#quattrochiacchierecon / Intervista Col…Orista!

Francesco Sinisi

State per leggere l’intervista che ci ha concesso il simpaticissimo Walter Baiamonte, classe ’87, altro campione dell’arte sequenziale al Mezzogiorno. Il caro Leonardo Favia (la cui intervista potete trovare QUI) ha risposto prontamente alla provocazione che avevamo lanciato alla fine dell’intervista a Ennio Bufi (che trovate QUI), permettendoci di contattare il colorista in questione e completare l’ormai famosa triade de “Il settimo splendore”, romanzo grafico edito dalla Bao Publishing che vi consigliamo caldamente di recuperare!

Le sue risposte non si sono lasciate attendere…

Presentati ai nostri lettori: raccontaci chi sei, da dove vieni e dove vai… Di che colore sei?

Mi chiamo Walter Baiamonte, in arte Lariato. Sono nato e cresciuto a tana delle tigri (la filiale di Palermo). L’unico colore che importa sul ring è il rosso del sangue degli avversari.

Come sei arrivato a lavorare nei fumetti? Sei un appassionato da sempre? Se sì, con quali fumetti sei cresciuto? 
Come ci sono arrivati molti dei miei coetanei: ho cominciato scopiazzando disegni di Toriyama e le copertine di PSM realizzate da Dany Orizio. Con il fumetto ho un rapporto altalenante (escludendo le costanti tipo JoJo), ma il disegno è sempre stato al centro, anche tramite il videogioco (altra costante fondamentale). Da Cattivik, a Spider Man, a DNA2 senza limiti di nessun tipo.
Dicci la verità: hai sempre voluto fare il colorista? Hai studiato e lavorato per questo o ci sei “cascato” per vie traverse?

La Grafimated Cartoon di Palermo mi ha sicuramente dato una spinta tecnica non da poco: ha allargato i miei orizzonti facendomi “staccare” per qualche anno dal fumetto orientale (che non ho mai abbandonato, e su cui sono tornato a bomba subito dopo il periodo di studio). Ma dopo il triennio, il mio rapporto con il disegno era diventato malsano. Ho scelto quindi di prendermi un periodo di pausa dalla matita, per dedicarmi interamente al colore (come se colorare non significasse disegnare). Periodo che mi è servito profondamente a migliorare imparando tramite i disegni degli autori che coloravo.

Quali sono i tuoi “maestri”? A chi fai riferimento nel tuo lavoro?
Hirohiko Araki, ma nella vita.
Recentemente guardo molto Atsuya Uki per la sintesi e Hiroaki Samura (sempre e solo da guardare e studiare, mai copiare).
Ormai aberro l’avere un disegnatore di riferimento: l’esperienza della scuola del fumetto mi è servita a capire che non è la mia strada. Ovviamente lo stesso vale per il colore.

Credi anche tu che la categoria dei coloristi sia la più sottovalutata nel “fumettomondo” o perlomeno la meno riconosciuta (difficilmente in copertina viene nominato il colorista)?

Se sì, quali sono secondo te le ragioni di tale difetto?

No, ci sono sempre i letteristi. Basterebbe mettere i nomi in copertina, no? Probabilmente è un problema che ci tiriamo dietro perché in passato, prima dell’avvento del colore digitale, che cambierà per sempre il ruolo del colorista nel fumetto contemporaneo (guadagnando carattere proprio), il colore veniva affidato ai grafici che nella maggior parte dei casi dovevano semplicemente fare un lavoro da fotolito e riempire i disegni con delle palette preimpostate e applicate quasi meccanicamente; quindi non si sentiva il bisogno di segnalare il nome del “color filler”. Allo stesso tempo il fumetto autoriale era ricco di autori che portavano una colorazione praticamente complementare al disegno, quindi il problema non si poneva.

Raccontaci come vanno le cose per i coloristi: vengono scelti in base ai disegni? O l’autore li propone? O, ancora, fanno parte proprio del processo creativo? Come sono andate le cose per te con Leonardo e Ennio su “Il settimo splendore”? A tal proposito, approfittiamo di questa occasione per farti i più sinceri complimenti!

Principalmente in base ai disegni di altri (con le ovvie eccezioni). Al momento, nel mio caso collaboro principalmente con disegnatori o sceneggiatori che mi conoscono grazie a collaborazioni passate, o che mi contattano perché hanno visto il mio nome su dei fumetti di cui hanno particolarmente apprezzato la colorazione, spero 😀
Nel caso di Leo e Ennio, la proposta mi è stata fatta dallo studio Arancia, con cui stavo già collaborando per Chaos (la testata di Dynamite disegnata da Mirka Andolfo).

A cosa stai lavorando adesso?
Sto concludendo i preparativi lucchesi per L Tiers, un progetto su cui sto lavorando da circa un anno, realizzato interamente da me: è un fumetto sui videogiochi che racconta di 5 ragazzi che affrontano la scalata verso la top 8 del più importante torneo di picchiaduro del mondo. In questi giorni è possibile leggere gratuitamente l’anteprima sulla pagina Facebook del fumetto!

Quale opera ti sarebbe piaciuto colorare? C’è un disegnatore che trovi più adatto ai tuoi colori?

Sarebbe interessante provare a rovinare Dororo di Tezuka.

Sicuramente Kota (Daniele Di Nicuolo) e Luca Claretti sono due dei disegnatori che mi diverto di più a colorare: Daniele (quando pensa il disegno per il colore) svuota il tratto al punto giusto, lasciandomi abbastanza spazio per disegnare i volumi, che è sicuramente una delle cose più stimolanti; Luca ha un utilizzo del nero e una potenza tale nel tratto che mi permettono di sintetizzare e utilizzare meno effetti digitali possibili, ed è raro trovare disegnatori con gusto grafico e che apprezzino la sintesi.

Hai un sogno nel cassetto nel tuo lavoro? A cosa aspiri?
Visto che studio la pixel art, mi piacerebbe lavorare a un picchiaduro, magari con un team di animatori dietro 😀

Infine, una richiesta che faccio a tutti: suggeriscici dei fumetti che per te sono imperdibili.
Le bizzarre avventure di JoJo: la Bibbia, per me!

Ancora mille grazie a Walter per la sua simpatia e prontezza.

Vi ricordiamo di visitare la pagina facebook del suo progetto L Tiers: magari, per comprarlo, ci si vede a Lucca!

Stay geek, stay tuned!

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