#quattrochiacchierecon / David Messina, magister artis nonae.

Francesco Sinisi

L’abbiamo detto più volte, lo ripetiamo ora: oggi occuparsi di fumetto è più facile; parlarne in pubblico senza arrossire è possibile; trattarne, magari riuscire a vivere scrivendone, è sicuramente meno improbabile di qualche paio di anni fa. Ed è possibile grazie al lavoro di tanti “operai” del settore.

Grazie all’avvento della world wide web, la nona arte è divenuta accessibile e le contaminazioni tra gli stili e i generi tra le più lontani parti del mondo non sono più un mito. Dimostrazione ne è anche il numero cospicuo di apprezzatissimi disegnatori italiani che lavorano per le major statunitensi o le pubblicazioni di prime edizioni italiane di autori stranieri. Nel primo caso rientra sicuramente David Messina, che tutti conosciamo per i suoi lavori in Marvel, IDW e DC ma che nasconde con umiltà un lato particolare della sua professione di disegnatore: il suo essere prolifico insegnante presso la Scuola Internazionale di Comics a Roma. Abbiamo voluto intervistarlo proprio su questo suo lato meno conosciuto ma davvero molto importante per il mondo del fumetto italiano. Perché? Vi basterà continuare a leggere.

Ciao, David. E grazie per averci concesso questa intervista. Un po’ di tempo fa chiacchieravo, con un caro ‘collega’, di stelle del fumetto italiano. Tra queste, ovviamente, brillavi tu, di una luce tutta particolare: tutti ti conoscono per il tuo eccellente lavoro di disegnatore ma notavamo che molti dei più apprezzati fumettisti del Bel Paese all’estero sono passati “dalle tue mani” da quando lavori come docente nella Scuola Internazionale di Comics. Sei stato mentore e insegnante, tra gli altri, di Schiti, Pichelli e Simeoni, Casagrande, Balboni, Lupacchino, Fattori, Walter Trono e Gregorini (Bonelli), Villanelli (IDW), Martello (Marvel), Stefano Simeone, Antonio De Luca, Michele Pasta, Gaetano Carlucci (inchiostratori Marvel, DC, IDW, Titan), Giovanni Lorusso (Bonelli), Giovanna Niro, Scarletgothica, Ilaria Traversi, Fabiola Ienne (coloriste): come riesci a riconoscere in modo così impeccabile il talento emergente?

Non saprei dirti se quello che riconosco è tanto l’effettivo talento emergente o la passione vera e propria, l’amore per il fumetto e la voglia di raccontare storie. Una volta presente quest’ultima è tutto piuttosto facile per me. Io devo insegnare loro TUTTO ciò che so, senza riserve e spronarli a fare sempre di più, a puntare più in alto possibile come narratori, come disegnatori.

Alcuni si fermano al bel disegno, altri alla narrazione alcuni (pochi) ad entrambi e loro, i loro lavori, sono ciò che mi sprona a fare sempre di più, per essere a mia volta un passo avanti ed insegnare a chi viene dopo di loro ad essere migliore di chi li ha preceduti.

Dicci la verità: non ti senti orgoglioso di tutti questi campioni della nona arte?

Molto! Di alcuni davvero tantissimo; da altri (per fortuna pochissimi) mi sarei aspettato di più, ma non escludo che il meglio da parte loro debba ancora arrivare!

Quanto, nel tuo lavoro di disegnatore, influisce il tuo essere insegnante? O succede il contrario?

Non credo che ci sia una definizione netta tra le due cose: quando insegno trasmetto ai miei studenti tutta la mia esperienza di disegnatore ma in quanto disegnatore ho bisogno di nuova esperienza da poter trasmettere ai miei studenti per non passare la mia vita (di fumettista e di insegnante) a fare sempre le stesse cose, a dire sempre le stesse cose.

Senza poi escludere quella sana competitività che DEVE portare ogni studente a voler superare il maestro: Se incontri Budda per la strada, uccidilo”! Ecco, trovo giustissima questa massima, ma non per questo voglio rendergliela facile!

Da maestro, credi che una buona scuola sia necessaria per avere successo nel campo dei fumetti?

Una buona scuola, lo dice la parola stessa “buona”, è importante. Lo è stata per me (e molti miei colleghi) quando ero un disegnatore alle prime armi e lo è stata per molti miei allievi.

Non è ciò che ti farà avere successo nel campo dei fumetti, ma di sicuro è ciò che ti dar à gli strumenti per poter avere successo.

Pensi sia più importante il talento o lo studio?

Una volta un mio collega che stimo molto ha scritto uno status su Facebook che diceva più o meno così:L’unico vero talento che chiedo ad un fumettista è la capacit à immaginifica, tutto il resto, anatomia, prospettiva, inchiostrazione sono frutto di costante e continuo esercizio”. Ecco a questa frase che non solo trovo bellissima ma anche profondamente vera mi sento di aggiungere la volont à di raccontare. È importante il talento? Si, ma meno di quanto si creda. È importante lo studio? Più di ogni altra cosa!

È più facile che sfondi un ragazzo talentuoso senza studi o un ragazzo molto studioso senza troppo talento?

Come dicevo sopra, do molta più importanza allo studio perchè è lo studio che porta alla disciplina e la disciplina è un elemento fondamentale se si vuole lavorare nel mondo del fumetto (soprattutto quello americano) e crescere come artista.

L’idea romantica (e a mio parere anche molto imbecille) del disegnatore bohèmienne che lavora solo quando colto da ispirazione è una fantasia adolescenziale. Anche gli autori più blasonati, se vogliono vivere di fumetto, lo devono trattare come un lavoro; un lavoro bellissimo, divertente ed intrigante ma pur sempre un lavoro.

Ho visto non pochi talentuosi disegnatori perdersi per strada perchè incapaci di lavorare con metodo e disciplina…

Ti è mai capitato di suggerire a qualche tuo alunno di lasciar perdere e cambiare strada?

Mi è stato detto molte volte, a me per primo, quando ero un ragazzino e no, non lo dico a nessuno dei miei studenti. Ma non perchè li reputo tutti bravi… Non lo faccio perchè credo fermamente che se desideri diventare un disegnatore con tutte le forze allora lo puoi diventare studiando, ascoltando dei buoni maestri ed impegnandoti.

Uno dei miei disegnatori preferiti, Adam Hughes, in un’intervista una volta affermò di non essere nato con quel talento straordinario tra le mani come molti dei giovani disegnatori che vedeva attorno a sè. Quello che era riuscito a raggiungere in termini di tecnica e fama lo aveva raggiunto grazie all’impegno, al sacrificio costante ed alla pratica continua.

Trovo più sincero dire ai miei studenti non di cambiare strada ma di guardarsi dentro e capire se è davvero questa la strada che vogliono percorrere, se è davvero questo per loro ciò per cui val ga la pena fare tanti sacrifici. La scelta sta a loro.

E poi ho sempre avuto un debole per gli “underdog”, quelli su cui non punta nessuno: sono un figlio degli anni ’80 e Rocky Balboa è sempre stato il punto di riferimento … tifer ò sempre per quello per cui tutto è più difficile, per cui non tifa nessuno!

Quali sono le caratteristiche, tecniche e non, necessarie o che apprezzi di più del lavoro dei tuoi studenti?

La capacità di raccontare, di offrire al lettore un personale punto di vista sulla storia che stanno raccontando, una loro visione di ciò che stanno facendo. Non mi piacciono i “cloni” ed il virtuosismo mi annoia a morte. Non mi interessa se sai disegnare bene, se sai fare delle donnine sexy con i capelli fluenti od inchiostri da Dio: se non racconti una storia (se non sai dare la tua visione ad una storia) allora non stai facendo fumetto!

Vuoi provare a fare un pronostico su quali tra i tuoi studenti saranno le future sorprese del panorama fumettistico?

Ce ne sono 3 al momento su cui mi sento di puntare, 2 ragazze ed un ragazzo, ma non faccio i loro nomi per non caricarli di ulteriore aspettative: è già molto stressante per loro ogni volta che mi mostrano le tavole sentirsi dire di doverle rifare da capo!

Sei parte del Gentlemen Kaiju Club con Simeoni e Schiti: a Lucca abbiamo potuto ammirare il secondo volume del vostro “Yamazaki 18 years”. È avanzato ancora un po’ di buon whisky? Cioè, ne avremo ancora? Quali progetti ci sono per il vostro club di mostruosi gentiluomini?

Ce n’è ancora molto, l’intera esclusiva cantina del Club! Ci sono molti progetti all’orizzonte!

Abbiamo appena invitato Paolo Villanelli ad entrare nel club ed assieme a lui come Kaiju Club ci stiamo ufficialmente occupando del design della nuova serie di Rom The Spaceknight per conto della IDW/HASBRO, e questo, dopo le nostre collaborazioni per conto di linee di giocattoli e concept design per studi televisivi, sar à il primo progetto internazionale nel mondo del fumetto (e non solo) a vederci all’opera come studio.

Per la prossima Lucca probabilmente usciremo con 2 se non 3 volumi; stiamo ancora in fase di progettazione di quello che disegneremo noi e di pianificazione per quanto riguarda l’altro che ci vedrà nel ruolo di maestri di cerimonia introducendo una serie di giovani artisti alle prese con quanto creato da noi finora.

Inoltre stiamo pianificando i nostri incontri in diverse fumetterie d’Italia: quanto prima faremo uscire un calendario di dove trovarci e quando!

Hai disegnato per la Marvel, la IDW, ora la DC; hai diversi tuoi progetti in corso; sei insegnante per un corso di fumetto in una prestigiosa scuola: è rimasto qualche sogno nel cassetto per la tua carriera?

Quello a cui sto lavorando, una storia tutta mia, con protagonista un personaggio che fa parte del mio immaginario personale da molti anni e che ormai sento il bisogno di raccontare su carta.

Dopo questo, so che si schiuderanno nuovi orizzonti e definiranno le nuove sfide da affrontare.

È sempre stato così per me: un gioco al rialzo; una volta raggiunto un obbiettivo, riesco a vedere qual è il prossimo.

Come e dove ti sei formato?

La mia formazione di disegnatore di fumetti è iniziata da bambino con lUomo Ragno di Roy Thomas e John Romita Sr, quando ero ancora troppo piccolo per saper leggere e mia madre mi leggeva i balloons dopo che mi ero studiato e ristudiato le vignette per interi pomeriggi fino ad impararle a memoria. Forse è stato a causa di questo approccio alle immagini prima ancora che alle parole che sono sempre stato fortemente ossessionatoverso lo storytelling.

Quando ho iniziato io, Internet non esisteva, e gli autori che lavoravano per lAmerica erano pochi. Ho iniziato con una fanzine dal nome Fanzine Quaterly, dove pubblicavo storie che mi scrivevo e disegnavo da solo per poi via via passare un po’ per tutte le tappe di un disegnatore italiano dellera pre-internet: ho frequentato una scuola di fumetto (nel mio caso la Scuola Internazionale di Comics dove mi sono formato e dove ora insegno), ho realizzato illustrazioni per una rivista di giochi di ruolo (Ferro & Fuoco), le prozine, alcune collaborazioni con la Liberty di Ade Capone ed altre piccole realtà editoriali dellepoca come Lo Scarabeo (per cui ho realizzato la concept art ed il primo numero di Arcana Mater recentemente ristampato dalla Manfont), la Indy Press di Michele Foschini (attualmente direttore della BAO), per la quale ho ricoperto anche il ruolo di art director, oltre a quello di colorista, e autore completo con una miniserie di cui ha visto luce solo il primo albo.

I miei tentativi di entrare a lavorare per il mercato italiano furono frustranti e frustrati. Le mie influenze “americane” e “giapponesierano piuttosto forti ed evidenti e per un mercato come quello italiano questo era un problema. Proprio nei primi anni del 2000 (grazie al diffondersi di internet ed al mio lavoro nella Indy Press) ho cominciato a collaborare con una piccola casa editrice statunitense, la Devil’s Due, come colorista della serie Voltron; nel frattempo ho anche collaborato con l’emergente COM-X per la quale realizzai il numero zero della miniserie Cla$$War.

Sempre in quel periodo ho avuto modo di conoscere Jim Lee (che ai tempi viveva in Italia) e che mi ha presentato ad una sceneggiatrice (Alex De Campi) amica di Chris Ryall appena entrato in forze alla IDW come editor in chief e che era alla ricerca di disegnatori. Da lì in poi, ho iniziato la mia collaborazione con la IDW come disegnatore di diverse serie da Angel a Star Trek, al prequel del film di Abrams con la Bad Robots, da True Blood alle cover della serie di Godzilla ai megacrossover di Infestation I e II e relativi spin-off! Dopo sono arrivate la Marvel con Ultimate Spiderman prima e Ultimate Wolverine poi, l’Image, la DC, ecc..

Chi ritieni essere il tuo ‘maestro’?

I primissimi autori di riferimento sono stati Gil Kane e John Byrne, subito sostituiti (o raggiunti) da Katsuhiro Otomo, Jim Lee, Joe Quesada, Kevin Nowlan, Masamune Shirow, Joe Madureira, Dave Stevens, fino a Dave Johnson, Adam Hughes, Katuya Terada, Frank Quitely, Hiroaki Samura, Brian Hitch, Clemente Sauv è, Stuart Immonen, Norman Rockwell, Gil Evergreen, Dean Foster… ed altri si aggiungono man mano: sono un lettore onnivoro e vorace e ogni volta che vedo qualcosa di bello (per me) ne rimango affascinato e comincio a studiarlo!

Negli ultimi anni c’è stata una riscoperta da parte mia del lavoro di Mike Mignola e Jack Kirby che assieme a Hughes sono attualmente la mia maggior fonte di ispirazione.

Chi è l’eroe di David Messina?

Eroe fumettistico? O professionale? Non credo di avere eroi da questo punto di vista (a parte una passione per l’Uomo Ragno ma credo rientri solo nella prima categoria); ho autori che ammiro molto ma veri e propri eroi non direi. A volerne dire uno, forse the King, Jack Kirby: potente, esuberante, creativamente incontenibile; ancora oggi camminiamo alla sua ombra.

Sei stato cocreatore di ‘The bounce’ della Image: ci si affeziona di più ai personaggi che si ha la possibilità di creare ex novo? Come sta andando negli States? Sai dirci qualcosa sul suo arrivo in Italia?

Personalmente amo molto lavorare su personaggi creati da altri, soprattutto se iconicamente importanti. Dare loro un interpretazione che sia al tempo stesso la tua e fedele al personaggio è una vera e propria sfida, ed in quanto tale, per me irresistibile!

Lavorare su un progetto creator owned come The Bounce ti da l’occasione di avere a che fare con qualcosa con cui (se andrà bene) verrai identificato proprio per la sua natura molto personale.

Inoltre va detto che Joe mi spingeva costantemente fuori dalla mia “comfort zone” di disegnatore verso direzioni e sperimentazioni che magari su altri personaggi difficilmente mi sarebbero stati permessi.

Negli States la serie si è conclusa oltre un anno fa, e mentre so della sua pubblicazione in alcuni paesi europei (alcuni editori come la Joseba Ediciones in Spagna, mi hanno invitato a promuoverlo), dell’Italia non so assolutamente nulla. Chi in principio aveva mostrato interesse in Bounce ha poi evidentemente giudicato il prodotto non consono alla propria linea editoriale e dopo oltre un anno dall’uscita dell’ultimo capitolo sono abbastanza sicuro che in Italia non vedr à MAI la luce.

Mi spiace, ma non dipende da me!

Suggeriscici delle letture imperdibili, dei fumetti che secondo te vanno assolutamente letti.

Dubito ci sia abbastanza spazio in internet per fare tutto l’elenco ma proviamoci comunque:

 

Watchmen di Moore e Gibbons

Sandman deluxe: 1 di Neil Gaiman e AA.VV.

Batman: The Dark Knight Returns di Frank Miller e Klaus Janson

Daredevil: Born Again di Miller e Mazzuchelli

Rughe di Paco Roca

Unastoria di Gipi

Il garage ermetico di Moebius

Il seme della distruzione. Hellboy di Mignola

AKIRA di Otomo

L’Immortale di Hiroaki Samura

Animal Man di Morrison e AA.VV.

Ken Parker di Berardi e Milazzo

Real di Takeiko Inoue

Y: The Last Man di Vaughan e Guerra

Una barca di fumetti! Ed un sacco di suggerimenti per tutti, consigli da buon maestro per gli addetti al lavoro, tutto condito con umiltà e competenza, in questa intervista magistrale. Ringraziamo ancora il maestro Messina per l’onore che ci ha concesso. Ora aspettiamo con gioia immensa lo sketch che ci ha promesso per #ArtistsForGeekArea!

Gaudete e… stay tuned.

 


Comments are closed.

Caricando...