#quattrochiacchierecon / La narrazione di Marco Rincione

Mirko Tommasino

Marco Rincione è un autore che ho avuto il piacere di conoscere grazie a Paperi (edito da Shockdom, recensiti da me qui qui e qui) in cui ha lavorato in tandem con il fratello Giulio. Dopo averlo conosciuto di persona al Lucca Comics & Games dello scorso anno, ho avuto il piacere di porgli alcune domande sul suo lavoro.

Buonasera Marco, grazie mille per aver accettato quest’intervista. Iniziamo subito con le domande.

Ciao, Mirko. Pronto all’interrogazione!

Quali aspetti della tua formazione personale si sono rilevati fondamentali per il tuo lavoro autoriale? In particolare, il tuo retaggio legato alla filosofia come ha interagito con la scrittura?

Parto da un presupposto per me sempre valido: per la scrittura nulla è inutile e nulla è indispensabile. Che significa un po’ di tutto, ecco, ma per quanto mi riguarda, la mia formazione è stata (ed è ancora, e sarà) determinante per qualsiasi cosa che scriverò. In particolare, c’è una cosa che la storia della filosofia ci insegna in modo assoluto: a cambiare prospettiva. Grazie alla filosofia credo di essere capace (non troppo, ma abbastanza) di guardare una cosa da diversi aspetti, di immedesimarmi nella cosa stessa (anche un oggetto inanimato). Un modo interessante per trovare nuovi contenuti. Oltre alla filosofia, però, gioca molto anche la mia passione per la narrativa in prosa e a fumetti che è cominciata il giorno in cui ho imparato a leggere!

Quanto il rapporto con la Sicilia ha influito nel tuo stile?

Questa è una domanda interessante. Quanto? Tanto, troppo. La Sicilia me la tengo dentro anche e soprattutto quando non la voglio, ed è difficile spiegarlo, perché la Sicilia non è solo una regione, è un modo di essere. Ho vissuto alcuni mesi in Germania, mi reco spesso al nord Italia, e la prima cosa che cerco è il mare. Anche a Trieste, città di mare dove vado ogni tanto, sento che quel mare non è il mio mare. Ma di che sto parlando!? Be’, ecco il punto: non lo so spiegare. Di certo non sono affezionatissimo alla letteratura siciliana (cito solo Pirandello e Verga, per intenderci), ma gran parte dei profili psicologici su cui lavoro deriva da persone e comportamenti che osservo quotidianamente e che so di non poter trovare altrove. Ma ogni terra ha la sua influenza!

Parliamo di approccio alla scrittura. Il peso nella scelta delle parole e delle atmosfere che esse evocano è diverso tra narrazione in prosa e scrittura a fumetti. Nel tuo stile, come ti approcci ai differenti mezzi?

Domanda su cui scrivere un saggio intero. Proverò a essere breve, partendo dalla base che la narrazione è una sola cosa in ogni mezzo. Detto questo, quando scrivo una sceneggiatura, procedo di solito in due tempi: intanto sceneggio le tavole, con le descrizioni delle vignette (usando un certo linguaggio tecnico appreso), preoccupandomi di essere chiaro (il disegnatore deve capire cosa sto scrivendo) e di trasmettere un’atmosfera, una sensazione. Inutile che ci perdo troppo tempo, la patata bollente passa al disegnatore, ed è lui che deve reinterpretare e rigenerare la vignetta descritta. Questo fa del disegnatore un autore e co-creatore alla pari dello sceneggiatore (altrimenti sarebbe solo un impiegato, no?). Dopo questa fase, mi preoccupo dei testi. I testi sono la cosa che gli altri leggeranno, molti non avranno idea del lavoro di sceneggiatura (sigh!). E dato che non posso scrivere troppe parole, devo fare attenzione a quali scelgo (e spesso scrivo e riscrivo, alla ricerca delle parole giuste).

La prosa funziona in modo più fluido, dato che la sceneggiatura (che esiste anche nella prosa) è assorbita nella narrazione. Lì finiamo nel mare magnum del discorso sullo stile, ed è meglio fermarci qui. Certo è che nella prosa si usano molte più parole, e non tutte devono essere calibratissime.

Il lavoro con tuo fratello Giulio su Paperi. Giulio ci ha raccontato che tra autori e lettori esiste un patto tacito quando si trattano argomenti così delicati, per mantenere una fascia di rispetto emotivo. Raccontare emozioni simili, condividendole dalla concezione alla realizzazione con il tuo gemello, come si è ripercosso sul tuo modo di lavorare?

Meglio in due che da solo, forse non ci sarei riuscito. Per affrontare le difficili tematiche emotive di Paperi, spesso, ho preferito puntare su un forte straniamento, cioè sconvolgere la percezione della narrazione e inserire elementi esterni per creare letture alternative dello stesso contenuto. Questo ha fatto sì che a volte navigassi in una marea di emozioni e sensazioni molto varie e diverse, e in questo la presenza di Giulio è stata fondamentale per evitare dispersione.

Sempre riguardo Paperi, perché hai scelto una forma diversa di narrazione per PaperFranco?

Era una sfida: dare ai lettori di fumetto un racconto in prosa e provare a scatenare un effetto simile alle altre storie. Per quanto ne so, l’esperimento è riuscito (e io ne sono felicissimo, perché la prosa mi appartiene di più della sceneggiatura), e addirittura in molti hanno detto che PaperFranco è stata la storia più difficile da digerire!

Il lavoro su Noumeno. In quel caso hai lavorato su un soggetto non tuo, scritto da Lucio Staiano. Rapportarti con qualcosa di comunque già strutturato, che spazi espressivi ha aperto?

La cosa era ancora più difficile: c’era il soggetto dei primi due numeri, ma solo idee per il seguito. Io e Lucio Staiano abbiamo scritto insieme la fine di questa storia, e poi ho sceneggiato il terzo numero: un disastro! Gran parte della sceneggiatura è stata riscritta da Lucio, perché non avevo troppa dimestichezza coi personaggi. Invece il quarto è (quasi del) tutto mio, sono riuscito a scrivere Noumeno. Si è trattato di un compito arduo, rischioso (creare una contraddizione nella storia era il pericolo imminente) e, allo stesso tempo, appagante. Una bella palestra che mi ha permesso anche di confrontarmi con Lucio, da datore di lavoro a collega. (Siamo amici, dai.)

Il rapporto tra l’autore e la sua opera, una volta consegnata ai lettori. In una breve discussione su Facebook, ti ho presentato una recensione di PaperPaolo in cui (come altri in seguito) ho percepito le parole della compagna come frutto del pensiero del protagonista. Tu hai accolto questa visione come leggittima, pur non riconoscendo la paternità di questa lettura, in quanto non voluta in fase di scrittura. Come (se accade) i feedback sui tuoi lavori si ripercuotono sulla lavorazione dei successivi?

La questione di PaperPaolo si è ripresentata così tante volte che non ho potuto rifiutare l’interpretazione. In qualche modo, il pubblico di lettori, con le interpretazioni, diventa anch’esso autore della storia, e l’autore deve accettarlo. Posso respingere una certa lettura – ed è successo – ma nel caso di PaperPaolo ho pensato che fosse una lettura legittima.

Viviamo in un’epoca a distanza zero tra autore e lettore: questo porta tutto sul piano personale, e non va bene. Potrei parlare a lungo della cosa, ma preferisco dire solo ripetere le parole di Neil Gaiman rispondendo a un lettore insoddisfatto di George R. R. Martin: “George R.R. Martin is not your bitch.” Traduco?

Hai in lavorazione un progetto con Prenzy, puoi accennarci qualcosa a riguardo o è ancora troppo presto?

Ne parleremo prestissimo! Ma proprio presto, questione di ore!

Il rapporto con Shockdom prima durante e dopo la lavorazione dei volumi. Quanto il tuo editore è intervenuto su di essi?

Tranne che per Noumeno, ho pubblicato sempre nella collana Fumetti Crudi (e anche il mio prossimo fumetto con Prenzy apparterrà a questa collana). Il “crudi” – come ha detto una volta il nostro editor, Gianluca Caputo – è riferito all’assenza di editing: le opere vengono pubblicate così come sono scritte (ovviamente c’è un controllo, ci si scambia consigli, ma nulla di forte). Questo aumenta sia il rischio sia il divertimento.

Sono entrato in Shockdom alla fine del 2015, e da allora la casa editrice ha fatto progressi enormi, ponendosi finalmente come una grande e invidiabile realtà editoriale nel panorama fumettistico italiano, cambiando molte cose della propria politica interna e lanciandosi, con crescente professionalità, in nuove avventure. Avventure in cui, con piacere, sarò presente anch’io.

Ringrazio Marco per la disponibilità e per le risposte esaustive, ricordando a tutti che qui trovate i suoi lavori editi da Shockdom.

Foto di copertina di Simone Zito. 


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