#quattrochiacchierecon / Christian Paris, alle soglie del mondofumetto

Daniel Spanò

#Quattrochiacchierecon è una rubrica che nasce con l’intento di sapere cosa c’è dietro il mondofumetto.

Fino ad oggi abbiamo intervistato interpreti di questo mondo che sono già “arrivati” o che hanno già “fatto qualche passo” oltre la soglia. Oggi però abbiamo deciso di intervistare Christian Paris, giovane (e capace) disegnatore che ce la sta mettendo tutta per varcare il cancello del Mondofumetto.

Parlaci un po’ di te. Chi sei? Da dove vieni? Quale percorso ti ha portato oggi a cercare lavoro nel fumetto?

Paris Christian, aka “CanePazzo”, classe ‘86 proveniente dalle lande ciociare. Ho sempre amato disegnare ed inventare storie ed il fumetto è l’arte che coniuga perfettamente queste mie passioni ed è questo quello che voglio realizzare. 

Artistico, Comics e mi son buttato nel settore del fumetto. Un disastro. Ero perso, non sapevo con chi parlare. Spaesato, mi son avvicinato alla grafica (avendo studiato design industriale) e lavorando ho acquisito nuove tecniche, migliorando nel mentre come autore. Recentemente ho sentito di tornare nel mondo a fumetti e da allora ho lavorato con alcune case editrici e progetti, l’ultimo dei quali è 2114, una webserie di prossima pubblicazione, in  cui realizzo le matite sullo scritto di Matteo Grilli e Luca Bontempi. 

Ad oggi, oltre che lavorare come disegnatore di fumetti, sono freelancer nella creazione di illustrazioni, character design e storyboard sotto l’ombrello dello Studio Paralisi.

Quale aspirazione professionale hai? Illustratore, disegnatore, inchiostratore? Perché scegli di lavorare nel mondo del fumetto?

Mi piacerebbe essere un autore completo, concepire qualcosa di mio, amarlo e far sì che resti in chi lo guardi, dal disegno allo scritto. E’comunque viscerale per me Il sapore del disegno, campo in cui mi dedico maggiormente, e seguo come primo obiettivo l’affermarmi come disegnatore.
Continuo a studiare sulla scrittura e non aspetto altro che potermi dedicare completamente ad un mio progetto.

Sei un lettore appassionato? Cosa leggi?

Appassionato assai! Leggo tutto, tutto quello che può piacermi, senza costrizioni di genere o appartenenza, così come faccio con film, libri e musica. 

Sono passato dalle saghe marvel (“OneMoreDay”, perché? Perché l’hai fatto?!), a Ken Parker e la Bonelli, adoro la Vertigo, ma anche i manga (la potenza stilistica dei primi Berserk è fantastica, Vagabond  poesia cruda, ogni pagina di Shamo è un cazzotto), e gl’autori francesi come gl’autori italiani, passionalmente struggenti assieme agl’Argentini. E via, e via e via. E’ un peccato limitarsi ad un genere …

Quali sono i tuoi riferimenti stilistici?

Ad oggi non  ho un vero riferimento stilistico, o meglio ne ho molti più di qualcuno. Parlando solo d’autori di fumetto, inizialmente seguii Lee Bermejo (che è pure un cristuomo gentilissimo), Jay Lee e Bryan Hitch, amando al contempo la narrativa di Frank Quitely.  

Col tempo ho iniziato a soffermarmi con più attenzione sui maggiori autori del fumetto, ed ho sempre analizzato i loro punti di forza ed il modo in cui lo esprimevano, cerco quindi di comprendere meglio quello che creano e così quello che creo io. Oggi, grazie ad internet, seguo di tutto per migliorarmi, mi perdo quindi nella colorazione digitale di Ben Oliver, così come nei neri abissali di quel gigante di Lauria.

Quali credi che siano le possibilità oggi, in questa fase così positiva per il fumetto?

Le possibilità son in mano di chi riesce a crearsele, fase positiva o no dipende maggiormente nel sapersi muovere. Girando su internet, ho visto una vastità enorme di artisti italiani talentuosi e non tutti lavoravano, ma col tempo e la costanza i frutti maturano sempre. 

Altro discorso è l’aver visto per anni case editrici che spingevano gl’autori ad ottenere come pagamento la visibilità od accettare d’esser sottopagati. Non ho mai trovato corretto questo ragionamento, salvo qualche eccezione (la gavetta la si deve fare, anche se in teoria dopo la gavetta ci dovrebbe essere l’assunzione).

Oltre che per l’ovvia questione del giusto compenso, era la qualità a risentirne. Alcune, pure troppe, case editrice seguivano questa politica, con autori che accettavano loro malgrado. Ragionamento che portava a qualità di storie minori, sia perché spesso gl’esordienti non venivano accompagnati con esperienza nell’avanzamento del progetto, sia perché gl’autori erano costretti a gestire questi progetti quasi come hobby per sopperire alla mancanza di retribuzione con lavori, mi piange il cuore a dirlo, veri. 

Questo abbassamento di qualità portava ad un allontanamento del lettore. Una diminuzione di lettori portava ad un ulteriore abbassamento dei fondi nel settore, che spingeva ad ennesime riduzioni dell’ingaggio da parte degl’editori, che mio padre al mercato comprò … Un circolo vizioso che nuoceva ad autori ed editori. 

Fortunatamente, anche grazie a nuove realtà, cambi editoriali e autoproduzioni che alzano il livello qualitativo italiano, questa politica sembra mutata, migliorando.

Quanto pesano, secondo te, le strategie “social” per trovare posto nel fumettomondo?

Molto. Farsi conoscere nei social network equivale a farsi conoscere da chi lavora nel settore. Esagerando, se hai 100.000 seguaci è ovvio che l’attenzione di quel che fai cadrà anche sotto l’occhio di qualche editore e se trova del potenziale non si farà dubbi nel cercare una collaborazione. Tuttavia questo vale anche nel senso negativo, e non arrivi alla pubblicazione se sotto i tuoi seguaci non c’è nulla di valido. Almeno credo …

Quali invece le difficoltà che stai incontrando?

La mia principale difficoltà è l’esser incapace di lavorare proprio sul sociale. Dovrei essere una persona socievole, ma mi faccio scrupoli nel romper le palle all’autore per chiedere consigli o nel tartassare gl’editori per farmi inserire nei prossimi progetti. Non mi piace, credo possa dare fastidio e che possa sembrare maleducato. A volte però mi do qualche calcio in culo ed ho risultati ed esperienze bellissime.

Se riuscissi, su cosa ti piacerebbe lavorare?

La Vertigo e le serie Max Marvel continuano ad affascinarmi, così come i lavori più adulti italiani. A prescindere, comunque, voglio lavorare su mie creazioni. 

Hai in cantiere una storia tua?

Nel concreto ne ho 4, un paio che stanno facendo la ruggine ed alcune nuove. Non riesco a trovare il giusto tempo da dedicargli, e mi piacerebbe lavorarci con un esperto che sappia vedere con occhio clinico ed esterno quel che scrivo e realizzo.

Anche a te, come a tutti i nostri intervistati, vogliamo chiedere quali sono, secondo te, i fumetti che non possiamo perdere.

Eh, non  posso consigliare qualcosa in particolare (coerente sono, eh!?). Posso giusto consigliare di non limitarsi ad un genere o ad un’appartenenza. Leggere solo comics, od italiani o manga sarebbe come seguire solo commedie ignorando film thriller o d’avventura.. E poi leggere non fa mai male, fintanto che non leggi “Cioè”.

Comunque, ho da poco finito Tzitzimime di Stemmark e Biagini (amo la sua “visione del bianco, è Impressionante) e Saga, nel mentre che son immerso in Bone, ed ho in programma Paranoiae di Batawp e Fables. Leggo ciò che mi piace, quindi li suggerisco di rimando. 

Ciao Christian, e grazie mille per la tua disponibilità!

GiaoGeeks!

Noi abbiamo conosciuto Christian di persona a Lucca e abbiamo avuto il piacere di vedere dal vivo le sue tavole. vi lasciamo questi due Link, fossi in voi qualche minuto lo perderei 😉

https://www.facebook.com/StudioParalisi

https://www.behance.net/canepazzo


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