#quattrochiacchierecon / Giuseppe Camuncoli: una vita nel Fumetto

Francesco Sinisi

Da un po’ di anni a questa parte è facile leggere il suo nome su quasi ogni albo del nostro amichevole ragno di quartiere; benché sia direttore di una scuola, membro di vari collettivi artistici, disegnatore con una carriera pluriennale e con le maggiori case editrici oltreoceano, di lui non c’è traccia nell’internet. Non un blog, non una pagina, non un contatto diretto. Parliamo di Giuseppe Camuncoli: chi è davvero l’uomo dietro quei disegni? Siamo riusciti a contattarlo, arrivando persino alla CIA (addirittura al maestro Messina!!), solo per farvi leggere questa enciclopedica intervista! Che personalità, ragazzi! Che silenzioso gigante del Fumetto!

 

Benvenuto su Geek Area, Giuseppe! E grazie fin da ora per la disponibilità! Raccontaci com’è nata la tua professione: quando sei diventato il Cammo fumettista? Perché?

Beh, fin da piccolo ho sempre amato disegnare e leggere fumetti, grazie a mio padre che era un grande collezionista di Tex e del Piccolo Sceriffo. Sono passato con grande scioltezza poi ai supereroi, al fumetto d’autore, e poi crescendo ai manga e al fumetto indipendente americano; quindi ho sempre letto, guardato e disegnato di tutto. In primo superiore ho frequentato un corso breve di fumetto tenuto da Otto Gabos e Onofrio Catacchio, e grazie alla conoscenza tra i banchi di Matteo Casali ho poi iniziato a girare per fiere e mostrare i miei lavori, prima in Italia e poi anche all’estero, verso i 20 anni. Dopo le prime autoproduzioni col collettivo Innocent Victim (BONEREST, QUEBRADA) ho iniziato a fine 2000 a lavorare per la DC Comics, esordendo sulla SWAMP THING della Vertigo, scritta all’epoca dall’esordiente Brian K. Vaughan. Da allora non ho più smesso. Quindi forse anche se fumettista lo sono sempre stato, in realtà lo sono diventato seriamente quando ho iniziato a pubblicare regolarmente con le grandi case editrici d’oltreoceano. Il perché non te lo so dire con certezza… Ho sempre amato disegnare ma, quando ho capito che avevo una chance concreta per farne un mestiere e campare di disegni, stavo studiando Lettere Moderne all’Università di Bologna, quindi mi ero comunque scelto un’alternativa in caso non andasse coi fumetti (cosa che ovviamente speravo con tutto me stesso). Sono ben contento che sia andata così. Raccontare storie è la mia passione, e se ancora mi diverto dopo tutti questi anni e tutte queste tavole macinate, forse il segreto risiede proprio nella magia che il fumetto ha sempre esercitato su di me, da lettore ancor prima che da disegnatore.

Su quali fumetti ti sei formato?

Come accennavo sopra, ho sempre letto di tutto. Sicuro che me ne scorderò di colossali, ma posso comunque provare a citare alcuni fumetti che sono stati particolarmente significativi per me, magari formativi per quel che riguarda il mio stile oppure anche molto lontani da quello che faccio ma in ogni caso fondamentali per la mia “educazione fumettistica”… TEX ovviamente, ma anche MARTIN MYSTERE e NATHAN NEVER successivamente, poi TOPOLINO e BRACCIO DI FERRO (da piccolo li adoravo), ASTERIX e LUCKY LUKE, Marvel e DC a quintali (alcuni autori? Kirby, Lee, Ditko, Romita Sr. e Jr., Buscema John e Sal, Jim Steranko, Neal Adams, John Byrne, Barry Windsor-Smith, Kevin Nowlan, Jim Lee, Todd McFarlane, Marc Silvestri, Dale Keown, Gary Frank, Jae Lee e via discorrendo), vari volumi di fumetto autoriale europeo (tipo tutto CORTO MALTESE e altri fumetti di Pratt, Toppi, Battaglia, Micheluzzi – scoperti anche grazie alle edizioni L’Isola TrovataPazienza, Mattotti, Moebius, Bilal), l’ALACK SINNER di Munoz e Sampayo, il MAUS di Spiegelman, poi AKIRA, 2001 NIGHTS, GREY, BAOH per restare nel campo della prima ondata manga in Italia, HELLBLAZER, SANDMAN, SHADE e 100 BULLETS della Vertigo ma ancor prima WATCHMEN, V FOR VENDETTA, THE KILLING JOKE e SWAMP THING di Alan Moore, THE DARK KNIGHT RETURNS, BATMAN YEAR ONE e i vari DEVIL e ELEKTRA di Miller (nonché SIN CITY), ma anche ARKHAM ASYLUM di Morrison e McKean, e ancora CAGES di McKean, METROPOL di Ted McKeever, Mignola come se piovesse (da COSMIC ODISSEY e FAHFRD & THE GREY MOUSER, all’adattamento del DRACULA di Coppola, a HELLBOY), il LOBO di Giffen, Grant e Bisley ma anche la JUSTICE LEAGUE di Giffen, Grant e Maguire, BLACK KISS, AMERICAN FLAGG e BLACKHAWK di Howard Chaykin, l’epocale MARSHALL LAW di Mills e O’Neill… Insomma potrei andare avanti per pagine intere, ma forse è meglio fermarsi qui per il bene di tutti.

Qual è stato il sogno più bello che hai realizzato nella tua professione? E quale quello da realizzare ancora?

Non saprei scegliere; ogni fumetto che mi danno l’opportunità di disegnare è per me un sogno che si realizza, così come lo sarà quello successivo. Poter disegnare SPIDER-MAN ad esempio (uno dei miei personaggi preferiti di sempre, su cui ormai “duro” da cinque anni) o aver avuto l’opportunità di collaborare con Brian Azzarello, Jim Lee e tanti altri su un’opera particolare come BATMAN: EUROPA sono comunque cose che non capitano tutti i giorni. Forse però, su tutti, l’aver avuto l’opportunità di proseguire l’opera del Maestro di Malamocco, Hugo Pratt, sulle pagine de GLI SCORPIONI DEL DESERTO (in tandem con Matteo Casali) è stato il lavoro che mi ha più emozionato e fatto sognare in tutti questi anni.
Da realizzare invece ce ne sono ancora tanti, ma io sono un po’ scaramantico e quindi preferisco non parlarne.

Da un po’ di anni il tuo nome è associato al Ragno di casa Marvel: sei stato o sei un suo fan? 

Sì, certo. Fin da piccolo sono stato un grande fan del Marvel Universe, e pur essendo onnivoro e passando quindi dai Fantastici Quattro a Thor, da Devil a Pantera Nera, dagli Eterni agli X-Men e via discorrendo, probabilmente il Ragnetto è sempre stato in cima alla mia sempre cangiante scala di preferenze. Per questo, pur tremando all’idea di dovermi confrontare con autori mostruosi, è stato facile accettare la proposta di diventarne uno dei disegnatori regolari. Quello che tutt’ora mi stupisce è proprio il fatto che ancora dopo tutti questi anni mi sto divertendo come se fosse il primo giorno: non l’avrei mai immaginato.

Quale ciclo di storie ragnesche ti ha coinvolto e stimolato maggiormente?

Probabilmente SUPERIOR SPIDER-MAN, perché si trattava di una versione decisamente più dark e violenta di un personaggio che negli anni raramente si è visto in questa veste, se non per storie più limitate e, di solito, proprio per questo memorabili. Una su tutte, “L’ultima caccia di Kraven” di DeMatteis e Zeck. Il regalo poi che mi è stato fatto su quella serie è stato affidarmi lo story-arc finale, “Goblin Nation”, una sequenza di storie molto intensa e struggente di cui sono tuttora molto fiero. Ma in questi cinque anni mi è piaciuto ogni singolo albo del Ragno che ho realizzato. Penso, tra i tanti, anche alla storia breve “Spider-Dreams“, uscita sullo storico AMAZING SPIDER-MAN 700, che mi ha regalato l’emozione di poter lavorare proprio con JM DeMatteis ai testi e con la leggenda vivente Sal Buscema, che ha inchiostrato in maniera magistrale le mie matite. O alla portata epica del crossover “Spiderverse”, in cui mi sono avvicendato con Olivier Coipel, e che mi ha dato la possibilità di disegnare praticamente tutte le incarnazioni (e di inventarne anche di nuove) del nostro amato Arrampicamuri. E ancora aspetto con la curiosità di un bambino di scoprire che cosa mi riserverà la prossima sceneggiatura.

Disegnando le storie dell’Uomo Ragno di questi anni, hai potuto riprodurre tanti altri personaggi apparsi nei suoi albi. Quale personaggio ti piacerebbe disegnare invece con il quale non ti sei ancora confrontato o che ti appassiona particolarmente?

Considero il cast dei comprimari di Spider-Man uno dei migliori di sempre; tra buoni e cattivi, ci si diverte sempre. Uno dei miei preferiti, anzi forse IL mio preferito è il buon JJ Jameson, che per fortuna fa spesso capolino sulle mie tavole ed è sempre un piacere. Un personaggio che invece ho disegnato proprio solo nei miei due albi d’esordio su AMAZING, ma solo nella sua versione Anti-Venom è Eddie Brock. Mi piacerebbe moltissimo poter disegnare la versione originale: Venom è uno dei personaggi che più mi chiedono di sketchare in fiera, ed è uno dei più divertenti, quindi spero che prima o poi possa capitarmi.

Come hai costruito il nuovo Amazing Spider-man? Cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo ciclo?

Il design del nuovo costume è di sir Alex Ross, ma quasi tutto il resto (veicoli, nuovi comprimari, locations) è farina del mio sacco. Come sempre, con Dan Slott e con l’editor Nick Lowe si lavora in grande sinergia, e le idee scorrono con grande fluidità. Da questo nuovo ciclo direi che potete aspettarvi di tutto, come sempre accade nelle storie di Dan. Ci saranno parecchie sorprese in arrivo, ve lo garantisco.

Lavori a fianco dell’odiato e amato Slott: com’è lavorare con lui? Che tipo è? 

Io mi sto divertendo molto, e mi trovo molto bene con Dan. È stato fin da subito un rapporto costruito naturalmente sul rispetto e sulla stima reciproca, e molto aperto. Dan è sempre a mille, è un grande fan del personaggio e ha sempre intuizioni forti. Come dicevo prima, se ancora dopo cinque anni mi diverto è anche grazie a lui e alla sua inventiva: è davvero un vulcano di idee. Mi lascia molta libertà, spesso chiacchieriamo e ci rimbalziamo idee o suggerimenti, il tutto per la passione e per l’amore verso il personaggio che ci unisce. Fin dalla prima sceneggiatura gli ho detto che le sue storie hanno il grande pregio di ricordarmi la golden age della testata, per ritmo, spettacolarità e imprevedibilità, che sono sia moderne che classiche e mi ricordano in maniera per me inequivocabile il ciclo di Lee/Ditko e Romita. Insomma, non credo di essere caduto proprio male.

Hai curato la realizzazione del graphic novel Il vangelo del coyote sui testi di Gianluca Morozzi: hai altri progetti simili? Quando potremo vedere un tuo altro romanzo grafico?

Non al momento, anche se mi piacerebbe molto. L’esperienza del “Vangelo”, condivisa per la parte grafica con l’amico e collega Michele Petrucci, è stata bellissima e sono un grande fan del Morozzi nazionale, con cui ogni tanto quando ci si incrocia (insegna Scrittura Creativa nella nostra sede della Scuola Internazionale di Comics) viene naturale chiacchierare e parlare di idee che, chissà, magari un giorno potranno anche coagulare in qualcosa di nuovo. Oltre a questo, devo dire che sono ormai parecchi anni che cullo il sogno di scrivere un fumetto, che affiderei a un altro disegnatore per potermi concentrare solo sulla scrittura e vivere l’esperienza del raccontare storie dall’altra parte. Prima o poi, quando i pianeti saranno allineati e mi sentirò pronto per questa nuova avventura, mi ci vorrei proprio cimentare.

Hai fatto parte di diversi collettivi (uno fra tutti quello con Jim Lee), l’ultimo dei quali è l’Italian job studio. Parlaci un po’ di quest’ultimo. A cosa state lavorando dopo il successo di Highway to hell?

Intanto ci stiamo godendo l’ottima performance della nostra prima creazione, che ci dicono essere andata molto bene su tutti i mercati internazionali su cui è uscita, grazie a Panini (Francia, Germania, Messico etc.) e a Dark Horse per l’America. In questi giorni, HELLBOUND (questo il titolo scelto per l’edizione Statunitense) è in corsa per un paio di premi piuttosto importanti, uno su tutti il prestigioso Bram Stoker Awards per la sceneggiatura dell’amico Victor Gischler. Già questo ci riempie di orgoglio. E al salone di Napoli Comicon uscirà l’edizione in paperback per Panini Comics: noi di Italian Job siamo pronti a supportarla e a promuoverla al meglio.
Stiamo lavorando nel frattempo a un paio di altri progetti che speriamo possano essere svelati presto, e che possano riscuotere lo stesso successo e gradimento di questa nostra prima creazione originale.

Sei direttore artistico della Scuola di comics, Accademia delle arti figurative e digitali di Reggio Emilia: dacci qualche nome promettente. Su chi scommetteresti?

Intanto posso dire che come docente e come socio della sede reggiana, sono davvero orgoglioso di ogni studente che, terminato il percorso di studi, inizia a muovere i primi passi verso quella che potrebbe e dovrebbe diventare la sua occupazione definitiva, e questo vale anche per gli altri corsi, dall’illustrazione alla grafica, dalla colorazione digitale alla scrittura. Per quel che riguarda il fumetto, posso citare qualche nome di ragazzi che si sono diplomati da noi e che hanno già pubblicato, per non condizionare nessun editore nominando persone che ancora non si sono magari proposte. Quindi vorrei citare con grande piacere Mario Del Pennino e Roberto Poggi, due ragazzi molto bravi che in poco tempo sono finiti in forza alla Marvel Comics, oppure disegnatori come Ryan Lovelock e Francesco Francini che si sono visti per esempio sul BATTAGLIA della Editoriale Cosmo. Ma anche Daniele Orlandini e Cristian “Cinci” Canfailla, che con RIM CIY e ZEROI hanno fatto un folgorante esordio per i tipi di Radium/SaldaPress. O ancora Marco Scalcione, Lorenzo Fornaciari, Riccardo Rullo, Francesca Baraldi, Alessandra Santelli e Giulia Pintus che si stanno facendo largo, ognuno a modo suo e in maniera molto personale, nel mondo dell’illustrazione. E mi scuso in anticipo se non ho potuto citare tutti, perché la lista potrebbe andare avanti ancora per molto.

È davvero difficile trovarti in internet, su social e affini: è una scelta? Di che tipo?

No, no, si tratta di una scelta personale, quasi di sopravvivenza a dire il vero. La mia giornata è già assorbita in maniera significativa dal lavoro e il tempo che mi “avanza”, da riservare alla famiglia, agli amici e (quasi mai) a me stesso, è spesso davvero troppo poco. Ho pensato fin da subito che per non finire a gambe all’aria avrei fatto bene a non diminuire questo prezioso tempo non dedicato al fumetto. Esiste una pagina Facebook “Fans of Giuseppe Camuncoli”, che ogni tanto visito, ma che non seguo né gestisco personalmente, sempre per il discorso di cui sopra. Non ho nemmeno un sito, mi rendo conto che questo automaticamente mi esclude da tutta una serie di opportunità, ma ne sono pienamente consapevole. L’unica piattaforma su cui sono presente è LinkedIn, che essendo totalmente dedicato al piano professionale, mi piace molto. Ma poi del resto, come avete visto voi stessi, un modo per contattarmi si trova sempre.

Che rapporti hai con il digitale?

Conflittuali, da sempre. Non sono per niente un tipo tecnologico, chi mi conosce infatti (incluse mia moglie e ormai anche mia figlia, che ha quasi cinque anni) mi prende in giro perché non possiedo nemmeno un iPhone. Ma questo non toglie che sia ottuso o cieco rispetto alle potenzialità che il digitale offre in campo creativo. Pur essendo un autore che lavora ancora su carta, quindi analogicamente, mi affascina l’idea di esplorare in maniera più organica il mondo digitale. Anni fa Marko Djurdjevic mi convinse in poco tempo che si possono fare meraviglie con la penna ottica. Infatti ogni tanto, grazie al mio collega Mario Del Pennino dello Studio Gioco Duro, mi limito a fare qualche piccola evoluzione sulla Cintiq. Prima o poi mi convincerò e mi lascerò andare del tutto, magari comprandone una. Ma per ora continuo a sentire questo legame istintivo e naturale, anche tattile, col foglio di carta.

Ed infine la domandona di rito che facciamo a tutti i nostri intervistati: quali opere suggeriresti ai nostri lettori? Quelle che ti hanno fatto battere il cuore, quelle imperdibili.

Beh, intanto l’elencone che avevo fatto sopra resta valido, nel senso che tutti quei fumetti mi hanno fatto battere il cuore e continuano a farlo. A questo punto aggiungo qualche nome di opere o di autori più recenti che mi hanno colpito e che tuttora consiglio a chiunque. Gipi, Manuele Fior e Paolo Bacilieri sono autori incredibilmente bravi, le cui opere mi stupiscono, il cui stile mi incanta, e che leggo sempre sapendo di andare sul sicuro. Un altro asso pigliatutto è David Mazzucchelli, che già adoravo come disegnatore di supereroi, e che mi ha meravigliato come autore di graphic novel (su tutti, CITTA’ DI VETRO con Paul Karasik e il delizioso ASTERIOS POLYP). In campo supereroistico invece, uno dei lavori che più mia lasciato a bocca aperta è stato l’essenziale ALL-STAR SUPERMAN di Morrison & Quitely, due autori che non tradiscono mai. Di Alan Moore leggo tutto, ad esempio sono stato un fan della prima ora della sua linea America’s Best Comics (da cui sono uscite gemme come LEAGUE OF EXTRAORDINARY GENTLEMEN e TOP TEN), ma seguo sempre anche i lavori di Azzarello, Brian K. Vaughan, Rick Remender, Mark Millar e Robert Kirkman.
E comunque, anche qui come con le tessere di un domino potrei aggiungere nomi e continuare per ore. Al di là dei gusti personali, c’è una tale varietà di proposte e di opere da scoprire o da riscoprire là fuori, che basta partire e fare qualche assaggio giusto per poi restarne definitivamente conquistati, e non smettere mai. Come è successo a me.

 

Inutile aggiungere altro: solo il silenzio difronte a tanto umile sapere! Ancora, solo, grazie! 


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