#Quattrochiacchierecon / Deborah Allo: tutti i colori dell’Acheronte

Flavia Bazzano

Romics 2017, sabato. L’appuntamento primaverile di una delle fiere più affollate dello stivale è l’occasione da cogliere per incontrare Deborah Allo, disegnatrice, colorista e coautrice del volume Il piccolo Caronte, firmato da Sergio Algozzino ed edito da Tunué. Deborah, seduta accanto al collega, disegna in silenzio lasciando che siano i guizzanti colpi di pennello a parlar al posto suo. Il momento per poter interrompere la magia arriva in corrispondenza di una pausa. Estraggo il microfono pregandola per un paio di minuti del suo tempo, e con naturalezza mi sorride e risponde: “Devo fare un regalo, vieni con me?”. Nella fiumana infernale di appassionati di fumetti, cosplayers e famiglie, Deborah e io traghettiamo in tranquillità confrontandoci sui nostri gusti in fatto di fumetti e ritagliandoci, persino al Romics, un’oasi per parlare. Quella che era nata come un’intervista è diventata una conversazione. Ve la presentiamo in tutta la sua estemporaneità.

– Come ti sembra la fiera?

Mi sono trovata bene, è stata la prima volta…

– La prima volta?

Sì, al Romics la prima.

–  Pensi che il fumetto abbia bisogno di spazi a sé o che anche in fiere così grandi ci sia il giusto tempo e il giusto spazio per poter sia presentare che leggere, magari scoprire per la prima volta, un fumetto?

Certo, c’è spazio anche alle fiere, però anche per strada può esserci un fumetto, per dire! Sarebbe bello  vedere per strada gente che legge fumetti per strada.

– Chi viene allo stand, di solito, è qualcuno che conosce già i tuoi lavori oppure si tratta di curiosi?

Sono più curiosi.

– E cosa li attira?

Non lo so! (ride) Si avvicinano, magari vedendo che disegno, non ne ho idea!

– Cosa ti chiedono più spesso?

Le tecniche che uso, perche spesso “Il piccolo Caronte” pensano che l’abbia fatto a mano, invece è digitale. In realtà è tecnica mista, però il colore è tutto digitale.

– Perché non ci dici qualcosa del tuo processo creativo? Ti sei occupata dei colori e dei disegni in questo caso, ma come sei arrivata all’idea e come è giunta a compimento tenendo conto anche del fatto che non eri da sola in questo progetto?

Innanzitutto Sergio mi mandava la storia, però me la mandava dieci pagine per volta quindi non conoscevo tutta la storia nella sua interezza.

– Quindi la scoprivi volta per volta.

(ride) Eh, infatti questa è stata la cosa più difficile. Sapere la storia prima rende le cose più facili; non è stato così, ma comunque è stata una bella esperienza. Sergio comunque mi ha seguito, mi scriveva quello che c’era nelle vignette (primo piano, secondo piano…), spiegava come svolgerle e poi mi facevo lo storyboard. Iniziavo prima a penna, poi mi seccavo e cambiavo e mi mettevo sul computer; poi ricominciavo a penna. Insomma, è partito un po’ confusionario, infatti lui forse all’inizio si è un po’ preoccupato!

– Il fatto di conoscere la storia a frammenti ha avuto effetto sulla maniera in cui ti eri immaginata i personaggi? Tutto sommato, si sono evoluti anche loro nel corso del processo?

I personaggi già li sapevo più o meno tutti, perché nel soggetto me li aveva scritti. Il personaggio principale è ispirato ai miei nipotini, infatti già avevo la visuale chiara.

– La storia di un bambino che però è a contatto diretto con la morte, che di solito è un argomento che nei fumetti per un certo target viene edulcorato, tu come la vedi?

Io credo che i bambini debbano essere preparati a tutto anche alla morte. Il nostro target è dagli otto anni in su, ma io lo farei leggere anche prima, magari in compagnia di un adulto.

– Un’ultima cosa. Leggiamo nel tuo blog che hai un gatto e ne parli spesso nei tuoi post. Ti aiuta nel tuo processo creativo?

È fondamentale!

Deborah Allo è originaria di Santa Teresa di Riva. Ha lavorato come colorista per la londinese Holy Loft Production per poi approdare in Tunué.” Il piccolo Caronte” è il suo secondo volume curato per la casa editrice di Latina, preceduto dal graphic novel The Passenger, sceneggiato da Carlo Carlei.


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