#quattrochiacchierecon / Gipi: l’intervista

Flavia Bazzano

Un problema comune a chi scrive di fumetti è che quando un autore diventa istituzione, parlarne diventa facile come camminare su un terreno minato; figuriamoci intervistarlo. Prima dell’incontro all’ARF!, di Gipi abbiamo letto recensioni, analizzato interventi televisivi, cercato post su Facebook. Dopotutto, per uno degli autori più braccati della penisola, il virtuoso dell’acquerello che ha infranto gli argini tra letteratura e fumetto con Unastoria, una ricerca quasi filologica era necessaria pur di non cadere nella scorciatoia di domande già sentite. Carichi e agguerritissimi ci dirigiamo verso il Macro, dove Gipi sta presentando Bruti il suo nuovissimo gioco da tavolo, immaginando un incontro formale. E invece, eccolo saltellare da un capo all’altro della lunga tavolata allestita per il torneo con un megafono in mano e un gigantesco orecchio in resina appeso al collo. Quasi ci dispiace distoglierlo da carte e giocatori, ma nel nostro piccolo anche noi di Geek Area siamo contenti di poter essere partecipi della sua irrimediabile felicità. Questo è ciò che ci ha raccontato.

Ciao Gipi, grazie mille per questa opportunità e grazie della disponibilità che ci hai dimostrato.

Grazie a voi.

Allora, cominciamo subito parlando di Bruti, perché abbiamo visto che un’orda di barbari ha conquistato l’Arf! e, ricordiamolo, alcuni di loro rischiano di finire anche tra le carte del gioco.

Sì sì, c’è il primo torneo ufficiale, ci saranno due giorni di combattimenti, oggi i combattimenti a duello e domani a schiere, due a due. I vincitori, ahimè, dovrò ritrarli e trasformarli in personaggi del gioco e saranno carte ufficiali della prossima espansione.

E a proposito di ritratti, che rapporto hai con il disegno dal vero in particolare in questo contesto?

Il disegno dal vero è alla base del mio lavoro, tutto quello che ho imparato l’ho imparato facendo disegno dal vero. Ora lo faccio poco, ma ci sono stati anni in cui ho passato proprio tanto tempo in giro nei prati col cavalletto come i pittori vecchi, o a disegnare tutte le persone di un paese; ad esempio una volta ho ritratto tutte le persone di un paesino sopra Biella. Tutto intero. Sono stato tre giorni lì e l’ho fatto tutto.

Impressionante! In brevissimo, come funziona e qual è lo scopo del gioco?

Beh, il gioco riproduce dei combattimenti all’arma bianca in stile fantasy medievale; quindi ogni giocatore impersona un bruto che viene rappresentato da una carta con un personaggio con delle abilità e sceglie delle armi, eventuale scudo, armatura, oggetti che può usare durante il combattimento e poi c’è un mazzo, il mazzo di combattimento, che contiene colpi, schivate, parate, mosse varie che si usano durante il gioco.

Sappiamo che l’ispirazione ti è venuta dalla letteratura fantasy e da esperienze nel gdr.

Sì, io ho giocato tanto come master a D&D quando ero ragazzo; ho sempre avuto la passione per i giochi, poi la vita e l’età me l’hanno un po’ tolta; quando sono diventato più anziano ho detto: “Vabbè: mi fai provare a rifare un po’ delle robine che mi piacevano da ragazzo?”. Mi sono fatto il gioco per me, poi parlando con amici vari, tutti mi hanno detto: “Dai, ma fallo vero, così la gente ci può giocare!” e l’ho fatto con un crowdfounding che è andato molto bene e sono riuscito a produrlo.

Il tuo gioco da tavolo preferito?

Eh, ce ne sono un po’ ed è difficile dirlo. Molto difficile dirlo, sicuramente mi scorderei qualcosa. Ora poi sto giocando anche poco… vabbè, ho una passione per Wings of War di Andrea Angiolino che è stato anche il mio mentore mentre lavoravo a Bruti, ma ce ne sono altri, dovrei fare una lista.

Parlando sempre di Bruti, c’è una carta che ti è stata contestata, che è la carta della morte, con il teschio su sfondo nero. Che rapporto hai con questa carta?

È la mia preferita! Chiaramente! È una carta molto cattiva perché elimina un giocatore istantaneamente; però, pensando a un combattimento che avesse anche un lato minimamente realistico, ho pensato che ci doveva sempre essere la possibilità di andare all’altro mondo con un colpo solo. A me, ad esempio, se mi dai uno schiaffo muoio!

Bruti ha anche un altro lato che, per così dire, si è rivoltato contro il suo creatore. Abbiamo letto in un’intervista del 2015 per Wired che avevi deciso di allontanarti dai social e, insomma, tagliare i ponti con questo mondo digitale. Bruti ti ha ritrascinato dentro.

No, mi ci ha trascinato la mia stupidità. Alla fine sono un umano come gli altri, per cui ho gli stessi vizi e le stesse debolezze e nel mondo contemporaneo stare fuori da Facebook eccetera è difficile.

E addirittura ci sono persone che ritengono i social indispensabili, come i politici.

Beh, io non voglio condividere niente con un politico italiano, mi rifiuto! A parte gli scherzi, sono indispensabili a livello di comunicazione adesso per forza: se non sei lì non sei, punto. Quindi anche per il gioco e per la promozione ci siamo dovuti stare in modo massivo. E poi c’è anche il lato buono: io lo uso per fare vedere i disegni, per avere un contatto con i lettori o con amici lontani, però poi è vero che c’è il discorso vanità che stai a vedere quanti like ti mettono alle stronzate che scrivi e quella è chiaramente una malattia.

Esatto, è vincolante.

Se la analizzi con un cervello lucido è chiaramente una cosa orrenda, poi nella vita ci sono sempre cose orrende che uno fa; ora c’è questa.

Costeggiando alla lontana il discorso “politica”, hai pubblicato il 6 maggio scorso un booktrailer, quello di “Secondo Matteo”, la fatica letteraria di Matteo Salvini. Ora, io ho due domande sull’argomento. Uno: la scelta del romanesco dei “sòrdi” è ironica?

Allora: io sono sposato con una romana da quasi due anni, abito a Roma da quasi due anni e quindi sto cercando di imparare la lingua! Però è difficile! Sì, mentre facevo quella parodia lì in realtà sapevo che Salvini è uomo del nord, però mi veniva da farlo in un’altra maniera perché secondo me la sua falsità proprio cromosomica poteva andare a incidere anche sul linguaggio. Per me lui è solo un opportunista e quindi pensavo che potesse essere anche romano, capito? Però faceva il leghista del nord solo perché gli portava voti.

Tralasciamo un attimo la persona e tutto quello che ne consegue, ma piuttosto parliamo del messaggio che si nasconde dietro a Salvini e a tanti altri politici, di solito della destra dei governi europei. Dobbiamo preoccuparci di figure del genere e dell’ondata di intolleranza che si sta espandendo negli ultimi tempi in Europa?

Siamo alle solite; io probabilmente no, perché sono un benestante che abita in un bel quartiere, sono dirimpettaio di Brunetta, ho un mestiere per il quale vengo ben pagato, sono un privilegiato. Se sei una persona che è venuta via a cercare una vita decente eccetera ti devi molto preoccupare. Il problema non è per i borghesi che stanno bene o altro; il problema è per gli ultimi e questa gente qui, chiaramente, essendo (come ho detto) solamente degli opportunisti, sfruttano tutta la paura e le fragilità degli italiani in un momento di crisi economica, di minacce allo Stato, anche di problemi che le persone hanno, e invece di provare a trovare rimedi a questi problemi semplicemente aizzano i poveri contro i più poveri. Sono spregevoli. Anche perché comunque il mondo andrà in quella direzione. La cosa che è pazzesca è che non hanno nessuna speranza di vittoria, hanno solo speranza di ritardare il mutamento inevitabile della società. E in questo ritardo possono fare molti danni.

Cambiando argomento, ci vuoi spiegare il rapporto che hai con la Città Eterna?

Allora, in realtà, il rapporto che ho con Roma è veramente limitato perché sto fuori dal raccordo, sull’Ardeatina, in campagna praticamente; disegno tutto il giorno, quindi sono a casa – al piano di sotto mi sono fatto uno studio di registrazione per suonare, per fare le canzoni, quindi praticamente sto a Gardaland! – Vado a mangiare in un ristorantino a cento metri da casa mia che mi fa da mangiare come mia madre non ha mai fatto! Quando vado in centro, bestemmio come una bestia, perché questa città è violentata, stuprata dal traffico in un modo folle, perché secondo me per chi non ci è cresciuto, come me, è uno shock. Io sto imparando ora a guidare nel traffico di Roma, ma ho proprio paura!

Anche perché se segui il codice della strada muori, a Roma!

Ma infatti già ho appreso l’attitudine a sbattermene il cazzo di tutto! Però poi mi fa tristezza; quando poi la vedo in agosto, la vedo il sabato e la domenica e penso: “E se fosse così?”. È assurdo.

Ci sono migliaia di persone in meno.

Eh, lo so, infatti, ma è proprio pazzesco. Io ho abitato tre anni e mezzo a Parigi e non ho mai toccato un’auto in vita mia. Qui c’avete il problema de sta cazzo di antica Roma che rompe i coglioni perché non puoi fare le metro perché trovi i sassi di merda, capito? E fermi tutto, però erano sotto terra, non li avevi visti fino a quel punto, che te ne frega? Spianali e vai!

Ora parliamo del tuo lavoro, in particolare dei tuoi colleghi, perché ti vorrei chiedere se c’è qualcuno tra di loro che stimi particolarmente o dal quale pensi di aver imparato qualcosa.

Sostanzialmente li stimo quasi tutti perché voglio bene di default ai disegnatori, magari sbagliando; ma sono sempre propenso a considerarli delle buone persone. Ne stimo tanti: Igort è stato fondamentale per la mia crescita di disegnatore, senza di lui non so se avrei pubblicato i libri. Ma ce ne sono tanti: anche lì, fare una lista è difficile perché poi magari arrivo a casa e mi accorgo che ho scordato persone fondamentali.

Invece adesso parliamo di qualcuno che ha parlato di te, perché LRNZ, sempre in un’intervista per Geek Area, ha parlato della tua capacità di imbrigliare l’acqua nonostante la tecnica stessa preveda che l’acqua fluisca e vada un po’ per conto suo. In poche parole, LRNZ ha detto che tu sai perfettamente quello che fai e fai ciò che vuoi.

LRNZ è molto caro, molto bravo, molto gentile con me, sempre. In realtà sono solo invecchiato e la vecchiaia fa sì che quando fai le cose lasci che succeda quello che deve succedere perché hai imparato che la vita la puoi controllare fino a un certo punto e quindi anche il disegno lo puoi controllare fino a un certo punto. Nell’acquerello c’è un livello di imprevedibilità e di mancanza di controllo enorme. Ti devi affidare, ti devi adattare, perché è una roba strana.

C’è qualcosa di particolare che ti lega alle tue tecniche?

No, io sono legato alle storie; ogni storia ha una tecnica sua: ho lavorato a olio, acquerello, acrilici, ora il libro nuovo è tutto a tratto nero, non ci sono colori. Dipende dalla storia che ho in mano, è lei che determina la tecnica che userò.

Perfetto, adesso torniamo un attimo indietro nel tempo perché voglio chiederti: la candidatura di Unastoria al Premio Strega ha fatto discutere, ne abbiamo parlato tantissimo, ma per te, intimamente, è cambiato qualcosa dopo?

Beh no, chiaramente. È cambiato qualcosa al momento perché con quella candidatura lì il libro ha venduto molto e quindi ho preso più soldi: io amo i soldi! Non ho nessun pudore con i soldi, non essendo cattolico proprio per niente non ho proprio nessun senso di colpa; penso che i soldi siano l’unico metro reale di valutazione per uno che fa il mio lavoro, l’unico onesto metro di valutazione del mio lavoro e quindi sono stato contento perché ho guadagnato più soldi. Per il resto, non me ne fregava nulla durante, non me n’è fregato nulla dopo. Penso che c’entrasse pochissimo il mio libro con quel concorso, però non l’ho detto per opportunismo durante, sono stato zitto, tutti discutevano “Eh, ma il fumetto ci deve stare?”; io sapevo benissimo dall’inizio che secondo me non ci doveva stare, però ormai c’ero. Mi portavano in posti belli, party, mangiavo…

Il tuo prossimo progetto?

Il mio prossimo progetto si chiama La terra dei Figli e sarà un libro di quasi 300 pagine che dovrò finire entro tre mesi. È una storia, come dicevo, tutta in bianco e nero; mi sono tolto tutte le armi più affilate: ho tolto la voce narrante che era la cosa che mi contraddistingueva, ho tolto il colore per il quale per il quale venivo glorificato, ho tolto soprattutto me, cioè non c’è nessun tipo di racconto autobiografico, è una storia di fantasia ambientata in un futuro dopo la fine della società occidentale. Tutto è in bianco e nero, con una scansione temporale quasi da manga dove la storia la fanno solo i personaggi con i loro dialoghi e le loro azioni.

Praticamente hai passato il rasoio di Occam e lasciato loro, i personaggi.

Sai cosa? Di sicuro di questo libro nessuno potrà dire: “È più di un fumetto” o “Sembra un libro” come mi dicevano per Unastoria. Questo è proprio un fumetto. Secondo me venderà un cazzo perché avendo abituato i lettori a un altro taglio credo che molti rimarranno così; però la storia mi sta piacendo, sono contento.

Quando non disegni, che cosa fai?

Quando non disegno, a parte tutte le cose, quelle belle che uno fa con la propria moglie della quale è innamoratissimo, suono, faccio canzoni, gioco alla Ps4, vedo gli amici, risuono, rigioco alla Ps4…

A cosa giochi?

Ho finito Uncharted 4 ieri sera; gioco a tutto, sono un malato.

Ultimissima domanda: se non disegnassi, nella tua vita cosa faresti?

Il morto.

[Voce fuoricampo: Ci avrei scommesso le palle su questa risposta!]

No, non mi riesce di immaginare nessun tipo di forma se non quella in una bara.

È la vocazione.

No, proprio una dannazione! Me ne rendo conto perché a volte ho smesso per un po’ e poi mi ammalavo. A volte non mi piace nemmeno, non ci posso fare niente.


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