#quattrochiacchierecon / La ricerca della bellezza nella preparazione dell’ARFestival con Mauro Uzzeo

Redazione Geek Area

Proseguono le interviste con gli organizzatori dell’ARFestival. Dopo aver letto le parole di Stefano Piccoli, oggi è il turno di Mauro Uzzeo, che poco prima della chiusura della manifestazione ci ha raccontato l’edizione 2016 dell’ARFestival e come, attraverso la cura della fase organizzativa, abbia dedicato particolare attenzione nella ricerca della bellezza. 

Ciao Mauro, grazie mille per questa intervista. Com’è andato l’ARFestival 2016?

È andato bene. Fino alla chiusura, saremo ancora in quella fase di esplorazione, guardandoci attorno. Cerchiamo di capire se tutto quello su cui abbiamo lavorato negli ultimi mesi si è andato a mettere al suo posto e se chi lo sta fruendo è felice dell’esperienza. Alla fine quello che resta è questo: il lavoro che abbiamo fatto è stato preparare un grande palco, in una location nuova e molto prestigiosa qui a Roma. L’Ex Mattatoio è una di quelle che pensi non potresti mai avere per fare una manifestazione simile: un palco dove si esibiscono autori/editori, dove anche i lettori fanno la loro parte, cercando disegni, parlare con autori e proponendo lavori nella JobARF e assistendo agli incontri. È come se tutto quello di cui ti sei preoccupato, ora serva qualcun’altro. Un’esplorazione costante delle facce di questi “altri”, parlando con lettori ed editori: quello che ci preme adesso è vedere se il nostro impegno si è trasformato nella loro soddisfazione. Quando vedo un lettore che viene e ci dice “l’ARFestival mi piace molto, riesco a parlare con gli autori e a stare con loro in una situazione tranquilla, diversa da altre situazioni più caotiche” o un editore viene e dice “sono contento, abbiamo venduto bene, ci siamo trovati bene, ci siamo sentiti a casa” vuol dire che tutto è andato per il verso giusto. L’ARF è un posto dove il fumetto può tornare protagonista, dove chi gravita attorno quel mondo può sentirsi a casa. Quest’anno abbiamo fatto alcuni passi avanti: quando ci hanno dato questa location abbiamo pensato fosse possibile esagerare. Non abbiamo più lavorato solo per i tre giorni del festival, abbiamo tentato al massimo delle nostre possibilità: “dateci un mese per la mostra di Hugo Pratt, non ci bastano tre giorni”. Questa mostra era presentata al museo Hergé di Bruxelles, e non sarebbe andata in nessuna fiera per sua costituzione perché sarebbe potuta andare solo nei musei e noi (per fortuna) eravamo in un di essi, quindi eravamo egli unici a poter godere di questa possibilità, in esclusiva per l’italia. Però, per far questo devi convincere istituzioni, enti, che tu vuoi uno spazio per un mese (tu che non sei nessuno) dopo un’edizione autoprodotta, quindi: perché a noi e non ad altri? Non solo Pratt, volevamo fare un mese del fumetto a Roma, con tuttta una serie di iniziateve sul territorio: Pratt qui al Macro, Quasi signorina di Cristina Portolano alla Galleria Alberto Sordi al centro di Roma, ma non solo location “alte”: Bevilacqua farà un murales a fumetti alla metro Jonio, che è sicuramente più defilata rispetto al centro, o al Pigneto lo spettacolo di Daniele Fabbri (Contiene Parolacce). L’idea è infettare roma con il fumetto, vedi anche i biglietti della metro di Ratman. Tutto questo non era mai stato fatto. Se ci siamo riusciti noi cinque, senza un aggancio o una raccomandazione, senza preparazione per poterlo fare, perché chi può farlo non lo fa?

Stefano Piccoli ci ha raccontato che voi non vi ponete in contrapposizione con il Romics, ma ponete un’alternativa alle loro scelte, compiute in un percorso ben preciso. Voi fate semplicemente altro, su altre strade.

Romics nel tempo si è trasformata. Frequentiamo le fiere del fumetto da inizio anni 90, prima di romics c’era Expocartoon, Lucca e tutto il resto. Nel tempo cosa è successo? Le fiere si sono trasformate in fiere dell’intrattenimento, che è un’esigenza comprensibile date le forme ibridate: chi legge fumetti gioca ai videogames, va al cinema e vede serie tv, quindi è giusto creare agglomerati che accentrino queste forme di intrattenimento. Infatti Romics fa 120.000 biglietti, un successo enorme. Noi che siamo una “caccola” perché dovremmo sfidarlo? È così grande e funziona così bene! Cerchiamo invece un’attenzione diversa nei confronti del fumetto in toto. Semplicemnte, invece di lamentarci dell’assenza di attenzioni in festival come il Romics, abbiamo deciso di provare a farci il nostro festival. Non avrebbe senso competere con loro, capisci? Ci differenziamo con una proposta diversa, distante anche da altri festival del fumetto: Comicon, Lucca, Treviso ComicBook festival. L’identità che vogliamo trovare è parlare di fumetto, sempre e solo, e di tutto ciò che ne deriva. L’anno scorso qualcuno ci ha definiti “il salotto buono” del fumetto italiano, anche con un po’ di sarcasmo. Noi non vogliamo essere quello: era una prima edizione e le casi editrici più grandi (Bonelli e Panini, con Lion e Bao) hanno detto “prima vediamo com’è il risultato, e poi valutiamo”. Nella prima edizione c’erano le casi editrici che fanno Graphic Novel o materiale indipendente. Se questo può aver dato idea che noi fossimo il festival della Graphic Novel è un errore: noi sogniamo un’edizione che di anno in anno sia colma di fumetti di qualsisi tipo e qualsiasi genere. Vuoi un fumetto? all’ARF lo trovi.

Qual è il tuo bilancio della fiera a cavallo delle due edizioni?

Vedo molta più gente rispetto lo scorso anno, la percezione è vederne tantissima in più in una location grande il doppio. Abbiamo riempito 6000mq di spazio. Sono contento perché, oltre noi cinque ARFers, si sono aggiunte le ufficio stampa (le Fabs) che fanno miracoli spaventosi e da quest’anno Rita Petruccioli, che ha gestito tutta la parte dedicata alla Self Area. Ora siamo otto sul campo, e tutto ciò non sarebbe stato possibile se tutti gli autori ed editori non avessero deciso di aiutarci. L’altro anno Gipi ci ha regalato la locandina, LRNZ ci ha fatto lo stesso trattamento quest’anno. In più, le case editrici accettano che noi facciamo un milione di piccole cazzate: abbiamo capito in quanti modi possiamo far girar le palle alle persone organizzando un festival! Se vedete qualcosa che non vi quadra, ditecelo! Così proviamo a correggere in corsa. Ad esempio: a delle persone abbiamo garantito un posto quest’anno e abbiamo dimenticato di nominarle durante l’annuncio. In seguito li abbiamo aggiunti, e hanno capito che si è trattata solo di una disattenzione. Quando le persone capiscono la passione che ci metti, oppure vedi persone palesarsi a sorpresa per aiutarci ad allestire, capisci che c’è un’affezione particolare.

Mi ha colpito vederti all’apertura della mostra ancora con martello in mano e, nelle stesse condizioni, accompagnare gli ospiti, senza filtri di “abito bello” per mostrarti, restando lavoratore ed operaio nell’allestire e nel presentare il lavoro.

Quello che cerchiamo di fare è chiederci: perché delle cose non sono belle? Noi siamo votati alla bellezza, ma non alla bellezza in senso “truccata”. Abbiamo organizzato le masterclass: secondo noi è bello vedere in una fiera quaranta persone iscritte ad ogni classe intente a studiare. Sono entrato durante le lezioni e ho visto quaranta ragazzi attenti. Gipi, ad esempio, faceva una lezione interessantissima, ed io ero veramente felice! E ti chiedi: perché non può essere sempre così? Quando le abbiamo organizzate ci siamo presi un rischio, perché non conoscevamo la risposta del pubblico. Però, già pensavamo all’attestato di frequenza: con stampe dedicate, per far contento chi le ha frequentate con qualcosa di fisico. Ci siamo attivati per diesgnare e stampare gli attestati, abbiamo voluto fare le cose “belle”, sperando che arrivi qualcosa anche al pubblico.

Qual è la vostra posizione riguardo i cosplayer?

Noi non abbiamo assolutamente nulla contro i cosplayer. Qui non sono vietati, semplicemente all’ARF non ci saranno eventi legati ai cosplayer. Perché non ci interessa, come organizzazione. Non nego che forse l’anno prossimo potrebbe esserci un incontro dedicato alla spiegazione del fenomeno, quindi come divulgazione. Però non avremo mai stand che non c’entrano nulla con il fumetto. Non troverete nulla di estraneo al fumetto, come (ad esempio) lo stand dell’Esercito Italiano. Stesso discorso riguardo gli Youtuber: Dario Moccia fa video di un’ora e mezza in cui parla di fumetto, per questo lo abbiamo invitato a parlare qui all’ARF. Se te parli un’ora e mezza su una piattaforma dove la soglia d’attenzione è bassissima, un merito ce l’hai. Dario Moccia parla di fumetto h24 a 200.000 persone. È l’equivalente di Ghezzi che su Blob parlava di Takeshi Kitano fino alle quattro del mattino.

Ringraziamo Mauro per averci rilasciato questa intervista, e vi ricordiamo che l’ARFestival 2017 si terrà nuovamente presso l’Ex Mattatoio di Roma (zona Testaccio), dal 26 al 28 maggio.


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