#PS4 / Yakuza: giochi fantastici e perché dovreste provarli

Gabriele Mastrogiovanni

Il mondo dei videogiochi diventa sempre più grande giorno dopo giorno, è un mercato in continua espansione. Un tempo i giochi erano tanti, ma con calma eravamo in grado di provarli, ma soprattutto di goderceli un po’ tutti. Purtroppo (o per fortuna) oggi la situazione è diversa, possiamo letteralmente puntare un dito a caso sul calendario e scoprire che usciranno venti giochi in quella data che non avremo il tempo di giocare. Persino i più appassionati, in questo caos di nuovi arrivi, backlog, seguiti e acquisti forzati, corrono il rischio di lasciarsi sfuggire delle perle rare.

Oltre al problema della quantità di titoli c’è poi, soprattutto tra chi ha qualche anno di gaming alle spalle, la presunzione di dare per scontato i propri gusti fino in fondo. Che tutto quello che al volo non ci rapisce, probabilmente non vale la pena di essere provato. Questo secondo, è stato in particolare il mio caso. Con la falsa consapevolezza di aver inquadrato al 100% i miei generi e saghe preferite, mi sono perso negli anni una gemma delle produzioni nipponiche.

Questa saga è nata nel 2005, prodotta da SEGA e distribuita (principalmente) come esclusiva PlayStation. Da molti considerato erroneamente il GTA giapponese, è un open-world dalla forte componente narrativa con elementi gdr e un combat system basato sui Beat’em up. Sto parlando di Ryu Ga Gotoku, da noi in occidente: Yakuza, e voglio raccontarmi la mia (breve) esperienza con questa saga.

Come sarà successo a molti, mi sono lasciato sfuggire il primo episodio di questa saga sotto il naso. Uscì nel settembre del 2006 qui da noi, e per un motivo o per un altro, non ebbi la possibilità e la curiosità di provare ne questo, ne il suo seguito uscito due anni dopo. Yakuza 3 uscì in occidente nel marzo 2010, ed ancora una volta passò in sordina, nel pieno di quello che era il periodo d’oro della settima generazione. Quando poi il quarto ed il quinto capitolo erano in dirittura d’arrivo, avvicinarmi alla serie non solo diventava più difficile, ma addirittura scoraggiante. Cerco sempre di portare a termine tutti i capitolo di una saga prima di avventurarmi con i nuovi, ma ora iniziavano ad accumularsi. Per non parlare che avrei dovuto recuperare i primi due capitoli su PS2, e ciò non rendeva le cose semplici.

Ma c’è stato un piccolo momento di svolta, quando Yakuza 5 mi fu regalato con il Playstation Plus. Li ricordo di aver pensato: “Beh, sarebbe proprio da st***** non provarlo almeno”, e così feci, lo provai, e mi piacque. Graficamente forse non era proprio un gioiellino, e alcune meccaniche sembravano vecchiotte, ma mi colpì in particolare il suo comparto narrativo molto forte,  e questo fu l’ultimo chiodo sulla bara. Ero contento di sapere che il gioco seguisse le vicende dello stesso personaggio principale lungo tutta la saga, ma questo avrebbe reso quel gioco ancor più difficile da apprezzare, e di conseguenza, più facile da accantonare.Con l’arrivo di Ps4 però, un piccolo spiraglio si era aperto. Fu annunciato Yakuza 0, il prequel dell’intera saga, e ora non avevo più scuse. Ho messo il gioco nella mia lista degli acquisti, ma il momento giusto per giocarlo sembrava non arrivasse mai. Prima Resident Evil 7, poi Nioh, Nier: Automata, Horizon Zero Dawn, Zelda BOTW, Persona 5, Uncharted eccetera. È stato un anno ricchissimo, e questa estate ha visto l’uscita di un altro episodio: Yakuza Kiwami, il remake del primissimo gioco. L’idea di iniziare dal principio, ed ad un prezzo budget, in un periodo poi anche relativamente magro era troppo allettante. Ho preso il gioco e, beh, è valsa decisamente la pena aspettare.

Volendo iniziare a parlare del gioco in se (finalmente direte), descriverlo è abbastanza difficile, poiché Yakuza è un gioco unico nel suo genere. Credo negli anni sia sempre stato associato a GTA perché condividono il free-roaming e il tema della criminalità, ma la verità è che sono giochi molto diversi. Sebbene cerchi di arricchire l’esperienza con decine di quest secondarie e minigiochi che meritano decisamente il nostro tempo, Yakuza spinge molto sulla trama e sulle situazioni che essa crea. Le sezioni di combattimento sono il nucleo dell’intera esperienza ludica, tra violenti combattimenti in strada ed adrenaliniche boss fight,  saremo spesso impegnati a menare le mani. Il combat system ricorda molto da vicino quello dei beat em’ up arcade, ma grazie ad un sistema di progressione sarà possibile migliorare le proprie statistiche ed imparare nuove mosse. Inoltre caricando una “Heat bar” sarà possibile scatenare delle violente e spettacolari (e spesso esilaranti) finishing moves e QTE.

È un gioco che unisce una narrativa matura ed attuale ad un gameplay che prende a piene mani dal passato, a volte anche letteralmente. Disseminati per Kamurocho, il quartiere a “luci rosse” fittizio di Tokyo ispirato dal reale Kabukichō, ci sono infatti tutta una serie di attività e minigiochi. Tra questi ci sono vere e proprie glorie del passato di SEGA come Outrun, Space Harrier e Virtua Fighter 2, che potrete trovare nelle sale giochi sparse per la città. Ovviamente le attività non si limitano a questo, Yakuza 0 in particolare possiede anche delle componenti gestionali abbastanza profonde (ma non obbligatorie), mentre entrambi i titoli ci permetteranno di godere della vita notturna di Kamurocho a pieno, tra Karaoke, piste da ballo, night clubs e molto altro.

Quello che mi ha convinto più di tutto in realtà, è invece il suo lato narrativo. Entrambe le storie ruotano principalmente intorno al tema della criminalità organizzata giapponese, ma sebbene dal punto di vista ludico il gioco viaggi decisamente sopra le righe, la trama è matura e molto profonda. I personaggi sono ben caratterizzati, per quanto bizzarri possano sembrare a volte, e si riesce ad empatizzare con loro nonostante le differenze della cultura giapponese. È una storia di crimine, violenza e sangue, ma anche di famiglia, dovere ed amicizia.  Il tono è molto maturo, ma cioè che colpisce è la sua tendenza a non prendersi troppo sul serio. Ci regala infatti non solo momenti di pura follia in pieno stile nipponico, ma anche scene d’azione e combattimenti decisamente esaltanti.

I due Yakuza però non sono ovviamente privi di difetti. Da un punto di vista tecnico non brillano particolarmente, anzi, a volte la qualità altalenante tra alcuni modelli poligonali fa seriamente mettere in discussione la loro appartenenza a questa generazione. Alcuni personaggi principali si presentano ben curati, con espressioni facciali ed un lip-sync decisamente di alto livello. Mentre altri, soprattutto gli npc meno importanti (presenti però in molte delle cut-scene del gioco), non possono assolutamente reggere il confronto. I controlli soffrono di un feeling un po’ legnoso e senza molto peso. Anche la telecamera non dà sempre il meglio di se, ed alcuni tasti andrebbero sfruttati meglio. Anche il combat system a mio parere meriterebbe un po’ di dinamicità in più, ma tutti questi sono difetti non particolarmente debilitanti.

Tirando le somme, devo mettere infine le carte in tavola, non credo che Yakuza sia un gioco per tutti. Sono abbastanza certo che non possa definirsi il classico gioco universalmente apprezzabile, sebbene a mio avviso i pregi superino di gran lunga i difetti. L’assenza di una localizzazione italiana poi, appesantirà sicuramente l’esperienza di molti e scoraggerà i restanti. Tuttavia, voglio consigliarvi comunque di provare con mano questo gioco e di dargli una possibilità.

Con un colpo di scena degno di uno shonen, cosa di cui poi Yakuza fa buon uso, era questo il mio intento dietro l’articolo.  Per anni ho scansato questa saga, non sapendo realmente cosa mi stessi perdendo, e chissà quanti giochi meravigliosi ho ignorato negli anni. Chissà poi quanti di voi hanno fatto lo stesso, con una saga, con un genere o con qualsiasi cosa. Yakuza Kiwami e 0 sono due ottimi giochi a mio avviso, forse alcuni di voi li ameranno, e forse alcuni di voi non li apprezzeranno, ma valgono sicuramente la pena di essere provati. E di questo si tratta, lasciatemi dare un consiglio: non date mai nulla per scontato, non giudicate un gioco dalla copertina. Siate aperti e siate curiosi, poiché c’è molto più da guadagnare che da perdere.


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