#PaniniComics / Wolverine: Arma X – I Grandi Tesori Marvel, Recensione

Redazione Geek Area

Il vivere è, ovviamente e indissolubilmente, collegato al nascere ma, come si può vivere quando lo stesso atto che ci porta al mondo finisce per segnarci in modo così profondo ed indelebile?

Otto Rank, filosofo e psicoanalista, teorizzò tale visione in modo più approfondito di quanto potremmo mai dire. Il trauma psicologico dovuto dovuto allo stress esercitato sul neonato durante la nascita potrebbe, se non elaborato nel modo migliore, influenzare in maniera molto negativa lo sviluppo psichico dell’individuo. Tale teoria venne poi fortemente ridimensionata ma pone perfettamente le basi per la storia che andremo oggi ad analizzare, una delle più seminali, filosofiche e, semplicemente meravigliose, dell’intera produzione marvelliana.

Barry Windsor-Smith nel 1991 creò, all’interno della collana Marvel Comics Present e completamente in solitaria, una delle più fondamentali storie sull’artigliato canadese, riuscendo a districarsi tra i pochi indizi lasciati negli anni da Chris Claremont, trattando un episodio del suo passato creato ex novo. Il buon James Howlett aveva addirittura rischiato di essere estromesso dagli X-Men ai tempi in cui Dave Cockrum si occupava della testata insieme a Claremont, salvato solamente dall’arrivo di John Byrne che ne rimodellò la fisicità su quella dell’attore Paul D’Amato. Sempre grazie a Byrne gli Alpha Flight videro la luce, acquisendo una notorietà tale da avere una propria testata che permise un ulteriore approfondimento della figura di Wolverine

Si dovrà attendere fino al 1982 per la prima serie limitata interamente dedicata al mutante canadese, realizzata dal duo Claremont/Miller. Non si sperimenterà oltre fino al 1988 quando Logan otterrà finalmente la propria serie regolare imponendosi come personaggio di spicco. Ciononostante ancora nulla sul passato del personaggio, estremamente fumoso e poco dettagliato, era stato rilevato e fu in questo ambiente che Windsor-Smith si dovette inserire. Raccolse, come dicevamo, i pochi indizi sparsi negli anni e costruì una delle storie più claustrofobiche ed ansiogene che si potessero immaginare.

Windsor-Smith riuscì a fondere insieme tesi psicoanalitiche con basi filosofiche ad una propria visione del mondo umano, della sua vicinanza con quello animale se attuate le giuste condizioni, fornendo un parallelismo tra gli orrori perpetrati nei confronti del mutante con una nuova nascita che non farà altro che traumatizzare, in modo irreparabile, la mente di Logan, spezzandola come mai si sarebbe potuto immaginare, portandola molto più vicina al comportamento animale che a quello umano.

Ma andiamo con ordine. La storia si apre con Wolverine che si districa tra un vita alquanto misera, fatta di bevute, pestaggi e poco altro. Non ci viene specificato nulla, né il periodo in cui questi avvenimenti trovano luogo né tanto meno cosa fosse accaduto fino a quel momento al protagonista. Immediatamente veniamo catapultati nella statica azione che vede il mutante alla mercé dei propri carcerieri, i quali riescono, non senza qualche difficoltà, a rapirlo facendolo diventare la perfetta cavia per l’esperimento denominato “Arma X” che, come la figura dello stesso protagonista, risulta poco chiaro sia negli intenti che negli elementi i quali lo compongono. Ed è così che in un tripudio di colori acidi, di macchine e fili contornati da una cacofonia sonora, talmente tanto presente da risultare oppressiva, nasce la figura di Wolverine che il mondo conosce, plasmata nella più orrida delle maniere.

In un meccanismo di gioco-forza viene allo stesso tempo sia abbattuto tutto ciò che l’uomo era mai stato, che costruito quello che sarebbe divenuto. A fare tutto questo è un equipe molto ristretta di personaggi che accompagneranno il lettore fino alla fine, i quali potrebbero incarnare diversi aspetti della natura umana. Abbiamo il Dr.Cornelius, che potremmo paragonare al “progresso“, imbarcatosi in un progetto molto più grande di quanto gli fosse stato inizialmente detto e in cui si ritrova sempre più invischiato.

Se da una parte la volontà di interrompere gli esperimenti è forte, dall’altra la sete di sapere, l’idea di poter raggiungere nuovi lidi con la riprogrammazione e l’innesto di adamantio, persuadono e ammaliano in maniera unica. Cornelius non prova piacere nel compiere tali azioni ma sembra malsanamente convinto della necessità di quest’ultime. Troviamo poi Miss.Hines, assistente del dottore, idealmente accostabile alla “misericordia” e al “pentimento“. Si sente profondamente colpevole per ciò che ha fatto a “Mr.Logan“, mostrando preoccupazione e riguardo nei confronti del paziente, tentando di difenderlo più volte.

Infine si erge la figura del Professore, quella più oscura e meno chiara, una marionetta nelle mani di un più grande burattinaio, che mostra la propria inettitudine anche nell’ambito scientifico, facendo sorgere diversi dubbi sull’effettiva veridicità del titolo con cui viene puntualmente apostrofato. Il Professore è, infine, il “male incarnato” e, allo stesso tempo, “l’ignoranza“. Sembra provare del sadico piacere nel torturare Logan, mostrandosi cinico, violento e senza scrupolo alcuno.

In tutte queste mani, che sembrano ricordare un reparto di ostetricia proprio a rimarcare il parallelismo con il trauma della nascita, viene distrutta e rimodellata la figura di Logan, svuotata, apparentemente, di ogni sentimento o accezione umana, fino a lasciare un involucro vuoto da riempire con una nuova, quanto inumama, programmazione. L’orrore svolto all’interno del complesso di Arma X, così arido e sterile nonostante le innumerevoli luci che compongono i pannelli di controllo delle sale operatorie, è freddo e antisettico. Riesce a contaminare ogni fibra del lettore facendo provare un vero e proprio turbinio di estranianti sensazioni, mostrando tutta la grandezza di un opera simile.

Si è svuotati di fronte al dolore provato da Wolverine la prima volta che gli artigli rivestiti di adamantio fanno la propria comparsa e si è impassibili quando, per testare le capacità della nuova arma creata, Logan viene mandato ad affrontare un branco di lupi, mostrandosi in un primo momento imperturbabile e, successivamente, anche più feroce di questi. Vederlo riposare sfinito, nudo ed intriso di sangue su i cadaveri delle proprie vittime, privato di ogni dignità o pudore, è quanto di più mentalmente violento si possa immaginare, richiamando alla mente scene eguagliate solo dai lager nazisti.

Da qui, come dicevamo, possiamo vedere effettivamente come il trauma dell’innesto, delle sevizie e delle torture sia equiparabile ad una nuova nascita che questa stavolta porta alla luce l’animale sepolto sotto al raziocinio e alla ragione, facendo diventare il protagonista una belva assetata di sangue, toccando un nuovo livello di violenza. Qui entra in gioco un’altro grande elemento tirato in ballo dalla geniale mente di Barry Windsor-Smith, che sembra porsi come soluzione ultima per questo stato. Si tratta della metamorfosi, il cui scopo è di far fondere i due tormentati lati di Logan, tentando di trovare il compromesso che possa permettere la conservazione dell’essere. Da qui partirà il cambiamento che porterà il mutante a vivere, addirittura, quella che sembra essere una propria versione del mito della caverna di Platone.

Lo scrittore inglese oltre a fare quanto detto fin’ora riuscì nello arduo compito di caratterizzare Logan attraverso la sequela di avvenimenti di cui si ritrova vittima. Nell’arco di tutta la storia Wolverine riesce a pronunciare pochissime parole, ma quelle dette bastano a caratterizzare il personaggio in maniera così profonda da far diventare Arma X un vero e proprio punto di svolta. Con la sua continuity retroattiva riesce a rendere il personaggio ancora più altisonante agli occhi del lettore. Nonostante tutto il dolore provato ed il male vissuto Logan non si lascia andare. Abbiamo ben presente come in certi momenti sia più facile sguazzare nell’autocommiserazione, crogiolandosi nel proprio malessere. Il futuro Wolverine sarebbe potuto diventare uno dei più grandi criminali di sempre, schierandosi dalla parte di chi gli esseri umani li voleva sterminare, ma così non è stato. Ed è questo non farsi abbattere dagli eventi, non importa quanto grandi o dolorosi, a fare di Logan il migliore in quello che fa.

A sostenere una sceneggiatura semplicemente geniale troviamo un comparto grafico senza eguali con un impostazione della tavola che scardina la classica visione per dare una lettura completamente diversa alle vignette, muovendosi in maniera completamente differente di pagina in pagina a seconda del taglio dell’inquadratura che viene utilizzato. Il tratto possente ed il maniacale dettaglio utilizzato da Barry Windsor-Smith nel riprodurre grotteschi attrezzi tecnologici riesce ancor di più nell’intento estraniante che l’opera vuole avere. Il freddo metallo delle attrezzature risulta più gelido delle aperte distese montane completamente innevate, ed il groviglio di fili a cui Logan è attaccato sembra voler imitare quelli di un povero burattino utilizzato come meglio aggrada e poi gettato via una volta finito lo spettacolo.

I colori, così vividi ed acidi aggrediscono l’occhio del lettore, facendolo trovare in un ambiente completamente inospitale, ed il tempo sembra essere cristallizarsi nel momento dell’esperimento, che risulta quasi infinito. I suoni dei macchinari diventano una costante, cacofonici fino all’inverosimile, come le voci dell’equipe medica, le quali, inizialmente, si accavallano indistinte.

Windsor-Smith, con una pubblicazione più unica che rara, fuse alcuni aspetti completamente estranei tra loro. Unì filosofia e psicoanalisi alla violenza, dando una nuova interpretazione del fumetto pulp. Arma X è un thriller psicologico, un trattato ed un horror allo stesso tempo; un opera che mina fortemente la stabilità di chi legge e che riesce a far percepire la fredda amoralità che spesso l’essere umano riesce ad avere. Quello riproposto in grande formato (fatto che permette di ammirare ancora di più l’immenso lavoro svolto dall’autore) nella collana Grandi Tesori Marvel dalla Panini è una delle storie più uniche nel suo genere che potrete trovare.

Un qualcosa da leggere, assaporare e, successivamente, somatizzare.

 

“In nova fert animus mutatas dicere formas corpora”

Publio Ovidio Nasone, Metamorphoseon libri XV


Comments are closed.

Caricando...