#quattrochiacchierecon / Ivan Silvestrini: tra versatilità a cinema di genere.

Fabrizio Mancini

Sento spesso in giro persone che bistrattano il cinema italiano, di solito si tratta sempre di gente che tende a non documentarsi. Ivan è un regista giovane che ha già dimostrato la sua poliedricità. A breve lo vedremo nella sua seconda fatica: Monolith, il superprogetto Bonelli e Sky, girato negli Stati Uniti. Tra versatilità e cinema di genere Ivan è sicuramente una personificazione di tutto ciò che di genuino c’è nel nostro cinema.

 

Ciao Ivan, grazie di questa opportunità, iniziamo subito con una veloce presentazione. Chi è Ivan Silvestrini e come diventa regista?

Ivan Silvestrini non ama particolarmente parlare di sé in terza persona, ma all’occorrenza lo fa. Ivan voleva fare la rockstar ma siccome questo non avrebbe permesso il rinvio al militare si iscrisse alla nascente facoltà di Arti e Scienze dello Spettacolo dove capì che le sue passioni collaterali per la scrittura e la fotografia sarebbero potute confluire nella narrazione per immagini, gira lì 2 corti angoscianti e uno poetico, poi comincia a prendersi in giro da solo e con il suo quarto corto entra al Centro Sperimentale di Cinematografia, dove fa altri corti. Il suo diploma (suo decimo corto) lo aiuta in seguito ad ottenere il ruolo di regista del film Come Non Detto. Parallelamente e in seguito dirige 4 Web Series, indipendenti e non. Poi lavora per più di un anno al suo secondo film, il primo in lingua inglese e girato in America: Monolith. Tornato in Italia dirige il remake dell’omonimo film israeliano 2night e attualmente è in preparazione del suo quarto film.

 

 

Il tuo stile è molto versatile e moderno. Adesso sei impegnato nella post-produzione di Monolith di cui sei il regista. Avresti mai pensato di girare un cinecomic?

Ti ringrazio per aver intravisto il versatile che è in me. Troppo spesso si viene confinati (o ci si autoconfina) in un genere. A me piace l’idea di raccontare storie diversissime, di generi diversissimi (non necessariamente tutti i generi possibili) mettendo in ognuna di esse un pezzo di sé. Se avrei mai pensato di girare un cinecomic? Da persona ambiziosa quale sono ci speravo, i fumetti di solito raccontano storie forti e diverse da quelle che si producono solitamente al cinema in Italia. Ho lavorato duramente per diventare il regista di Monolith, e ho dedicato a quest’opera un vero pezzo della mia vita, 6 mesi lontano dalla mia famiglia e dai miei amici, lavorando pressoché 7 giorni su 7, ma ne è valsa la pena e ho avuto modo di imparare moltissimo dai miei compagni di viaggio.

 

 

Hai studiato dei film o un regista in particolare per prepararti?

Io studio sempre e studio di tutto, dal piccolo film indie danese alla commedia pop americana, al dramma francese, a Mad Max, ogni cosa ti influenza e fa capire di più di questo personalissimo lavoro che è dirigere un film. Ovviamente c’è tutta una serie di film a cui Monolith è assimilabile per tipo di storia, da Buried, a 127 Ore, a Locke, a Gravity, ma in più noi avevamo un bambino di due anni e mezzo, a quello solo la vita può prepararti, e per fortuna ero abbastanza preparato.

 

 

Esperienza in America, approcci diversi, terra diversa, il linguaggio del cinema però è sempre quello, ed è universale. Cosa ti aspettavi e cosa non ti aspettavi?

Mi aspettavo professionalità e l’ho trovata, dedizione e perfezionismo. Tutti si sono fatti in due, se non in quattro, per fare questo film e farlo nel poco tempo che avevamo. Non mi aspettavo (o meglio temevo ci fossero ma speravo fossero aggirabili) una serie di rigidità di protocollo in fase di casting francamente snervanti.

 

 

Sei soddisfatto del tuo lavoro?

Nessun regista ti risponderebbe onestamente di si prima di un applauso genuino.

Questa è una fase (la post-produzione) sempre sofferta in cui cerchi di valorizzare al massimo ciò che hai, nel tempo che hai. Poi in un film come questo, con intere inquadrature realizzate in CGI non posso dire di aver ancora visto davvero il film che abbiamo realizzato. Per certi versi, siamo ancora nel deserto.

 

 

È il terzo cinecomic italiano di questo periodo, se si considera Il ragazzo invisibile di Salvatores e Lo chiamavano Jeeg Robot di Mainetti. Monolith, anche se non proprio supereroistico è comunque da considerarsi tale. Sembra sdoganarsi questo nuovo genere in Italia. Credi possa essere una fase importante per il cinema italiano?

Me lo auguro con tutto il cuore, sono cresciuto in un panorama che non credeva quasi più nel genere, e non sapevo se le cose sarebbero mai cambiate.

Grazie a SollimaSalvatoresMainettiRovere, presto Fabio&Fabio con il loro “Mine”, vedo una grande voglia di rinascita. Come registi abbiamo la responsabilità di ridare credibilità al genere in Italia, o in senso più vasto al genere fatto da italiani, e io non posso che augurarmi che Monolith possa dare il suo contributo.

 

 

Tu leggi fumetti? Cosa ne pensi di quella che è chiamata la nona arte?

Li leggo, alterno fumetti a romanzi in rapporto di uno a uno, sono cresciuto con Dylan Dog, oggi mi piace molto Daniel ClowesLRNZ (con cui ho avuto l’onore di condividere l’avventura di Monolith), Alessandro BaroncianiClaudio AcciariDavide La RosaZerocalcare e le produzioni di Uno Studio In Rosso.

Devo molto del mio riavvicinamento al fumetto a mio fratello non biologico Mauro Uzzeo, apritore di mondi.

 

 

Primo lungometraggio una “commedia pop”, il secondo un cinecomic, il terzo sarà 2night, cosa puoi dirci al riguardo?

É un film di uno dei miei generi preferiti, il Boy-Meet-Girl. Come in Prima Dell’Alba (un caposaldo della mia formazione) è il racconto di una notte che diventa una vita molto compressa, una storia contemporanea di attrazione, dove cerco di seguire con estremo realismo l’avvicinamento imperfetto di due corpi e di due cuori: Matilde Gioli e Matteo Martari.

 

 

Consigliaci almeno 5 film che hai amato e che non dovrebbero mai mancare nella cultura di una persona.

Escludendo l’ovvia filmografia di Kubrick, e mettendo al verbale che è una domanda infame, citerò:

Eternal Sunshine of the Spotless Mind di Gondry

Mulholland Drive di Lynch

Ultimo Tango A Parigi di Bertolucci

Blade Runner di Scott

L’appartamento di Wilder

 

 

Invece qual’è il tuo cinecomic preferito?

Scott Pilgrim vs the world.

 

Da parte delle redazione ringrazio Ivan e gli facciamo i migliori auguri per Monolith, che non vediamo l’ora di ammirare.

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