#quattrochiacchierecon / Arianna Rea e la formazione del disegnatore

Redazione Geek Area

Ho incontrato Arianna Rea allo stand Tunué durante il Napoli Comicon 2016. Tra una sessione di sketch e l’altra, ho avuto la possibilità di farle qualche domanda riguardo il suo lavoro di autrice e di docente (presso la Scuola Romana dei Fumetti). Oltre ad essere una professionista molto brava nel suo lavoro, è una persona veramente e cordiale, poter scambiare quattro chiacchiere con lei è stata una bella esperienza. 

Ciao Arianna, è un piacere poterti intervistare. Grazie mille per averci concesso questa chiacchierata! Vorrei chiederti alcune cose riguardo il tuo lavoro di autrice e il tuo lavoro di docente. Ci siamo conosciuti in maniera indiretta all’open day della Scuola Romana dei Fumetti e mi ha incuriosito molto il tuo approccio al lavoro: una studentessa che diventa docente, continuando a essere autrice. Ti andrebbe di raccontarci chi sei e com’è stato per te questo passaggio?

Come già sai, ho frequentato la Scuola Romana dei Fumetti da grandicella, senza avere un altro tipo di formazione artistica precedente (in passato ho fatto studi diversi). Ho sempre disegnato e ho deciso di frequentare la scuola per poterlo fare seriamente. Mi sono diplomata a luglio e a settembre ho presentato il mio portfolio agli autori di Monster Allergy, di cui ero già lettrice, per lavorare come disegnatrice. Per me, ovviamente, è stato un sogno che diventava realtà. Entrare a far parte del team dei disegnatori è stata una grandissima avventura. Dopo la chiusura della serie ho dovuto fare la mia gavetta, passando per tante altre testate. In generale amo abbastanza cambiare progetti, per me esistono due tipi di disegnatori: quelli che si riconoscono appieno in una serie già esistente e dunque in uno stile più o meno predefinito (perché poi ciascuno ha il proprio), e altri che, anche apprezzando e riconoscendosi in alcune serie, amano cambiare, affrontare nuovi progetti e avere nuove idee, lavorando (per esempio) nella ricerca. Penso di appartenere a questa seconda categoria: se il mio disegno è chiaramente disneyano, e amo questo stile sia nei lungometraggi che nel fumetto, mi piace contestualizzare il mio stile in nuovi progetti, spesso come character designer (cosa che amo particolarmente) e anche, volendo, spingere il mio stile in direzioni diverse, ad esempio amo anche il disegno grottesco. Per quanto mi riguarda, l’insegnamento è arrivato immediatamente. Ho iniziato a fare dei laboratori a scuola quando ho iniziato a lavorare per Monster Allergy. Anche qui c’è stata una gavetta, sono cresciuta come insegnante e ora insegno disegno umoristico nella scuola che mi ha formata. Come ex allieva c’è un’affezione particolare che mi lega alla scuola, amo l’aria positiva e stimolante che si respira, c’è sempre un bel fermento culturale tra i banchi. Come ogni grande autore è caratterizzato dalle proprie peculiarità così anche negli allievi si possono già osservare delle piccole differenze che un giorno caratterizzeranno il loro stile del tutto personale; ci tengo molto a fare in modo che ciascuno (siamo un po’ socratici in questo!) conosca se stesso e la propria natura, perché ognuno il proprio stile ce l’ha già, deve solo metterlo in luce.

Questo approccio è molto bello. Spesso un maestro è portato a insegnare la propria maniera, invece voi riconoscete ciò che un allievo vuole comunicare di suo trasformando il maestro in un veicolo per farlo accadere. Come avete detto durante la presentazione (che mi ha colpito molto), insegnate arte e mestieri.

Da un lato c’è la tecnica e dall’altro il tuo spirito (la tua natura) che va raffinato e tirato fuori. Spesso mi trovo a parlare con allievi che lamentano di non avere ancora uno stile o allievi che si sentono costretti a scegliere quale direzione dare al proprio disegno. Se si sentono rappresentati da più stili, li portassero avanti tutti! Il principio su cui mi baso è che: ci piace ciò che ci somiglia. Ad esempio, se copio Naruto è chiaro che il mio disegno andrà in quella direzione stilistica. Lo stile c’è fin dall’inizio, va portato fuori anche attraverso lo studio di diversi autori, senza sensi di colpa, è chiaro che ad un certo punto ci si distaccherà anche in maniera naturale dagli autori che uno ama. Durante la formazione ad un certo punto ti rendi conto che non ti servono più reference, cammini sulla tua strada, e dà una grande soddisfazione arrivarci.

Ho la passione per il fumetto da tanti anni e scrivendo per Geek Area ho riscoperto la bellezza della narrazione e del raccontare qualcosa, mentre parlo di cose fatte da altri. Ad esempio: leggo un tuo fumetto, mi piace, e provo a raccontare le emozioni che mi hai trasmesso attraverso quello che tu hai raccontato.

Perché ho toccato delle corde che hai già vive dentro di te.

Dal punto di vista del disegno, questo discorso come funziona? Come fai a capire questo passaggio? Un disegnatore come fa a citare autori che gli piacciono e farli riconoscere nella sua opera?

Il disegno si osserva da tanti punti di vista. C’è quell’autore che ha uno stile d’inchiostrazione così fresca e bella, che ti cattura. O di un altro ti colpisce l’aspetto della regia, il racconto, in primis. È carina questa cosa, perché più passa il tempo e più i gusti cambiano, anche da professionista inizi ad apprezzare cose diverse. Ad esempio quel processo che avviene in molti grandi artisti (da Picasso a David Mazzucchelli, per fare degli esempi molto diversi tra loro) per il quale con la maturità arrivano a un livello di infantilismo, semplicità e sintesi meravigliosi. A vent’anni non lo avrei capito. Oggi, invece, ammiro l’autore che in poche linee sa rappresentare e raccontare la vita.

Parli di capire. All’inizio un autore copia in maniera meccanica per ottenere la tecnica..

All’inizio sei attratto da quello, dalla ricchezza e dall’impatto. La tecnica è fondamentale (téchne in greco significa arte), non la puoi slegare dal disegno. Però, si può trasformare e affinare, per farla diventare qualcosa di completamente asservito al racconto.

Non sei schiavo della tecnica, dunque. Diventa uno strumento puro e semplice, da utilizzare. Il rapporto docente/allievo ti ha aiutato nella tua vita da professionista? Mi piace pensare che ci sia una crescita sempre costante nel lavoro.

Innanzitutto una piccola premessa: come ex allieva mi sento in grado di capire alcune necessità, tra cui i problemi anche di natura pratica, che possono sembrare sciocchi ma in realtà non lo sono. Ad esempio, il passaggio tra schizzo a cleanup (disegno pulito). Capisco quando l’allievo ha bisogno (inconsapevolmente) di essere guidato, e con questo -a me piace molto insegnare- credo di dare tanto.

All’open day ho riconosciuto questo tuo approccio, per questo ci tenevo a intervistarti.

La mia crescita è stata nel chiarirmi il processo creativo (perché quando devi esporre qualcosa la razionalizzi) alcuni passaggi erano magari talmente istintivi -essendo la mia natura di tipo artistico- da non essere immediatamente razionalizzabili. Mi è servito, da questo punto di vista, riuscire ad esporre e raccontare a parole qualcosa (il mio modo di essere e lavorare), cercando di adeguarmi alla natura dell’allievo. Ti faccio un parallelismo tra disegnatore e cantante: c’è chi ha l’estensione limitata a un’ottava ma è bravissimo, e c’è la Callas che di ottave ne ha tre. Ogni esecutore ha la capacità e il dovere di estendersi in qualche direzione, come ho fatto io (con realistico e umoristico, appunto). Lavoro su me stessa, mi sento in dovere di poter mettere in pratica quello che insegno, faccio lezione anche a chi ha uno stile realistico, perché è utile per tutti. Mi fa piacere, perché a scuola se parlassi solo a disneyani gli altri non verrebbero, mentre le classi sono sempre frequentate da tutti.

All’università pubblica da cui provengo (architettura) spesso ti danno addosso e poco importa ai docenti quanto vai o non vai avanti. Il vostro approccio, invece, non implica che il docente sia al servizio dello studente:  finché chi studia farà domande, voi insegnerete quello che potete, senza filtri. Riconosco nelle tue parole questa onestà intellettuale. Tornando all’Arianna autrice, parlami del tuo lavoro con la Tunué.

Li conosco da molti anni. Ho avuto modo di lavorare con loro grazie a Monster Allergy di cui la Tunué ha deciso a distanza di dieci anni di realizzare questo nuovo volume, e a cui ho avuto il piacere di partecipare insieme ad Alessandro Barbucci. A livello affettivo ho trovato Elena cresciuta, riprendendo io stessa una parte di me rimasta a dieci anni fa, da fan di Monster Allergy. Questa testata mi piace perché non ha carattere di genere: è per bambini, bambine, ragazzi e ragazze. Ha uno spirito che non consente un facile inserimento in un genere o in una target di età definito (tipo 10/12, maschi/femmine ecc.), perché è molto trasversale (e in questo mi riconosco): mi piace far recitare personaggi sfaccettati, come quando disegno per le Principesse Disney. Amo quelle che hanno una carica maggiore, che sono più tridimensionali. Con la Tunué ci vediamo durante le fiere, per firmare le copie e per le dediche. In queste occasioni vedo ragazzini adolescenti interessati, che mi dicono di esser cresciuti con Monster Allergy, questo mi rende felice. In più è bello questo contatto anche con le nuove generazioni che si avvicinano, invece, per la prima volta.

Nel tuo approccio sento molta passione per il lavoro e mi piace restituirla nell’intervista. Cosa pensi dell’approccio tardivo al mondo della realizzazione dei fumetti?

Siamo in una società in cui spesso ci sentiamo dire di essere troppo giovani per fare alcune cose e poi improvvisamente troppo vecchi per farne altre. Questo, per fortuna, è un lavoro meritocratico, in cui l’età non conta nulla. Personalmente amo tantissimo la filosofia (ho fatto liceo classico) e sono convinta che il disegno cambi a seconda di chi sei tu. Parlo di stile e della tridimensionalità, più hai capacità analitica, più il tuo disegno si fa tridimensionale (anche nella sintesi) a prescindere dall’età.

Grazie ancora ad Arianna Rea per averci concesso il suo tempo. Presto pubblicheremo lo sketch che ci ha dedicato!


Comments are closed.

Caricando...