#Quattrochiacchierecon / Antonio Fuso racconta “Inchiostrato, non mescolato”

Flavia Bazzano

Una serata fuori con un gruppo di amici può rivelarsi un’occasione meno scontata di quello che potrebbe sembrare, specie se a riunirsi sono dei disegnatori con una “missione”. Trenta artisti tra guest stars e membri degli studi romani Skeleton Monster, Baby Ruth e Gentlemen Kaiju Club  firmano “Inchiostrato, non mescolato”. Il volume, che raccoglie 50 illustrazioni, è stato il mezzo di promozione della campagna benefica sostenuta dall’Arf Festival 2017: il ricavato delle vendite è stato devoluto a Dynamo Camp, onlus che offre attività terapeutiche ricreative per bambini con disabilità e malattie rare.

In occasione della presentazione del volume all’Arf Festival abbiamo intercettato Antonio Fuso, ideatore del progetto, che ci ha svelato il dietro le quinte della creazione della raccolta.

Durante la conferenza di presentazione di “Inchiostrato, non mescolato” avete parlato della genesi dell’opera, nata durante una cena tra amici. Puoi raccontarci più in dettaglio come è scaturita la scintilla?

Caso vuole, perché è proprio una caso, che tre dei più importanti studi romani di disegnatori gravitino tutti intorno alla zona della stazione di Roma Tuscolana, quindi già succedeva da prima che i disegnatori ti venissero a trovare in studio perché capita il giorno in cui sei fuori dalle scadenze, fai due chiacchiere, ti confronti. Avendo tre studi vicini in realtà ci parliamo molto. Ognuno di questi tre studi poi realizza dei progetti paralleli alle proprie attività, perché poi tutti hanno velleità di creare progetti al di fuori delle richieste del mercato, solo che queste chiacchiere avvengono sempre in contesti lavorativi: uno va a trovare l’altro e chiacchiera mentre l’altro lavora; così ci siamo detti: “Ma perché non ci prendiamo una serata e ce ne andiamo a disegnare insieme in un locale?”. Un po’ come fanno in America, una cosa che si chiama drink and draw, è quella l’ispirazione. Abbiamo risposto: “Sì, ma non rendiamolo pubblico, perché sennò viene un sacco di gente che ti chiede dei disegni e poi alla fine non raggiungiamo lo scopo che ci siamo preventivati”.

A questa serata è venuta anche una fotografa, Alberta Aureli, che è una nostra amica che gestisce la Fox Gallery a Roma (una galleria che tra l’altro si occupa di vendere molte delle stampe che produciamo) e molto spontaneamente, nel corso della serata, sono usciti questi cinquanta disegni e delle foto bellissime, perché lei fotografava continuamente. Sembrava un peccato sprecare questo patrimonio e siccome stava nascendo la terza edizione dell’Arf e si erano appena coordinati col Dynamo Camp per far sì che quest’ultimo fosse l’ente di riferimento per quest’anno, abbiamo unito i pezzi. Ci siamo detti: “Facciamo un libro e facciamolo dando tutto il ricavato a Dynamo Camp”.

Hai nominato Alberta Aureli, quindi la domanda è spontanea. Ci si immagina spesso il disegnatore chiuso nella sua stanzetta, oppresso, mentre Aurelia con le sue foto: ha restituito un’immagine diversa.

Sì, perché negli ultimi dieci anni si è sviluppata molto questa faccenda dei disegnatori che si riuniscono per disegnare, una cosa che ha tutta una serie di pregi: oltre a quello di costringerti a uscire di casa e quindi anche a essere più “dignitoso” come persona (questo è un lavoro fatto di scadenze pressanti perciò si alternano periodi in cui sei rilassato a periodi in cui rimani chiuso sette giorni dentro casa) ti porta a confrontarti costantemente con altre persone che fanno il tuo  lavoro quindi c’è una crescita reciproca.  E questo avviene anche tra gli studi quindi c’è un continuo scambio, magari un scopre un nuovo strumento, un nuovo pennello, un nuovo programma, decide di fare gli sfondi in un certo modo. Tutte queste cose creano una continua mescolanza di idee, alleggeriscono il lavoro (un conto è lavorare da soli, un conto è lavorare chiacchierando) e il tutto avviene con un’allegria di fondo. Alberta è stata bravissima a restituire tutto questo.

Sapere di essere (passami il termine) “catturati” da un obiettivo vi ha influenzato in qualche modo?

No, perché lei è stata davvero brava a essere invisibile. L’unica cosa che le avevo chiesto era questa: “Ok facciamo le foto, ma facciamo in modo che non siano delle foto posate altrimenti diventa una galleria di ritratti, di foto rigide. Invece a me piacerebbe che trasparisse la giocosità del momento in cui è stato creato questo libro”. Penso che ci sia riuscita molto  bene.

Alla luce del numero di artisti che hanno prodotto le cinquanta opere contenute in questo libro, si potrebbe dire che anche voi siete una sorta di cocktail “non mescolato”?

Sì anche perché non c’era una tematica, tutti potevano disegnare quello che volevano. Paradossalmente per alcuni all’inizio è stato anche un problema perché essendo abituati a disegnare su richiesta e facendolo tutti i giorni in maniera serrata, nel momento in cui puoi disegnare a tuo gusto sei disabituato. Alla fine però sono uscite delle cose interessanti, anche liberatorie e catartiche.

Qual è un momento di particolare arricchimento durante lo scambio di vedute e soprattutto di approcci al disegno tra uno studio e gli altri?

Sicuramente quello che succede più spesso è che si vede qualche collega disegnare e che usa una penna strana e tu gli chiedi: “Dove hai preso quella penna? Guarda che tratto! Guarda che linee!” e lui ti spiega dove l’ha comprata. Questo scambio qui, che in realtà è molto fanciullesco. I pennelli e  gli strumenti tecnici sono un po’ i nostri giocattoli, quindi quando vedi uno con un giocattolo nuovo lo vuoi provare subito. Il problema è che siamo “bambini grandi” quindi lo possiamo comprare immediatamente.

Bambini col potere d’acquisto!

Sì [ride]! In realtà ce lo dovrebbero levare insieme alla carta di credito e soprattutto all’account Amazon! Quando scopri un disegnatore vai subito a comprare il libro, hai queste infatuazioni continue per una nuova penna, un nuovo righello, un nuovo disegnatore. Alla fine di tutto queste cose che incameri ti rimane un 2% ma anche con un 2% in più a settimana alla fine crea un’evoluzione. Lavorare fianco a fianco con altre persone è tutto un influenzarsi reciprocamente perché poi ognuno lavora in maniera diversa. Nel nostro studio c’è chi realizza copertine in maniera pittorica, chi lavora in digitale, chi usa un tratto più umoristico e tutto si ibrida. Che alla fine è la base dell’arte.

Una domanda personale: cosa racconta di te questo progetto?

Racconta tanto, perché racconta quella che è in realtà la mia vera passione. Io mi trovo a fare il disegnatore per caso, non sono uno che ha il sacro fuoco dell’arte, quando sto in vacanza non ce l’ho il blocchetto perché devo per forza disegnare sennò sto male. Quello che mi pace fare è assemblare cose, sono un editor che per caso fa il disegnatore. Quindi, quando faccio queste cose, nel caso di “Inchiostrato, non mescolato” ma anche ne caso di libri che abbiamo fatto con Skeleton Monster, mi occupo della grafica e di mettere insieme i disegnatori, di coordinare, che è quello che mi piace veramente. Quello che conta è la mia passione per il design, l’ossessione per il controllo e poi me ne sento responsabile come con un “figlio”.

Oltre a supportare una causa benefica, questo volume è dedicato a una persona che per voi è stata particolarmente importante: Daniele Magrelli.

Daniele è una figura strana perché non lavorava direttamente nel campo del fumetto, ma faceva un po’ tutto in questo campo. Penso che tutti i disegnatori romani conoscessero Daniele Magrelli. Era una persona che portava una gioia immensa, sai quelle persone di cuore, romane? E lui veniva spesso a studio da noi, vedevamo le partite insieme, non disegnavamo.  In più lui era un grafico molto bravo, e si sarebbe dovuto occupare della grafica del libro, ma poi purtroppo è venuto a mancare poco prima che iniziassimo. Potergli dedicare il libro è stata una cosa che ha reso tutti felici. Era una di quelle figure che  quando cerchi di spiegarle ai lettori non le capiscono perché non le conoscono, di quelle che stanno nell’ombra, ma che gli addetti ai lavori conoscono tutti. Era uno di noi.

Conoscevi da prima Dynamo Camp?

In realtà sono io che ho suggerito Dynamo Camp ai ragazzi dell’Arf. Noi la mattina quando lavoriamo a studio ascoltiamo la radio, e Dynamo Camp per una settimana all’anno è ospite di Radio Deejay perché hanno un numero verde attivo per la raccolta fondi e parlano  di quello che fanno. A furia di sentirli, anno dopo anno, sono venuto a conoscenza del loro operato che è meraviglioso. Principalmente lavorano in maniera laterale rispetto a quello che viene fatto solitamente per la cura della malattia: si occupano della cura della malattia regalando momenti di gioia, e l’umore incide molto in questi casi. Quindi, quando c’è stato bisogno di trovare un ente a cui far affiliare l’Arf per creare questo progetto, sono stati i primi ad esserci venuti in mente.

E si può anche dire che ci sia stata una forte compenetrazione tra voi artisti e i ragazzi di Dynamo Camp, una voglia reciproca di conoscersi.

Loro sono stati entusiasti, e credo che la collaborazione proseguirà perché hanno scoperto un mondo. Il disegno per i bambini è una chiave d’entrata facilissima. Sicuramente una delegazione dei trenta disegnatori porterà il libro al Dynamo Camp e lavorerà con i bambini.

Sicuramente sarà una bellissima esperienza!

Penso di sì, se da bambino mi fossero arrivati dei disegnatori sarei impazzito!

Ultima domanda: dove si può trovare “Inchiostrato, non mescolato” dopo l’Arf?

Questa è una nota dolente. Il libro in realtà nasce e muore con l’Arf, lo scopo era raccogliere i fondi per Dynamo Camp e farlo in maniera piuttosto veloce. Dopo l’Arf sicuramente ci saranno un altro paio di eventi: vorremmo rifare la serata dove tutto è nato, ma stavolta aprendola al pubblico, e probabilmente faremo un bis alla libreria Giufà di Roma. Poi ci sarà l’asta degli originali, che verrà organizzata da Dynamo Camp e che verrà annunciata sulla pagina ufficiale dell’evento su Facebook.

Di seguito la lista degli autori di “Inchiostrato, non mescolato”:

Nicoletta Baldari, Michele Bandini, Toni Bruno, Eleonora Carlini, Elena Casagrande, Fabrizio De Tommaso, Werther Dell’Edera, Gabriele Dell’Otto, Fabrizio Des Dorides, Mattia Di Meo, Arianna Florean, Antonio Fuso, Gud, Mattia Iacono, Claudia Ianniciello, Chiara Lanzieri, Grazia La Padula, Emilio Lecce, Bruno Letizia, Lorenzo Magalotti, David Messina, Andrea Olimpieri, Rita Petruccioli, Stefano Piccoli, Sara Pichelli, Giorgio Pontrelli, Stefano Simeone, Valerio Schiti, Paolo Villanelli, Zerocalcare.


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