#quattrochiacchierecon / Grazia La Padula e Tony Sandoval ci raccontano Echi Invisibili

Redazione Geek Area

Ho avuto il piacere di incontrare (grazie alla disponibilità della casa editrice Tunué) Grazia La Padula e Tony Sandoval, autori internazionali di grande talento che hanno lavorato insieme su Echi Invisibili, edito da Tunué. Durante questa chiacchierata, abbiamo parlato un po’ del lavoro dietro il volume e, più in generale, del loro approccio creativo. 

Ho recensito recentemente Echi Invisibili e mi ha colpito particolarmente il tema che avete portato alla luce. La narrazione è appassionata, rendendo il fumetto molto interessante. Raccontate la vita di questa fotocamera, che passa di mano in mano, con un mood che cambia da inizio a fine volume, distaccandosi da quella che è la cultura collettiva dell’oggetto benedetto/maledetto. Anche il protagonista, un uomo depresso che ha perso sua moglie, durante la narrazione cambia il suo stato d’animo e il suo modo di essere, in modo profondo. Tony, normalmente lavori come autore completo dei volumi, com’è stato lavorare a simili temi con Grazia e, viceversa, com’è stato per te, Grazia, lavorare con Tony?

T: Farci lavorare insieme è stata un’idea del nostro editore. Volevamo entrambi realizzare un bel libro, amo il lavoro di Grazia e siamo buoni amici, non è stato difficile scoprire che avremmo potuto lavorare insieme. Condividiamo molti gusti e idee, è stato facile lavorare con lei.

G: Come ha detto Tony, il rapporto lavorativo parte da un’amicizia, che rende più facile la comunicazione. Mi sono trovata benissimo perché mi piace il suo approccio e perché mi ha lasciato una grande tranquillità di scelta e lavoro. Tutto è partito da uno storyboard (essendo lui un disegnatore), facilitando dal punto di vista linguistico il lavoro. Sono partita dai suoi spunti, restando abbastanza fedele nella fase iniziale, adattandoli allo stesso tempo al mio modo e al mio stile di disegno: dal decoupage della tavola (divisione e forma delle vignette) per adattarla al meglio del tipo di impostazione grafica, passando per regia e narrazione. Tony è stato sempre apertissimo ad ogni proposta (anche riguardo l’addizione o la rimozione di vignette), e poi ovviamente c’è l’aspetto del lavorare con qualcuno che è un grande sceneggiatore e disegnatore, imparando molto dai suoi consigli.

Personalmente, non essendo un disegnatore, da profano ho notato uno stile molto simile tra voi: compiete scelte simili nel rappresentare i visi e le emozioni della gente, passando per la selezione dei colori e del tratto. Com’è stato lavorare in tandem sulle stesse emozioni e le stesse palette?

T: Amiamo le stesse cose e lo stesso gusto, quindi abbiamo gli stessi riferimenti. Non trovo sia strano in questo caso lavorare comodamente insieme. Condividiamo lo stesso tipo di universo narrativo, con gli stessi gusti (McKean, ad esempio), visivamente cerchiamo lo stesso tipo di colorazione (tramite acquarelli, ad esempio).

Ho amato Nocturno e Oltre il Muro (anche se per quanto riguarda il secondo, Tony, sei stato solo disegnatore) e vedere il tuo stile in una storia non tua mi ha lasciato una bella sensazione. È stato bello ritrovare i tuoi disegni in una storia altrui.

T: La vita è corta per non provare altre combinazioni. Sono stato sempre aperto a disegnare storie altrui, quindi anche il percorso fatto con Grazia mi ha portato sulla stessa strada. Echi Invisibili esisteva già prima di essere lavorato con lei, anche se non completo, fu ultimato con Grazia. Si tratta di un lavoro molto vecchio, che ho recuperato e ridisegnato con lei. Alla fine è completamente cambiato rispetto alla sua forma iniziale. È nato da una collaborazione a tutto tondo, abbiamo lavorato in modo congiunto a questo libro. Ad esempio, la parte finale della sceneggiatura è stata trattata in alcuni casi a quattro mani, partendo dal mio storyboard.

Penso che quando hai da raccontare una storia e delle emozioni con disegni, è bello avere gli stessi gusti, per raggiungere un obiettivo comune su una strada conosciuta da entrambi.

T: Abbiamo parlato spesso prima di lavorare a questo progetto, che purtroppo ha avuto molti ritardi a causa del nostro editore. Ero piuttosto seccato, perché sembrava che non ci fosse troppa attenzione nei riguardi del nostro lavoro. Questo mi ha costretto a far attendere Grazia molto tempo, portandola spesso a chiedermi a che punto fosse il lavoro, o comunque quale fosse la situazione. Questo è stato l’unico punto che mi ha fatto un po’ soffrire durante la lavorazione. Lavorare con lei invece è stato molto bello e penso che abbiamo realizzato un bel lavoro.

Mi chiedevo: perché lavorare con un’altra persona se sei un autore completo?

T: Puoi avere tante idee, ma non puoi realizzarle tutte da solo. Mi son chiesto: perché non provo a collaborare con altri artisti, di cui amo il lavoro? Così ho pensato di realizzare una sorta di adattamento più che un lavoro d’autore. Non ho riletto il lavoro immediatamente una volta pubblicato, preferisco aspettare un po’, perché penso che un libro vada lasciato a riposare prima di essere aperto di nuovo. Oltre il Muro, invece, è stato nominato agli Eisener Awards e, ad esempio, avendo collaborato solo come disegnatore per quel libro, ho con lui un legame più distaccato, senza sentirlo strettamente mio. Echi Invisibili è un libro molto nostro.

In ogni tuo lavoro che ho avuto il piacere di leggere (Mille Tempeste, Echi Invisibili e Nocturno) ho trovato elementi magici che parlano dell’anima, di vita, morte e amore. In ogni libro c’è sempre qualcuno che osserva la storia “da dietro le quinte”. Spiriti, genitori, oggetti stessi e demoni. Questo aspetto del tuo lavoro è meravigliosamente dark e “luminoso” allo stesso tempo. Non vedi in modo negativo la morte, nei tuoi lavori è rappresentata solo come un passaggio. L’ho notato la prima volta in Nocturno, ed è una cosa che mi ha colpito da subito.

T: Nocturno è nel complesso molto triste, è un dato di fatto. Non amo gli happy ending ma nemmeno prediligo i finali catastrofici. Volevo raccontare qualcosa ambivalente, agrodolce, vicino alla verità della vita. Non puoi essere completamente felice o triste, no? Per me Nocturno è stato il mio ultimo lavoro giovanile collegato con i supereroi, che sono stati un aspetto importante della mia infanzia, vissuti e raccontati con mistero e cose simili. Doomboy è la sua prosecuzione, con lo stesso personaggio, se ci pensi. Nocturno è stato scritto in due parti in due periodi della mia vita, è composto da una parte molto fisica, con scontri e una parte più malinconica. Era un lavoro veramente metafisico, è vero, e parlava molto della coscienza e di quelle cose dell’esistenza che non puoi spiegare. In Doomboy ho continuato a trattare questi concetti: energia, universo in movimento e l’individuo parte di tutto questo.

Nel tuo lavoro è bello vedere che ci sono concetti estremamente realistici e altri immaginifici.

T: Cerco di tradurre in immagini ciò che penso, anche se spesso possono essere fraintese, perché si tratta di cose che sono nella mia testa di disegnatore. Tu non puoi spiegarti nella domanda, perché nemmeno io posso spiegarmi meglio di così nelle risposte che fornisco con il disegno.

Come in Mille Tempeste, dove narrazione ed emozioni si mischiano di continuo anche dal punto di vista della soluzione grafica, anche in Echi Invisibili succede la stessa cosa nel finale, dove rappresentate il viso del protagonista consapevole dei gesti che sta per compiere.

T: Noi parliamo di ricordi e di idee quasi metafisiche, buchi neri e simili. Passiamo da una realtà all’altra e durante questo passaggio puoi vedere.. cose. Non sapevamo come spiegare cose simili, se non come l’hai visto te.

È evidente questa ricerca. Quando il protagonista inizia ad avere problemi, la pioggia sale dalla terra e scende dal cielo, con una soluzione visiva simile alla Selva Oscura dantesca, attraverso cui i protagonisti camminano e diventano un altro tipo di individui. È una sorta di romanzo di formazione, che insegna ad attraversare i problemi ed uscirne cambiati. Le emozioni che ti lasca la lettura del vostro lavoro cambiano a seconda dello stato d’animo in cui si è in quel periodo.

T: L’esperienza deve essere traumatica per portarti a crescere. Secondo me, per crescere davvero devi confrontarti con te stesso e soffrire, continuando a cadere ed andare avanti, svegliandoti un giorno come una persona diversa.

I tuoi personaggi spesso sono outsider del mondo, fluttuano attorno ad altri individui, senza mai mischiarsi a loro. Piano piano, questi individui iniziano a cambiare, entrando passo dopo passo dentro la società, senza smettere mai di crescere.

T: Siamo condannati alla crescita, se ci pensi.

È bello come entrambi caratterizziate le espressioni di ogni personaggio in modo che parlino da sole. Protagonisti o comprimari parlano con i loro visi, rendendo a volte il testo quasi superfluo al fine della comprensione del concetto.

T: Abbiamo lavorato tantissimo con il nostro editore in fase di correzione. Ha rielaborato molto i testi e, come ogni volta che realizzo un libro, successivamente lo faccio leggere ad alcune persone che poi me lo restituiscono con osservazioni che mi aiutano a capire come rendere meglio alcune parti. C’è stato molto lavoro in questo caso da parte sua, che ha reso così chiara la comunicazione. Molte cose vengono perse durante la traduzione, purtroppo. Quando non traduco personalmente i miei libri ho sempre paura di questi meccanismi facciano perdere qualcosa.

G: In Francia, ad esempio, volevano cambiare una parte estremamente poetica di Echi Invisibili, e la traduzione francese all’inizio era in alcune parti resa in un modo meno evocativo rispetto al testo originale. Una volta ero su Skype con Tony e con il traduttore, abbiamo letto la stessa cosa in simultanea e abbiamo suggerito a quest’ultimo come tradurre una parte, praticamente. Abbiamo dovuto un po’ batterci per averla come volevamo, era una parte poetica in modo abbastanza immaginifico.

T: Purtroppo la perdita di qualcosa è inevitabile, anche se traduco in tante lingue personalmente, quelle che non posso tradurre da solo vanno oltre il mio controllo.

G: Anche io, personalmente, ho avuto un problema simile con un altro libro scritto da me, passando dall’italiano a francese.

Perdere l’aspetto poetico cambiando parole equivale a perdere un elemento narrativo

G: Per fortuna c’è il disegno! [ride]

Nel vostro lavoro, la rappresentazione del cielo e del mare sono qualcosa di immanente, enormi, e personalmente li trovo magnifici. Come se rappresentassero una forza che trascende noi in quanto uomini. Lisa, in Mille Tempeste, torna in vita dal mare, cercando di respirare sott’acqua. In Echi Invisibili vediamo solo cielo e mare, senza altri elementi di disturbo, che ridimensionano molto la dimensione di noi stessi rispetto al mondo. Quanto è importante per voi questo aspetto?

T: Sono elementi della storia. Non è un segreto che ami creare ambientazioni più belle possibile, diamo davvero del nostro meglio. Amiamo la bellezza e cerchiamo di trasmetterla, senza nasconderla.

G: L’intensità è importante, non solo dal punto di vista estetico.

T: Tu sei più esteta di me, personalmente amo la natura, quella italiana in particolare, provo a portarla con me e condividerla con i miei lettori.

G: Per me è difficile più fare un cielo e un mare minimale che una città, ad esempio.

In echi invisibili c’è una parte molto cupa in cui lo stomaco di un bambino viene mangiato da un mostro. Avete parti magnificamente luminose e belle, e allo stesso tempo parti così scure e dolorose. Un orrore a metà tra il mitologico e l’ancestrale.

T: È tutto collegato. Non so da dove veniamo, c’è qualcosa che va oltre noi, da sempre. Quello è lo stesso mare che ha bagnato la stessa terra per millenni.

Ma allo stesso modo anche le paure sono le stesse di quelle ancestrali (perdita del figlio e dell’amore), anche per questo penso che il vostro sia un libro che vada letto.

T: Siamo ancora animali, non possiamo perdere questo aspetto di noi stessi, per questo ci sono questi istinti ancestrali. Se ti disconnetti dalla società, torni ad essere uno stupido animale.

G: Per questo ho utilizzato, ad esempio, demoni e maschere tribali per trasmettere questo terrore ancestrale, perché sono gli stessi da millenni.

È qualcosa scritto nella cultura dell’essere umano, non dell’uomo italiano, europeo o americano.

T: Avevo delle immagini nella mia testa, che rappresentavano orrori. Idee splatter, che richiamassero queste paure, come dei semplici pesci che ti divorano nel mare. chiunque può cadere ed esser mangiato, perché è qualcosa di estremamente naturale che diventa mostruoso, shockante. La vera paura è quella che potrebbe accadere davvero. È bellissimo e orrorifico allo stesso tempo.

Ogni volta che rileggo il vostro fumetto, ci sono diversi livelli di lettura. Un aspetto che mi ha colpito in particolare è la conservazione della memoria attraverso la fotografia. Balthus vede le foto bruciare, e questo non rappresenta niente di mostruoso. Vedi la sua mente che inizia ad andare in pezzi, con una soluzione visiva bellissima.

G: La narrazione spesso è nei piccoli dettagli

T: Personalmente amo i dettagli, in particolare quelli delle trasformazioni. Amo queste piccole rivoluzioni, in particolare amo le trasformazioni inaspettate. Non ho utilizzato spesso questo meccanismo nelle mie storie, perché sarebbe risultato forzato, ma ho inserito dei piccoli plot twist a loro modo con un forte significato.

G: Per un autore, realizzare un twist particolarmente sconvolgente è un rischio, perché può cambiare completamente il lavoro fatto.

Ultima domanda: In Oltre il Muro è bello vedere come il ragazzo osserva il sé stesso passato, notando come arrivi a cambiare idea sulle avventure che vive (portando anche lui dei piccoli colpi di scena all’interno della sua stessa storia).

T: A dire il vero, in quel libro ho solo seguito le istruzioni per le illustrazioni dell’autore. Ho letto per la prima volta il libro solo da stampato, quindi non saprei dirti. Pensa che avevo solo immagini su cui lavorare, senza dialoghi. Mi diceva cosa voleva nelle illustrazioni e basta, stop.

Grazie ancora a Grazia La Padula e a Tony Sandoval per la loro disponibilità, e alla Tunué per questa opportunità di confronto. 


Comments are closed.

Caricando...