svolto in Bonelli, sulla Vedova Nera ed il Punitore di Garth Ennis, crea l’inimmaginabile. Parlov reinventa fortemente il proprio stile, più vicino agli stilemi classici, compiendo uno studio gigantesco. Notiamo  tutte le influenze di un maestro come Moebius, dallo stile di disegno ai colori utilizzati magnificamente da Ive Svorcina, ma anche vicino a Mignola per diverse linee dei volti. Il disegnatore croato inseriesce tutti i più bei rimandi ad una cultura sci-fi fortemente approfondita, realizzando delle tavole che lasciano senza fiato per la tanta minuziosità nel realizzare i vari particolari. Il binomio Millar-Parlov è perfetto nella misura in cui ogni singola emozione espressa dallo scrittore viene, in modo fenomenale, colta, interpretata e fatta veicolare attraverso le facce, movenze ed atteggiamenti dei personaggi.

Starlight è un fumetto diverso dal solito nella sua classicità, che porta con se tutto l’amore per questo media e riesce, attraverso dei personaggi così umani e ben caratterizzati a colpire profondamente il cuore del lettore, lasciando un grande segno. Si tratta di uno di quei lavori che vanno presi, letti tutto d’un fiato ed amati. Apprezzatelo per il suo stile, ammiratelo per la sua realizzazione. In definitiva si tratta di un qualcosa da acquistare e, semplicemente, leggere. Sarà il fumetto stesso a darvi tutto ciò di cui avete bisogno.

Preparate tuta e pistola laser, Duke McQueen vi prenderà e vi porterà in un mondo meraviglioso, che saprà catturarvi senza lasciarvi più andare.


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