#Poertraits / Intervista a Camillo Bosco

Flavia Bazzano

Dopo aver parlato con l’autore di Poertraits, Marco Rocchi, Abbiamo deciso di ascoltare anche l’altra campana, quella editoriale. A rappresentare la Manfont, il barbuto editor e talent scout Camillo Bosco.

Ciao, Camillo, grazie dell’opportunità e benvenuto! Cominciamo dal principio: cosa vi ha convinto a sostenere il progetto di Marco?

La risposta più ovvia è la barba, ma quella poteva convincere solo me. Il progetto in realtà piaceva a me e Manfredi sin dall’anno scorso, ma pensavamo di adattarlo al nostro formato quadrato che usiamo per le strisce, il 20×20. Marco invece ci ha proposto un 15×15, per di più cartonato, sulla base di alcune considerazioni fatte da lui stesso sulla natura del prodotto. Erano considerazioni ottime, così buone da convincerci ad avviare una nuova collana in ManFont (la quarta, visto che di recente ci siamo aperti pure al formato comics americano con i Gentlemen Kaiju) che racchiuderà progetti più grafici rispetto alla nostra produzione normale. Marco è un autore che riflette su quello che fa e si impegna duramente per conseguirlo, e spero di trovarne altri dalla stessa flemma per continuare la collana. Ho già qualche nome in testa…

Com’è il lavoro da talent scout? Cosa puoi dirci delle nuove leve del fumetto italiano dalla tua prospettiva di scopritore?

Io sono un talent scout molto particolare, visto che la ManFont è un consorzio di autoproduzioni. Individuo fumettisti che trovo valenti, e prospetto loro un’opportunità che ha dei pro e dei contro. Il nostro modello ha dei limiti e richiede una grande scommessa da parte dell’autore, ma dopo tre anni posso affermare con sicurezza che funziona. Cerco sempre di valutare con “i bussanti” pesi e contrappesi della scelta di pubblicare con noi, di diventare un manfontiano, e l’analisi è sempre risultata conveniente. Ci sono autori di tutti i tipi là fuori: splendidi e unici, con progetti interessanti e inediti, uniti dal destino comune di essere invisibili a certi giri del fumetto. Per l’anno prossimo ne ho già cinque che mi riempiono di orgoglio.

5500 euro da raggiungere in poco meno di un mese sono un obiettivo ambizioso. Cosa vi ha spinto a tentare una formula così aggressiva?

Il formato cartonato ha un costo, e il costo dipende dalla tiratura. Sembrerà strano, ma 5500 euro è la cifra che ci porta semplicemente al pareggio, contando stampa, tasse, costi di spedizione, e varie minuzie. A quel punto volevamo concentrare lo sforzo in poche settimane: per una realtà ancora piccola come la nostra è meglio non tentare maratone mozzafiato. Meglio un rush dove chiamiamo l’all in e vediamo chi risponde.
Quindi per ora niente deposito di Zio Paperone, almeno non finché non superiamo la cifra iniziale.

SPOILER: abbiamo Perk speciali…

Il formato: cartonato 15×15. Proposto da Rocchi stesso, l’abbiamo trovato subito perfetto per il prodotto. Pensiamo anche di aver trovato la miglior tipografia in cui stamparlo, non resta che avviare le macchine e produrre questo fine oggetto libresco, ideale divertissement per le uggiose serate di pioggia, al sorso di un qualche liquore scuro, seduti su una poltrona rivolta verso il crepuscolo dell’esistenza…

Moltissimi fumettisti scelgono la via del crowdfunding per raggiungere quello che a molti sembra un lontanissimo miraggio: la pubblicazione. Credi che a lungo andare questo sistema possa dare nuova linfa al settore editoriale?

Non direi moltissimi: nel mondo, in America, sì, molti. Ma indiegogo, kickstarter, (et similia come verkani, ulule, eppela) sono grandi o piccoli cimiteri di crowdfunding fumettistici italiani. Onestamente, stampare un fumetto autoprodotto costa relativamente poco in Italia (purché si scelga il brossuratino canonico, magari a5 o 17×24 come formato), mentre non vedo una forte comunità di backers all’orizzonte, quindi tanto vale mettersi da parte un po’ di soldini ogni mese dal canto proprio se si ha un sogno stampabile con 1000-2000 euro. Credo di più nelle iniziative culturali e commerciali audaci per rivitalizzare il settore, rispetto alle collette (senza negare che tali collette siano molto utili).
Rivitalizzerebbe davvero il settore invece una riforma della distribuzione, ma questo è la storia per un’altra sera davanti al camino…

Il crowdfounding offre anche un altro vantaggio: entrare direttamente in contatto con i potenziali acquirenti che a loro volta hanno la possibilità di godere di gift esclusivi. Come ha reagito il pubblico?

Il progetto piace, diverte, interessa. Ma è ancora presto per giudicare i feedback: essendo il nostro primo, ne riparlerei volentieri a metà percorso 😉

Nel caso in cui raggiungeste l’obiettivo della campagna i lettori potranno aspettarsi ulteriori ricompense?

Eh… un fan ha fatto notare la mancanza delle magliette. Ma io ti posso assicurare che non mancano: aspettano.
Abbiamo anche contattato due amici per la realizzazione di perk più avanzati. Ecco gli indizi: la prima è una ragazza il cui nickname inizia per D e finisce per X. Finisce per X anche il nick della seconda persona contattata, però il suo inizia per R.
Puoi iniziare il totonomi ahah

Il progetto Poertraits potrebbe continuare, magari con un secondo volume?

Questa è una domanda da fare a Rocchi stesso, visto il funzionamento della ManFont. Fin’ora ci stiamo trovando molto bene a lavorare con lui, quindi non ci sarebbero pregiudiziali di sorta per un bis.

Qual è il tuo Poertrait preferito?

Arduo da dire. La mia passione videoludica mi fa protendere per POErtal, ma di recente mi ha conquistato l’aPOEcripha di Babawa (Barbara Astegiano): POErchetta!

Secondo te cosa ne penserebbe Poe?

POEtrebbe dire di tutto, ma essendo comunque un americano, probabilmente la sua preoccupazione sarebbe: “POEssibile che non mi abbiano pagato i diritti? ”

Come sempre vi lasciamo il link per sostenere la campagna su kickstarter. Affrettatevi: mancano solo un paio di settimane!


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