#PaniniComics / Vecchio Logan – Recensione

Lorenzo Cardellini

“Mi hanno spezzato, cocco”

-Logan parlando con Clint Barton

Cosa succede quando ti spezzano? Cosa accade quando tutto quello in cui credevi ti viene tolto attraverso un inganno che ti fa sentire il peso del mondo sulle tue sole spalle? Qual è il risultato quando sei il migliore in quello che fai e ciò che ti fanno fare è semplicemente indicibile? Puoi provare ad incassare i colpi, a resistere, ma la verità è che ci sono delle battaglie che non si possono vincere e Logan è l’uomo che lo sa meglio di tutti.

Se si pensa alla figura supereroistica in quanto tale Wolverine non è il primo personaggio che balena nelle menti dei lettori.La bellezza della sua caratterizzazione sta proprio in questo: a differenza di moltissimi altri Logan si trova in una zona molto più grigia, particolare, colma di sfaccettature ed elementi che hanno portato alla maturazione un personaggio nato per caso. Il fu James Howlett si è sempre differenziato rispetto alla restante comunità supereroistica e alla classica visione del supereroe proprio per la caratterizzazione che si porta dietro. Pochi altri possono vantare un “passato” complesso e complicato come quello del mutante canadese, risulta altrettanto difficile trovare qualcuno che abbia vissuto delle esperienze così dolorose.

Qualunque altro essere umano avrebbe gettato la spugna, si sarebbe arreso ed avrebbe implorato per una fine più decorosa di quella che in molte occasioni è stata la vita di Wolverine, ma è proprio per questo che Logan, a differenza di tutti gli altri, è il migliore in quello che fa. La morale con un personaggio del genere funziona in modo diverso, in maniera più che contestuale, per questo non risulta assurdo o scandaloso vedere Wolverine combattere i propri nemici nel più violento dei modi, guardandoli perire sotto i colpi sferzanti dei suoi artigli. Allo stesso tempo, sempre grazie ad una meravigliosa caratterizzazione che dobbiamo ad autori del calibro di Chris Claremont e Barry Windsor-Smith, Logan è un personaggio dalla profonda emotività e dal grande cuore, che se esplorato nel modo giusto può regalare un’infinità di declinazioni differenti che sembrerebbero paradossali accostate ad un uomo dalla natura così rude.

Partendo da questi presupposti riuscire a “spezzare” un uomo del genere potrebbe risultare impossibile. A cos’altro lo si dovrebbe sottoporre per farlo definitivamente cedere sotto il peso della colpa? Cosa non riuscirebbe a sopportare un uomo simile? Vecchio Logan di Mark Millar e Steve McNiven risponde a tutte queste domande, gettando la creazione di Len Wein ed Herb Trimpe in una delle epopee più difficili che abbia mai dovuto affrontare, spogliandolo dell’essenza stessa di umanità su più livelli.

Il Logan che ci viene mostrato in questo futuro alternativo è un qualcuno che stentiamo a riconoscere, l’esatto opposto di ciò che il lettore è abitutato ad immaginare se lo si dovesse immaginare. Troviamo un uomo distrutto dagli eventi, che in un determinato momento ha deciso di lasciare la presa artigliata che lo ancorava alla terraferma e farsi trasportare dalla fiumana del dolore.Ciò a cui assistiamo è una netta scissione dell’io del mutante canadese; abbiamo Wolverine, l’Es, la parte condannata e ripudiata completamente, seppellita e mai più fatta riemergere. Si tratta di tutto ciò che l’io di James vorrebbe mettere a tacere: la violenza, il male, il dolore e la caoticità animalesca. Per questo motivo ciò che emerge in maniera netta e che per cinquant’anni guiderà il Guercio sarà il Super-io, in questo caso Logan. La parte più quieta, quella che ha deciso di mettere dei paletti e stabilire dei limiti invalicabili, che ha difeso l’io da ulteriore dolore, aiutandolo, anzi, a creare qualcosa di meraviglioso nonostante il male che circonda e pervade qualsiasi cosa.

Questo è il personaggio che ci ritroviamo ad osservare, un Logan rotto sotto più punti e aspetti, che ha deciso di ritirarsi completamente dopo la notte più buia che l’umanità abbia mai vissuto. In questo singolare ed unico crepuscolo il male si è unito e, senza troppi giri di parole o piani articolati ha sferrato un attacco simultaneo, mettendo fine ad ogni cosa. Millar con una semplicità estrema ed un espendiente “ingenuo” riesce a trasformare questo futuro alternativo in una landa desolata lasciata in mano a quelli che sono diventati i nuovi padroni del mondo, ovvero tutte le peggiori menti criminali (e non solo) che abbiano mai tentato di prendere il potere.

La narrazione dello scrittore scozzese è semplicemente unica, l’autore non si dilunga troppo nell’informarci minuziosamente sugli accadimenti: ci propone un mondo post-apocalittico fatto e finito, accennando informazioni man mano che si procede nella storia ma sempre in maniera fumosa e poco delineata. Ci vengono mostrati figli di personaggi estremamente importanti che non sappiamo realmente come siano potuti nascere (Ashley Barton su tutti), altri che non capiamo come abbiano fatto a divenire tali (Ultron-8, Freccia Nera ed Emma Frost per citarne alcuni), ma tutto ciò non pesa, perché l’articolazione narrativa è realizzata in modo minuzioso e a lungo termine.

Sono passati 50 anni, i ricordi sono sbiaditi e gli eventi tendono a diventare più mitologici e fantasiosi di quanto non siano stati realmente. Tutto ciò è alle basi della storia stessa ed il lettore fa suo il concetto, riuscendo in questo modo ad apprezzare la narrazione a 360°. Logan, dal suo canto ha finito per accettare questo mondo seppellendo il proprio Es e cercando di ripartire da zero per quanto sia possibile con un segreto come quello che è costretto a portare. Una famiglia è nata dalla peggiore delle esperienze, e cerca di tirare avanti nel proprio piccolo, tentando di vivere una vita normale, nonostante tutte le avversità di un mondo simile. Ma è qui che entra in gioco la Hulk Gang ed il motivo scatenante di tutto questo lavoro creato dal duo Millar/McNiven: lo scrittore sfrutta i mezzi più classici per costruire un viaggio on the road, che porterà il protagonista stesso alla riscoperta di ciò che è giusto fare, mettendolo di fronte a pericoli sempre più ostici per poi mettere a segno un colpo di scena finale.

Spiegata in termini simili la storia potrebbe sembrare il classico archetipo del “viaggio dell’eroe” con qualche variazione sul tema, ma il lavoro svolto dallo scrittore scozzese è davvero molto più profondo. Millar scava a fondo sia nell’animo di Wolverine che in quello di tutti i personaggi presenti, costretti a scendere a compromessi, analizzando minuziosamente la reazione stessa dell’umanità di fronte all’imperturbabile potenza del male. Assistiamo a pellegrinaggi nei luoghi in cui i più grandi eroi sono caduti e a scontri disumani che il popolo acclama, ormai completamente spogliato di quell’umanità che un tempo lo permeava.

Questo è lo sfondo che ci ritroviamo ad osservare nel viaggio di Milleriana (Geroge Miller, non Frank) memoria e che più di una volta ci ricorda quel capolavoro che è Mad Max. Logan ed Occhio di Falco si uniscono in un viaggio per compiere una consegna ignota, che li porterà ad attraversare il continente da un capo all’altro facendoli scontrare con tutte le dure realtà presenti su suolo americano, fino all’arrivo nel posto più moralmente degradato e degenerato: New Babylon.

New Babylon è il centro di tutto quello che è accaduto in questo futuro, la summa dell’orrore e l’essenza stessa della disperazione. Dove un tempo si ergeva la rappresentazione stessa dell’ideale americano, ovvero Washington e la Casa Bianca, non vi è altro che un inamovibile baluardo nazista sorretto dalla mente dietro a tutta questa distruzione: il Teschio Rosso. Con l’arrivo a New Babylon comincerà la vera sfida ed il vero cambiamento per Logan: se da una parte un barlume di speranza tornerà a splendere per l’umanità, l’ennesima discesa attraverso gli inferi cominciera per James Howlett, spinto unicamente dall’amore per la propria famiglia. Il volersi ricongiungere con i propri cari per Logan è il moto che fa girare il mondo, è ciò che lo spinge a continuare. Non importa quanto sia dura o impossibile da affrontare la situazione che si viene a creare, lui ha il dovere morale di superarla per poter far vivere in sicurezza i propri cari e preservare quella bellezza che è riuscito a far nascere dal puro letame.

Per tale motivo la loro perdita causata dalla Hulk Gang sarà il definitivo punto di rottura.

La linea di non ritorno viene oltrepassata. L’Es riemerge, il Super-Io muore definitivamente e l’Io ne esce praticamente mutilato. Assistiamo, anche se in maniera più inconscia di quanto si possa credere, alla decostruzione definitiva del personaggio di Wolverine. Quello che vedremo muoversi successivamente, così animalesco e ferale non sarà altro che un guscio vuoto, un involucro, un’ombra spinta solamente dalla sete di vendetta e di sangue.

Gli artigli vengono nuovamente sguainati e l’istante in cui “sentiamo” la carne lacerarsi con il classico “Snikt!” risulta più chiaro che mai come Logan sia morto e sepolto; l’unica cosa che rimane è la furia cieca di Wolverine. La doppia valenza di tale evento, come già sottolineato precedentemente, è enorme e ci dimostra la genialità di un autore come Millar. Lo scontro finale che, in maniera citazionistica, ci riporta proprio all’esordio di Wolverine, il quale venne inserito su The Incredible Hulk 180 per battersi con il Golia Verde. La resa dei conti è finale e nemmeno la figura degenere di un Banner completamente consumato dalla follia gamma potrà tenere testa alla forza inamovibile rappresentata da Logan in questa ultima battaglia. La furia è inarrestabile e travolge chiunque intralci il percorso del mutante.

Old Man Logan è un opera imprescindibile sul personaggio, perché fin dalle prima pagine fa sperare il lettore per dell’azione che risulta più che obbligatoria nel caso di un personaggio simile, ma che quando arriva tende quasi a farlo sentire in colpa, tale è la realtà che si porta dietro. È fondamentale perché ci mostra le dinamiche più oscure della stessa natura umana, che sentiamo più vicina che mai, l’imprevidibilità della vita, come sia difficile e spesso impossibile affrontarla uscendone sani, la complessa kermesse di scelte che ci ri si ritrova ad esaminare per compiere qualsiasi azione, piccola o grande che sia, la quale porterà a delle più che inevitabili conseguenze.

Questa miniserie, con la sua parte grafica così spettacolare e minuziosamente curata da uno Steve McNiven in stato di grazia, ci trasmette una serie infinita di messaggi ed emozioni. Gli sguardi che cogliamo su i visi invecchiati ma comunque familiari dei personaggi riescono a penetrare e a scavare mostrandoci quanto sia sfibrante e spesso umiliante scendere a patti con la realtà. Con Vecchio Logan Millar punta sopratutto a far comprendere il limite stesso dell’umana sopportazione. C’è un punto di non ritorno, una linea di demarcazione che una volta oltrepassata non permette più un reale passo indietro. Il finale di questo volume, riproposto in una stupenda versione cartonata dalla Panini Comics, è una nota dissonate che chiude una composizione malinconica.

Se volessimo fare un paragone con qualcosa di pertinente e calzante potremmo dire che il finale di Vecchio Logan si avvicina a quello della canzone tanto accostata al filim da poco uscito nelle sale, Hurt. Ma non al finale della cover malinconica realizzata da Johnny Cash, bensì quello dell’originale e ben più tagliente Hurt dei Nine Inch Nails. Il brano scritto da Reznor, proprio nel moment conclusivo illustra quello che si potrebbe fare se si “avesse ancora tempo” (e nessuno nega che lo si possa avere, come Logan nella chiusura di questo volume) viene interrotto da un dissonate e funereo accordo che, nella maniera più risoluta possibile, decreta la decrescente chiusura del pezzo, andando a tumulare qualsiasi possibile visione, anche solo ideale.

Old Man Logan non è sicuramente un fumetto semplice: è molto più di quanto si possa immaginare, non si tratta solamente di un bellissimo lavoro, con azione meravigliosamente calibrata ed tempi scanditi alla perfezione. Nasconde un’infinita serie di messaggi e critiche mosse attraverso uno dei personaggi più tormetanti dell’intero universo Marvel. Un opera da leggere, capire e vivere, con cuore e mente.


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