#quattrochiacchierecon / Fumetto e narrazione: intervista a Valeria ‘Luxfero’ Favoccia

Mirko Tommasino

Salve a tutti! Abbiamo intervistato Valeria ‘Luxfero’ Favoccia, giovane fumettista nostrana. Oltre ad essere decisamente brava, ha risposto alle nostre domande con considerazioni particolarmente interessanti sul suo lavoro inteso come racconto per immagini. Buona lettura!

 

Prima di tutto le domande di rito: parlaci di te e del tuo lavoro:

Ciao! Sono Valeria Favoccia, anche conosciuta come ‘Luxfero’ sul web. Sono una disegnatrice di fumetti, adoro i videogiochi, il character design e gli unicorni.

Come mai i fumetti? Cosa ti ha spinta a scegliere questa carriera?

Mi hanno sempre affascinata il modo in cui i fumetti mi tenessero incollata ad un volume fino alla fine della storia e le sensazioni che mi lasciavano una volta terminata la lettura. Crescendo, capii che mi sarebbe piaciuto poter emozionare un lettore a mia volta, regalargli un’esperienza o semplicemente intrattenerlo.
Fin da piccola poi, adoravo riconoscere lo stile del mio disegnatore preferito quando compravo un nuovo albo. Diciamo che ho deciso di voler intraprendere questa strada un po’ per “colpa” di PKNA (Paperinik New Adventures) e più precisamente di Claudio Sciarrone e Lorenzo Pastrovicchio, autori che amo con tutto il cuore e a cui devo davvero molto.
Quando avevo dodici anni dalle mie parti non era facile trovare fumetti americani e PKNA mi fece assaporare per primo quel gusto supereroistico. Così, quando realizzai che fare fumetti era un vero e proprio lavoro, decisi che quella sarebbe stata la mia strada.
Del fumetto mi piace la narrazione, il fatto che non sia una singola composizione, ma più scene in una sola pagina collegate tra loro, un po’ come se fossero frame di un film disegnati.
Ecco, fare fumetto per me è un po’ come girare un film.

Ripercorri a grandi linee le tappe fondamentali che ti hanno portata alla creazione del tuo stile. Come, quando e grazie a quali influenze sei diventata l’autrice che sei oggi?

Come detto nella risposta precedente, tutto è nato copiando le vignette di Sciarrone e Pastrovicchio su PKNA, per poi cominciare ad assaporare il gusto europeo con quelle di Alessandro Barbucci su W.i.t.c.h., dopodiché ci furono gli X-Men di Leinil Francis Yu, fino a tentare di trovare uno stile personale durante il liceo, realizzando anche piccole e maldestre storie a fumetti per divertimento.
Di solito cercavo di “assorbire” quanto più possibile tutto quello che copiavo, per poi andare per la mia strada, la sfida era imprimere su carta quello che avevo in testa, quindi cercavo sempre (e cerco tutt’ora) di andare avanti e migliorare.
Ma il vero “scontro” con la realtà, l’ho avuto frequentando la “Scuola Internazionale di Comics” a Roma, dopo il liceo artistico, che ho vissuto un po’ come fosse l’adolescenza del mio tratto: è un periodo in cui non sai cosa sei, cosa sarai, dove metti in tutto in discussione e vacilli in continuazione per dubbi ed incertezze.
Lì ho conosciuto persone davvero bravissime con cui ho potuto confrontarmi, prima tra tutte la mia amica e collega Dorotea Gizzi.
Con Dorotea ho poi collaborato appena uscita da scuola, realizzando assieme diverse pubblicazioni, tra cui alcune ministorie per Skorpio ed il secondo volume di “Alice Dark”, entrambe per Aurea Editoriale.
Da qualche anno, abbiamo intrapreso strade diverse ed io sto continuando in solitaria la carriera da fumettista. Inizialmente ho attraversato un momento di profonda incertezza, in cui ho rischiato seriamente di gettare tutto al vento e se sono ancora in ballo devo ringraziare (tra tutti gli altri che mi hanno sostenuta) David Messina per il suo incitamento.

Gli autori che nel tempo hanno ispirato il mio tratto, oltre quelli già citati, sono stati Roberto De Angelis, Carmine Di Giandomenico, Oliver Coipel e, soprattutto, Sara Pichelli.

Qual è il tuo approccio alle tavole? e di conseguenza, che ruolo hanno gli strumenti tecnologici nel tuo lavoro?


Di una storia, qualsiasi essa sia, adoro la sensazione che tu ne sia il regista, il suo coinvolgimento e che la riuscita dipenda tutta da te.
Di conseguenza, realizzare gli storyboard, è per me la parte più divertente del processo.
Di solito abbozzo delle minuscole tavole ai bordi della sceneggiatura, così da fissare immediatamente le scene durante la lettura, procedo poi a realizzarne delle versioni più leggibili nel formato reale delle tavole, dove poter studiare bene le inquadrature e la coerenza delle vignette. Infine è la volta dei layout, per pulire gli schizzi e lavorare su prospettive e proporzioni delle figure. A questo punto ne stampo una versione in ciano per poter disegnare le matite definitive su quella base ed una volta ultimato questo processo, ritorno sul digitale per l’inchiostrazione.
Sono una persona molto ansiosa e decisamente insicura, per quanto mi riguarda il digitale mi ha aiutata moltissimo nel prendere confidenza con le mie lacune e mi ha insegnato soprattutto a non aver paura di sbagliare.
Dopo la scuola, ho cominciato a lavorare con una Bamboo ed ho impiegato diverso tempo ad entrare in sintonia con lo strumento. Quest’anno, gli amici mi hanno regalato una Cintiq e, sebbene per me rappresenti ancora un terreno tutto da esplorare, il digitale ha decisamente assunto un ruolo fondamentale nel mio lavoro. Adesso, dopo anni di pratica, ho acquistato molta più sicurezza anche quando disegno con mezzi tradizionali.


Parlaci ora della tua collaborazione con Daniele Daccò di OrgoglioNerd, sia dal punto di vista del percorso di elaborazione del prodotto, sia della resa finale.

La collaborazione con Daniele ed in particolare quella per la side story “Macchie Ostinate”, si può dire che è una delle più belle che abbia mai avuto finora. Non solo perché ci siamo trovati da subito in perfetta sintonia, ma soprattutto perché Daniele sembra capire le esigenze delle persone con cui lavora già dalla prima volta.
Per la nostra prima collaborazione, per esempio, ha realizzato una divertentissima storia d’azione che mi stava veramente a pennello e che ho davvero amato disegnare. Personalmente è stato anche un po’ il mio rilancio artistico nel settore fumettistico.
La storia è stata dapprima pubblicata settimanalmente sulla pagina Facebook “Switch O.N.” e poi in seguito è stata racchiusa in un volume cartaceo edito da Shockdom dal titolo “Un Vuoto Incolmabile” , uscito lo scorso Romics.
Questa è stata la prima di diverse collaborazioni con Orgoglio Nerd, sono stata infatti coinvolta anche per la cover variant dell’ultimo libro della saga de “L’Occhio Del Rinoceronte”, la trilogia di Daniele, uscito lo scorso Lucca Comics & Games per Edizioni BD e per le illustrazioni del gioco di carte “Area Stampa” di Gate On Games.
Insomma, mi auguro di poter collaborare il più a lungo possibile con Daniele e con la redazione di ON!

Durante questa esperienza hai lavorato con altri colleghi allo stesso progetto?

Le mie collaborazioni con Orgoglio Nerd sono state svolte bene o male in solitaria, anche se per “Un vuoto Incolmabile” ho affiancato Dado (Davide Caporali), autore della storia principale, con la mia storia spin-off.
Entrare nel team è stata comunque un’ottima occasione per conoscere meglio altri autori che collaborano ad altri progetti della redazione, alcuni mi erano già noti, come Dado o Eleonora Bruni, altri mi erano totalmente nuovi come Chiara Zuliani, Martina Batelli, Beatrice Bovo, Mario Del Pennino e Melissa Spandri , sono tutti davvero giovani, talentuosi e con lo stesso entusiasmo!
Credo sia una delle cose più educative del mondo potersi confrontare con altri “addetti ai lavori”, personalmente lo trovo stimolante e galvanizzante! Spero di poter avere anche in futuro altre occasioni di collaborazioni simili.
A cosa stai lavorando in questo momento? oppure, hai dei progetti personali (terminati o in corso d’opera) di cui vuoi parlarci?


Ci sono diverse cose che bollono in pentola, ma non posso parlarne finché non si concretizzeranno, in ogni caso, sono una a cui non piace restare ferma, ma adora sperimentare le cose più disparate. Quindi incrociate le dita per me e magari ne riparleremo presto!

Per quanto riguarda i progetti personali, ho una storia che mi porto dietro da diverso tempo e che mi piacerebbe realizzare prima o poi.
Si tratta di “Cenere”, una storia fantastica sull’amicizia, sul coraggio e sulla speranza. Ha come protagonista una bambina di nome Iride e il suo pesce combattente blu, di nome Cenere, che si scoprirà essere poi una sorta di spirito guida. In questo progetto mi diverto molto a creare il design di tutti gli Opas, gli “spiriti guida” appunto (che nella loro dimensione appaiono umanoidi), prendendo come riferimento animali domestici classici come il cane o il gatto e animali più esotici come iguane e pappagalli. Èuna storia alla quale sono molto legata e spero di poter farvela leggere presto!
Che progetti hai per il futuro?
Il mio più grande sogno nel cassetto è lavorare per il mercato americano.
Amo da sempre i fumetti supereroistici, la dinamicità delle loro tavole, lo stile variegato degli autori, la particolarità dei personaggi che ne fanno parte. Mi piacerebbe riuscire a lavorare regolarmente per serie di questo genere.
Adoro anche realizzare concept per videogiochi: dai personaggi, alle ambientazioni, è qualcosa che mi diverte molto e mi coinvolge completamente. Ultimamente collaboro con una piccola software house italiana di nome “Invader Games”, che, anche se nata da poco, ha già avuto modo di farsi sentire in tutto il mondo, mi auguro di poter continuare a percorrere anche questa strada.
Infine, sono sempre stata affascinata dagli storyboard. Finora, ne ho realizzato solo qualcuno come prova per case di animazione o su commissione per privati, ma non mi dispiacerebbe riprovarci in futuro.
Consigli per gli acquisti: ci sono alcuni fumetti che credi debbano essere nella libreria di ogni lettore?

Credo che ognuno abbia i propri fumetti preferiti a seconda dei propri gusti e personalmente, non essendo nemmeno un critico o un super esperto, non me la sento di nominare una serie o un albo come “il” fumetto che non deve assolutamente mancare nella propria collezione.
Da parte mia, posso dire che nella mia libreria non può mancare “Blame!” di Tsutomu Nihei, serie che mi ha segnata profondamente e che adoro sia a livello visivo che a livello narrativo. L’autore è infatti riuscito a rendere vivo e familiare un ambiente e dei personaggi di cui non si cura di raccontarti molto con le parole, ma sceglie di farlo tramite le sensazioni che trasmettono e i loro gesti. Inoltre, il tratto di Nihei in quei volumi è per me qualcosa di incredibilmente unico.
Lo consiglio assolutamente!

 

Augurandole il meglio, ringraziamo Valeria per la sua disponibilità e vi annunciamo che presto potremo mostrarvi un suo sketch dedicato a noi Gechi Arancioni! A presto!


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