#quattrochiacchierecon / Giulio Rincione ed i progetti per il futuro: tra Wilder, il Dylan Dog Color Fest e l’epilogo di Paperi

Lorenzo Cardellini

Il 19 novembre a Terni si è svolto uno dei numerosi incontri che da anni ormai si tengono nella fumetteria Antani Comics di Francesco Settembre. Gli ospiti della giornata sono stati due autori di grande riscontro, quali Elena Casagrande e Giulio Rincione. Francesco ci ha gentilmente concesso del tempo prima dell’inizio dell’evento per poter intervistare gli autori, i quali sono stati estremamente gentili e disponibili. Vi proponiamo la seconda delle due interviste, quella con Giulio Rincione, con cui siamo tornati a chiacchierare dopo il Napoli Comicon della Wilder, del Color Fest di Dylan Dog ed l’epilogo di Paperi.

Ciao Giulio e bentornato su Geek Area, ti ringraziamo per il tempo che ci stai dedicando prima di una presentazione. Iniziando dai nuovi progetti: è nata la Wilder, etichetta indipendente che sta proponendo materiale molto interessante e so che tu lavorerai su uno di questi prodotti, il Cuore della Città, con Francesco Savino. L’incipit è molto interessante, in quanto si tratterà di un’avventura urbana dai temi surreali. Cosa ci puoi dire a proposito?

Allora, innanzitutto la proposta che mi è stata fatta da Francesco risale a più di un anno fa. Proposta un po’ sofferta perché volevo prima valutare le tempistiche e com’ero combinato con altri lavori, però vedevo quanto Francesco tenesse a questo progetto e per me era importante lavorare con uno sceneggiatore che sentisse particolarmente questa storia, quindi poi ho deciso di iniziare effettivamente questa avventura con il Cuore della Città. Io al momento conosco il plot generale ed il primo capitolo che in realtà ha una bella particolarità, in quanto l’abbiamo sceneggiato assieme ed è una cosa molto particolare, in quanto io ho difficoltà a lavorare con sceneggiatori classici, non perché mi viene male ma perché magari se scritta in una certa maniera la sceneggiatura non esalta il mio stile piuttosto che in un altro modo quindi gli ho detto che avremmo potuto fare un esperimento, ovvero scrivere una sorta di soggetto da pagina a pagina o a blocchi di pagine e poi io gli avrei proposto una sorta di sceneggiatura grezza che sarei poi andato a sceneggiare. Ci siamo quindi passati a vicenda una sceneggiatura che si è andata definendo in modo tale che alla fine abbiamo un prodotto che, si, è stato ideato da lui, ma sento anche io come una cosa che fosse scritta da me. In parte è come se avessi scelto anche i tagli di alcune inquadrature. Sarà particolare anche a livello grafico perché sto cercando di trovare una nuova sintesi, riallacciandomi a quello che è uno stile di disegno più grezzo e a un colore un po’ più emozionale ed anche monocromatico rispetto a quello che magari ho fatto fino ad ora.

Si tratta di un qualcosa che ho visto anche nei tuoi ultimi sketch.

Si, sarà abbastanza diverso rispetto alle cose che ho fatto fin’ora e vorrei mantenerlo nella totale libertà stilistica. Voglio che sia anche per me una sorta di passo in avanti per un ulteriore maturazione ed evoluzione dello stile. Penso che la prima puntata uscirà alla fine di Gennaio.

Siamo agli sgoccioli allora!

Per me si, anche se devo ancora iniziare a fare tutto (risate n.d.a)

Rimanendo sempre in ambito di nuovi lavori: so che hai realizzato una storia per Dylan Dog, più precisamente per un Color Fest.

Si, ci sto ancora lavorando.

I testi saranno di Michele Monteleone. Cosa puoi dirci al riguardo, com’è stato lavorare su un personaggio iconico come Dylan che ha una storia così grande alle spalle?

Per me è stato un po’ come tornare a casa dopo tanto tempo perché Dylan Dog è il fumetto con cui sono cresciuto insieme a Diabolik e a Cattivik. Mia sorella lo leggeva e collezionava quindi io sono cresciuto effettivamente con questi fumetti. Io non sto molto attento alla visione del personaggio, che deve avere magari quel naso o quel taglio di capelli in particolare, ad un certo punto dico “Okay questo per me è Dylan Dog” in base a quelle che sono le mie sensazioni. Sopratutto perché anche Michele ha scritto una storia che sembra fatta apposta per il mio stile come si può vedere dall’anteprima mostrata. sopratutto da un’inquadratura che si capisce come riprenda L’Isola dei Morti, il quadro di Bocklin a cui sono molto legato ed è uno tra i miei preferiti. Per come la sta scrivendo è fatta su misura per me, io spero di riuscire a finirla nei primi mesi del 2017 secondo quelle che sono le tempistiche lavorative e poi aspetto i commenti dei lettori che diranno “Questo non è Dylan!” (risate n.d.a).

In questo periodo poi!

Lo faccio sempre più brutto proprio perché non vorrei non ci fosse nessuna discussione su di me. Ci rimarrei male (risate n.d.a)

Tu, Akab, Ausonia, Arturo Lauria su un personaggio come Dylan:se l’avessimo detto qualche tempo fa si sarebbe scatenato il putiferio -si scatena tutt’ora in molti casi-. Come credi che sia cambiato l’approccio al fumetto in Italia, come si sta modificando?

C’è una sorta di inizio d’apertura, cioè si tende a non canonizzare il fumetto con lo stile classico in cui è sempre stato canonizzato, senza poi nulla togliere al (non voglio dire “vecchio”) filone classico. Per quanto riguarda Dylan Dog se si vuole continuare a leggere le storie “normali” con quello stile che non può essere esagerato si prende la serie regolare però si sta trovando anche lo spazio per poter sperimentare. Io mi auguro che in futuro oltre a Dylan si possa aprire questa sorta di parallelismo alternativo e sperimentale in tante altre testate e realtà. C’è stato già un inizio l’anno scorso con Sio su Topolino e io mi auguro che non sia stato un caso isolato e che magari anche in futuro Panini/Topolino possa aprire serie parallele con disegnatori che in realtà non ci si aspetterebbe mai di trovare. Per lettori curiosi sopratutto.

La Bonelli adesso lo sta cercando di fare: questo mese c’è Un Lungo Addio di Sclavi che ha un taglio molto classico ed è uscito anche il Color Fest. Continua la serie regolare di Martin Mystère ed è partito il rilancio, quindi si sta impegnando sotto questo punto di vista.

Penso che sia quella la loro politica, di mantenere il pubblico che hanno avuto fin’ora e di conquistarne uno nuovo, perché è chiaro che se viene un adolescente che vuole leggere Martin Mystère non può cominciarlo e comunque si troverebbe davanti un prodotto di qualche decennio magari difficile da digerire. Possibilmente è un modo per guadagnare nuovi lettori.

Personalmente adoro il tuo stile, è un qualcosa di estremamente particolare e, almeno nel mio caso, riesce a scavarmi fortemente dentro. Una cosa che mi intrigherebbe moltissimo sarebbe vederti lavorare su una particolare miniserie supereroistica. Hai mai pensato di approcciarti al mercato americano? Se si, in ambito di personaggi supereroistici c’è qualcosa su cui vorresti lavorare particolarmente?

Diciamo che a livello grafico qualunque supereroe tende a stimolarmi, sopratutto io sono legato a due classici, quali Batman e Spider-Man. A quattordici anni avevo questa sorta di ossessione verso Spider-Man e collezionavo tutte le testste possibili e immaginabili, il problema in realtà è il mio gusto personale per ciò che riguarda le letture. Poi ho smesso di legger supereroi e adesso diciamo mi viene un po’ più difficile apprezzare una storia supereroistica a meno che non si tratti di quei casi particolari, più altisonanti, come Miller su Daredevil o Grant Morrison e Dave McKean con Arkham Asylum. Batman è uno di quelli che mi farebbe più piacere trattare.

Ricollegandoci a quello che hai appena detto, riguardo il fatto che hai iniziato con Spider-Man e Batman, quali sono i personaggi che ti hanno più influenzato nella tua formazione artistica?

Sicuramente Dylan Dog per un discorso di “fumetto”, Diabolik perché era uno di quelli che più leggevo, in realtà ad un certo punto hanno iniziato a venir fuori più che i personaggi dei fumetti gli autori dei fumetti che hanno incominciato ad influenzarmi. Come dicevo anche nella precedente intervista conoscere autori del calibro di Dave McKean, Ashley Wood, Bill Sienkiewicz -Wood prima di tutti, poiché fu il primo che effettivamente vidi su Metal Gear- mi ha influenzato molto.

Parlando di Paperi, One ha chiuso il cerchio in una maniera abbastanza inaspettata non lasciando nulla al caso e mostrando un grande disegno dietro a questo lavoro. Avevate pensato l’opera esattamente così tu e tuo fratello Marco oppure il tutto si è andato ampliando man mano?

Diciamo che è un misto. L’idea era comunque che ad un certo punto la trilogia avrebbe dovuto avere un senso compiuto in modo da poter essere raccolta senza avere degli episodi separati, però mentirei se effettivamente ti dicessi che avevo previsto ogni cosa. Io ho lasciato nelle prime due storie degli elementi in sospeso, dicendo “Queste cose potrebbero servirmi”, dei quadri, degli indizi anche per me oltre che per i lettori e poi li ho messi insieme con Marco per l’ultimo episodio in modo da chiudere il cerchio e costruire il quadro generale.

Nella bellissima edizione cartonata che oggi sei qui a presentare, la quale è uscita da pochissimo, proprio in occasione di Lucca, tu e Marco avete inserito un prologo, scritto interamente da lui in prosa, ed un epilogo realizzato esclusivamente da te. Avete più volte sottolineato che quest’edizione doveva avere qualcosa in più per poter essere appetibile anche da chi aveva acquistato Paperi già in edizione spillata e a mio parere ci siete riusciti più che egregiamente. Quello che accade in questo epilogo è quello che tutti i lettori hanno più o meno sperato accadesse leggendo Paperi, ovvero Ugo ha la sua vendetta. Come mai hai compiuto questa scelta? È realmente riuscito a riprendersi la sua vita o finirà per diventare il nuovo One?

Questa in realtà è una domanda aperta che io faccio. Mi sentivo in dovere nei confronti del personaggio di dargli un riscatto poi in realtà lascio una domanda al lettore, nel senso che non si capisce se tutta la trilogia di Paperi sia effettivamente un disegno del Dio Topo, perché ad un certo punto si ha come l’impressione che siano tutte cose prestabilite e non sappiamo se PaperUgo cambierà personalità dopo aver compiuto quel gesto. Sicuramente si è liberato, bisogna vedere cosa diventerà dopo e questo non lo sapremo fino a quando non ci potrà essere magari un seguito. Non so se ci sarà e non so quando però era più una questione di un senso di debito nei confronti del personaggio.

Perfetto, ultima domanda: ero proprio in questa fumetteria quando ho acquistato il primo numero di Paperi. Sono stato fortemente colpito dalla copertina che era bellissima ma allo stesso tempo molto triste. Tu e Marco vi aspettavate un così grande successo ed un così grande impatto sul pubblico, sopratutto con dei temi profondi come quelli che avete trattato?

In realtà no ed è sempre una cosa che tendo a specificare, nel senso che Paperi nasce comunque per essere un’opera di nicchia. Affronta dei tempi pesanti e stilisticamente lo fa in maniera un po’ più particolare, un po’ più criptica. È sicuramente un prodotto underground solo che ha avuto la caratteristica di essere un prodotto underground con una risonanza pseudo-commerciale, quindi questo ci ha portato comunque ad avere anche dei lettori che non ci saremmo aspettati. No, non mi sarei aspettato un effetto d’onda a così ampio raggio e sicuramente sono molto più contento in questo modo. Vuol dire che oltre il design ed oltre tutto ci sono state delle tematiche che veramente hanno colpito i vari lettori.

Io ti ringrazio davvero molto a nome mio e dei lettori di Geek Area, è stato un vero piacere!

Grazie a te!

Ringraziamo nuovamente Giulio Rincione per la gentilezza e la disponibilità ed Antani Comics  per averci dato il tempo di porgli queste domande.


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