#quattrochiacchierecon / Dall’autoproduzione all’ARFestival con Stefano Piccoli

Redazione Geek Area

L’esperienza dell’ARFestival è stata una delle più belle ed appasionanti a cui ho avuto il piacere di partecipare con questo lavoro. Un ambiente tranquillo e sereno in cui addetti ai lavori e visitatori passeggiano in libertà e in serenità, togliendo ogni sovrastruttura formale che crea distanza tra lavoratori ed appassionati. In questo clima abbiamo realizzato diverse interviste agli organizzatori della fiera e agli autori presenti. Vi proponiamo oggi le parole di Stefano Piccoli (Sk3no), uno dei cinque ARFers organizzatori, che ha gentilmente risposto alle nostre domande. Buona lettura! 

Buongiorno Stefano, grazie mille per averci concesso questa intervista. Sei un autore che viene dal mondo dell’autoproduzione, com’è stato il tuo percorso personale che ti ha portato a creare qualcosa come l’ARF con i tuoi colleghi?

Sono convinto che nella vita ogni porta ne apra un’altra. Ho cominciato a fare fumetti nei primi anni novanta con l’autoproduzione e oggi, qui all’ARF, ho organizzato e partecipato ad un panel sull’autoproduzione, appunto, in cui abbiamo discusso del rapporto tra le vecchie e le nuove produzioni. In quell’occasione ho parlato con Petruccioli, Martoz, Ratigher, per rendere l’idea. Negli anni novanta ho iniziato con una rivista (Katzyvari) che, nel tempo, è diventata un cult, creando un personaggio su quelle pagine: Il massacratore, che per tutta la decade ebbe un discreto successo come autoproduzione, per poi passare alla Playpress Publishing. In quel periodo ho conosciuto una serie di persone dell’ambiente tra cui i soci con cui fondammo la Factory (tra cui Recchioni, Venturi, Paolo Campana e Leomacs). Quello è stato il percorso: con la Factory e Lorenzo Bartoli siamo entrati tutti all’Eura Editoriale per fare Napoli Ground Zero (Skorpio, scritta da Lorenzo), a lui il fulcro romano deve molto. Il passo nel professionismo è avenuto un po’ così, e ognuno ha seguito il proprio percorso da quel momento in poi. Di quei nove autori che nei primi novanta si muovevamo come esordienti, se oggi vedo dove sono tutti li leggo in Bonelli, Disney e altro. Personalmente continuo come outsider, lavorando con case editrici più piccole come Tunué e Round Robin. Il percorso che ci ha portati qui nasce da quel periodo, nasciamo come una “posse romana” ed piano piano diventavamo sempre più insoddisfatti dall’essere rappresentati come città da una fiera dedicata a cosply e videogiochi che porta avanti tutto un altro tipo di cultura. Quello che fa il Romics a noi sta bene: un sabato pomeriggio con mia figlia e con la famiglia lo trascorro volentierì lì a vedere i cosplayer. Vorrei che ogni anno passasse questo messaggio: noi amiamo cosplay, videogiochi, serie tv, cinema e così dicendo, siamo nerd al 100%. Poi scatta in noi l’aspetto da autori di fumetti, e il problema nasce quando gli altri aspetti dell’intrattenimento scansano il fumetto. A Lucca, che fa oltre duecentomila spettatori ogni anno, comunque il fumetto non viene allontanato anche proponendo molto altro, piazza Napoleone continua ad essere dedicata ai fumetti. Molte altre manifestazioni italiane, invece, hanno sacrificato il fumetto. Il punto è che noi, operando su Roma, non ci sentivamo più rappresentati da quanto stava proponendo la nostra città. Noi autori non andavamo più al Romics, le case editrici di fumetti smettevano, come noi, di credere in quel modello. Perché nove stand su duecento sono editori, mentre centonovantuno stand trattano altro, proprio un’altra direzione. Con ARF, in quanto testimoni di vent’anni di fumetti (da Uzzeo che lavora in Bonelli a me che faccio una storia su Palestina e Arrigoni con Round Robin), rappresentiamo una gamma della parola fumetto larghissima, dal serial popolare a quello più di nicchia, passando per didattica, grafica e tanto altro. Anche noi cinque ARFers siamo a nostra volta cinque rappresentazioni della parola fumetto modi differenti. Chi arriva da un retaggio chi dall’altro, messi insieme abbiamo scoperto l’acqua calda: abbiamo inventato qualcosa che mancava e ci siamo sempre stupiti che nessuno ci abbia pensato prima, in una città con quattro milioni di abitanti. Ci siamo presi carico di questa responsabilità, riportando a Roma un festival/evento che parlasse strettamente di fumetti, autori, lettori e case editrici, dando anche agli editori lo spazio gisto. L’anno scorso abbiamo piantato un seme, quest’anno ci stiamo giocando tutto e anche le case editrici hanno investito in noi. Ci siamo trasferiti in una struttura perfetta, seppur con tutti i suoi problemi. Vogliamo far crescere la fiera, trovando una location grande e centrale rispetto alla prima dell’Eur, migliorando anno dopo anno e allargando le proposte (self area, masterclass) e migliorando le esistenti (area bambini e Job ARF).

Parlaci meglio della Job ARF

Alle fiere, gli autori esordienti o quelli con un progetto in mano che hanno altre pubblicazioni alle spalle, vanno lì e trovano talmente tanto caos che in realtà diventa un luogo paradossalmente non buono per proporsi. Portare il portfolio allo stand durante la fiera diventa stressante per te e per l’editore. La Job ARF si basa su un’idea semplicissima, che funziona: chiediamo qualche mese prima alle case editrici di che figure hanno bisogno, e di conseguenza creiamo lo spazio apposito nella Job ARF con le posizioni aperte dagli editori stessi. Gli autori decidono a quale posizione candidarsi, noi facciamo una scrematura e l’editore così si trova già persone preselezionate davanti, senza perdere tempo, lasciando alta la soglia d’attenzione. Chi non viene preso può sempre provare l’anno successivo.

Avete allestito anche una mostra dedicata a Hugo Pratt, che esplicita il vostro entusiasmo e l’amore che mettete in quello che fate. Personalmente ho visto  Mauro Uzzeo con la febbre a montare tutto, senza risparmiarsi un secondo

Pnsa che la sera prima dell’apertura noi cinque organizzatori facevamo le pulizie della Pelanda, abbiamo sistemato tutto in prima persona. Decidiamo come sarà la fiera e la realizziamo con le nostre mani, stesso discorso per la mostra. La gente non ci crede, pensano che in cinque dirigiamo uno staff. Invece no, siamo realmente in cinque a rimboccarci le maniche. Lettere accrediti, curriculum, turni hostess, tutto fatto da noi, dalle cose basilari alle più complesse.

Il sorriso delle persone che abbiamo visto in questi giorni, però, ripagano ogni fatica, vero?

Se chi lavora lo fa serenità e i visitatori condividono la stessa tranquillità, respirando la flessibilità e l’informalità su cui puntiamo, allora il lavoro è riuscito.

Ringraziamo Stefano Piccoli per questa intervista. Ricordiamo a tutti che l’ARFestival 2017 si terrà dal 26 al 28 maggio a Roma, presso l’Ex Mattatoio, zona Testaccio.


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